LA DISFIDA DELLA SPIAGGE. PUGLIA NEL MIRINO DEI BIG PER GESTIRE I LIDI STORICI

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Scacco alla spiaggia. Mentre fi­nalmente comincia a circolare in bozza il bando tipo al quale tutti i Comuni dovranno adeguarsi per le concessioni balneari, in Pu­glia si affacciano i colossi. A cominciare dalla Blue Beach spa di Simone Cioni, con sede a Nova Milanese, che ha cominciato a fare shopping di lidi in tutta Italia, a partire da Li­guria e Toscana, e ha già due sedi a Monopoli e Otranto. Ora è fra le 42 aziende in gara per gli stabilimenti di Castellaneta Marina. Ma pare aspi­ri anche a mettere piede a Vieste.A Ginosa Marina – dove le conces­sioni sono state già assegnate ma si è in attesa dell’ultima sentenza su una serie di ricorsi – ci sarebbe inve­ce una società che avrebbe acquisito la concessione per poi riproporla ad altri esterni. A Gallipoli c’è la G Beach di Milano, che gestisce la spiaggia di Punta Suina e che si è pre­sentata in raggruppamento tempo­raneo di imprese con un’altra socie­tà milanese, la Hsg srl – partecipata al 90 per cento dalla Blue beach srl -per uno stabilimento di Imperia. A Monopoli si parla anche di fondi ara­bi che avrebbero già messo gli occhi su alcuni tratti del litorale, mentre l’immobiliarista romano Angelo Anav sta puntando il Melograno e al­tri stabilimenti nella zona Sud.Poi ci sono realtà come gli spagno­li Bluserena a Castellaneta o la Cds Hotel di Lecce che, al contrario, si stanno espandendo in tutta Italia. Il rischio, che i balneari paventano da tempo, di una concentrazione dei li­di storici nelle mano di pochi big, co­me è accaduto a Iesolo con Geox, non è dunque così peregrino. Per scongiurarlo nella bozza del bando tipo presentata dal vicepremier Matteo Salvini in conferenza Stato-Re­gione si definiscono «i limiti di partecipazione/aggiudicazione» che do­vranno essere «ponderati e declina­ti nei bandi, tenuto conto delle spe­cifiche previsioni legislative regio­nali, nel rispetto dei criteri di parte­cipazione e concorrenza».Negli avvisi, dunque – come già hanno previsto Castella­neta e Ginosa-do­vrà essere indica­to «un numero massimo di lotti» per gli stabilimen­ti balneari, per i ri­storanti, le spiag­ge libere attrezza­te o le aree dema­niali marittime de­stinate allo svolgimento di attività sportive: «Non saranno, quindi, am­messe le offerte presentate dai con­correnti che già partecipino a un nu­mero di lotti pari a quello massimo previsto per ciascuna tipologia concessoria, sia in forma singola sia associata» o come «mandatari e/o mandanti di un raggruppamento che partecipi ad altri lotti sotto qual­siasi altra forma», anche come im­prese collegate ad altre aziende che abbiano già ottenuto lidi. Ma la vera novità delle linee gui­da governative è nella valutazione della scarsità del bene. Cosa signifi­ca? Che si potrà fare a meno di indire gare aperte in quei Comuni dove il litorale è molto esteso. Perché chi si vuole affacciare sul mercato può farlo senza costringere i gestori sto­rici a rimettere sul mercato le con­cessioni. «Nell’ambito della ricogni­zione e della mappatura delle aree demaniali, gli enti concedenti valu­tano pertanto non soltanto la dispo­nibilità fisica della risorsa ma anche la concreta contendibilità delle aree e la loro idoneità allo svolgimento delle attività oggetto di affidamen­to». Come prescrive l’ultima senