LE TRE GROTTE MICAELICHE DEL GARGANO SULLA STESSA DIRETTRICE GEODETICA? UN ANNO DOPO, EMERGE UNA NUOVA E SORPRENDENTE RELAZIONE CON LA LUNA.

A volte una ricerca nasce da una domanda molto semplice. Era il 2007 quando, osservando una carta del Gargano, ci accorgemmo che tre grotte n

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A volte una ricerca nasce da una domanda molto semplice.
Era il 2007 quando, osservando una carta del Gargano, ci accorgemmo che tre grotte naturali legate al culto di San Michele Arcangelo sembravano disporsi lungo la stessa direzione: la Grotta dell’Angelo di San Nicandro Garganico, la Grotta di San Michele di Cagnano Varano e la celebre Grotta-Santuario di Monte Sant’Angelo.
All’epoca bastò un righello appoggiato sulla carta per far nascere la curiosità.
Ma, naturalmente, un righello non fa scienza.
Lo scorso anno abbiamo presentato una prima analisi più strutturata. Da allora abbiamo deciso di riprendere praticamente tutto da capo: nuove coordinate ufficiali, nuovi modelli topografici, nuovi calcoli geodetici, un campione statistico completamente differente, effemeridi astronomiche confrontate attraverso strumenti indipendenti e quasi cinquemila anni di cicli lunari analizzati.
Per chi vorrà entrare nei dettagli dei metodi, dei calcoli e dei risultati, alla fine di questo post sarà disponibile il link alla pubblicazione scientifica integrale, liberamente consultabile e scaricabile.
E proprio cercando di capire dove la nostra ipotesi potesse fallire, è emerso qualcosa che non avevamo previsto.
Partiamo però dalla geometria.
Sul Gargano abbiamo considerato 836 cavità naturali. Le tre grotte micaeliche non sono state scelte perché “stavano bene” su una linea: il loro legame culturale esiste indipendentemente dalla geometria.
San Nicandro e Monte Sant’Angelo distano poco più di 36 chilometri in linea d’aria. La Grotta di San Michele di Cagnano Varano si discosta dalla geodetica che collega i due estremi di appena 74,573 metri: circa lo 0,21% della lunghezza complessiva.
Per semplicità, a volte si parla di “allineamento”. Più precisamente, però, i tre siti mostrano una quasi-collinearità geodetica: si dispongono cioè con grande precisione lungo la stessa direttrice calcolata sulla superficie curva della Terra, non lungo una “retta” nello spazio tridimensionale.
Impressionante?
Sì.
Ma sufficiente?
No.
In un territorio con centinaia di grotte, configurazioni molto precise possono infatti comparire anche per caso. Per questo abbiamo confrontato tutte le possibili terne ottenibili dalle 836 cavità.
Il risultato?
97.030.340 combinazioni.
Quasi cento milioni.
Ed è qui che entra in scena la Luna.
Ogni circa 18,6 anni, a causa della particolare geometria della sua orbita, la Luna raggiunge le sue massime escursioni verso nord e verso sud: è il cosiddetto lunistizio maggiore. Alle latitudini del Gargano, quando raggiunge l’estremo meridionale, può sorgere nel settore sud-orientale, attorno ai 130°.
Ed è praticamente la direzione generale della nostra geodetica.
Questo, però, lo sapevamo già.
La vera sorpresa è arrivata quando abbiamo guardato la stessa direttrice nel verso opposto.
Una geodetica ha infatti due versi.
Se da Monte Sant’Angelo, verso sud-est, essa punta alla levata estrema meridionale della Luna, cosa succede guardando verso nord-ovest dalla Grotta dell’Angelo di San Nicandro Garganico?
La risposta ci ha sorpreso.
La stessa direttrice punta verso il tramonto estremo settentrionale della Luna. Non due fenomeni astronomici scelti separatamente. Ma le due manifestazioni opposte dello stesso ciclo di lunistizio maggiore. Nello stesso ciclo, la Luna raggiunge l’estremo meridionale e sorge verso circa 130°. Circa sei mesi dopo, raggiunge l’estremo settentrionale e tramonta verso circa 310°.
Due direzioni opposte, in momenti diversi, dello stesso ciclo lunare.
E qui il paesaggio diventa fondamentale.
Perché un fenomeno astronomico ha senso soltanto se può essere realmente osservato. Abbiamo quindi ricostruito gli orizzonti utilizzando i modelli digitali del terreno della Regione Puglia. A Monte Sant’Angelo, verso sud-est, il terreno degrada rapidamente. Alla Grotta dell’Angelo di San Nicandro, verso nord-ovest, il risultato è ancora più netto: il vero limite dell’orizzonte non è una montagna.
È il mare.
Questa scoperta cambia anche il modo di immaginare un eventuale riconoscimento antico della direttrice.
Non sarebbe stato necessario vedere da una grotta all’altra né “trasportare” per 36 chilometri una direzione astronomica attraverso una catena continua di punti intermedi. I due estremi del sistema possiedono ciascuno un riferimento astronomico direttamente osservabile: la levata estrema meridionale a Monte Sant’Angelo e il tramonto estremo settentrionale a San Nicandro.
In linea di principio sarebbero bastate osservazioni ripetute della Luna, punti riconoscibili sull’orizzonte ed esperienza accumulata nel tempo.
Nessuna geodesia moderna. Nessun angolo espresso in gradi.
Ed è interessante che proprio le coordinate degli ingressi delle grotte risultino particolarmente coerenti con la geodetica, più di altre soluzioni esplorate nel primo studio.
Se i fenomeni potevano essere osservati direttamente ai due estremi, gli ingressi stessi potevano costituire i punti territoriali di riferimento, mentre le alture circostanti avrebbero potuto avere, eventualmente, soltanto una funzione locale.
Ma quanto è rara davvero una configurazione del genere?
Delle quasi cento milioni di terne, 778.337 raggiungono o superano la stessa precisione geodetica: mostrano cioè una quasi-collinearità almeno equivalente a quella dei tre siti micaelici.
Se però chiediamo contemporaneamente una quasi-collinearità geodetica almeno equivalente, la vicinanza a uno dei principali target astronomici analizzati e una posizione favorevole del sito intermedio, ne restano 26.969.
Se consideriamo specificamente il lunistizio maggiore, ne restano 998.
Ma c’è un test ancora più interessante.
Monte Sant’Angelo è il principale polo storico del sistema micaelico garganico. Se fissiamo quindi il Santuario e chiediamo quali altre due cavità possano produrre una configurazione paragonabile, le coppie possibili sono 230.860.
Dopo aver applicato i criteri geometrici e la compatibilità con il settore del lunistizio maggiore, ne resta una sola.
Una sola coppia!
Grotta di San Michele, a Cagnano Varano e Grotta dell’Angelo, a San Nicandro Garganico.
Ma non avevamo ancora finito.
Il lunistizio maggiore ritorna ogni circa 18,6 anni, ma non tutti i cicli sono uguali dal punto di vista osservativo. A volte la Luna raggiunge i suoi estremi quando mostra una fase poco appariscente. Altre volte è piena o quasi piena.
Abbiamo quindi analizzato 269 cicli di lunistizio maggiore, coprendo quasi 5.000 anni, dal III millennio a.C. fino all’epoca contemporanea.
Per ogni ciclo abbiamo cercato due condizioni: una Luna piena o quasi piena vicina all’estremo meridionale nel periodo estivo e una Luna altrettanto piena vicina all’estremo settentrionale nel periodo invernale, verificando contemporaneamente quanto bene i due eventi si accordassero con i due versi della direttrice.
Ed emerge un periodo particolarmente interessante:
684–685 d.C.
Fra tutti i cicli analizzati è quello che offre il miglior accordo complessivo secondo il criterio utilizzato per valutare insieme i due estremi. Le due Lune risultano illuminate rispettivamente per circa il 99,5% e il 99,6%.
Praticamente due Lune piene.
E qui emerge un dettaglio ancora più sorprendente: i due eventi avvengono a pochissimi giorni dai rispettivi solstizi, con differenze nell’ordine di circa 2–4 giorni.
La relazione con i solstizi, attenzione, è temporale, non geometrica: il Sole non è allineato con la nostra geodetica.
Ma proprio questo rende il quadro particolarmente suggestivo. Quando, durante un lunistizio maggiore, la Luna raggiunge uno dei suoi estremi ed è anche piena o quasi piena, quel momento può cadere quasi in coincidenza con un solstizio.
Due fenomeni astronomici distinti e ben riconoscibili, il ciclo lunare e quello solare arrivano così quasi a sovrapporsi nel calendario.
Sole e Luna: i due astri che più di altri hanno scandito la misura del tempo umano e che, in moltissime culture, hanno assunto anche un fortissimo significato simbolico.
E il VII secolo è proprio una fase fondamentale della storia del Santuario di Monte Sant’Angelo e del suo rapporto con il mondo longobardo.
Suggestivo?
Moltissimo.
Una prova?
No.
Lo stesso screening mostra infatti ottime configurazioni anche in epoche molto più antiche, come quella del 2350–2349 a.C. L’astronomia non permette quindi di dire che questa direttrice sia stata scelta nel VII secolo.
E c’è un’altra cautela fondamentale.
Stiamo parlando di tre grotte naturali. Nessuno le ha costruite lungo quella direttrice. La domanda, semmai, è un’altra.
Se in un momento imprecisato della storia vi fu una scelta intenzionale, è possibile che la Grotta dell’Angelo di San Nicandro G.co e la Grotta di San Michele di Cagnano siano state riconosciute e utilizzate come luoghi micaelici non soltanto perché richiamavano la grande grotta di Monte Sant’Angelo, ma anche perché permettevano di collegarsi ad essa attraverso uno stesso particolare fenomeno astronomico?
Non lo sappiamo.
Non esiste un documento antico che lo affermi e le tre grotte non possiedono la stessa storia documentaria.Ma rispetto a un anno fa qualcosa è cambiato.
Non abbiamo più soltanto una “linea” interessante tracciata su una carta.
Abbiamo tre cavità culturalmente collegate indipendentemente dalla geometria; una quasi-collinearità geodetica reale estesa per oltre 36 chilometri; due manifestazioni complementari dello stesso lunistizio maggiore ai due estremi; orizzonti compatibili con l’osservazione; un sito intermedio che devia proprio nel verso astronomicamente favorevole; quasi cento milioni di configurazioni reali confrontate; e un test che, fissando Monte Sant’Angelo, lascia come unica coppia proprio le grotte di Cagnano e di San Nicandro G.co.
Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, dimostra un disegno intenzionale. Ma insieme raccontano qualcosa di molto più difficile da liquidare come una semplice riga tracciata su una cartina. La ricerca non ha trasformato il nostro vecchio “Volo dell’Angelo” in una certezza.
Ha fatto qualcosa di più interessante.
Lo ha trasformato in un problema scientifico vero.
Misurabile.
Riproducibile.
Falsificabile.
E soprattutto ancora aperto.
Fotografie: G. Barrella, A. Grana.
Pubblicazione scientifica integrale:
(versione italiana)
(versione inglese)

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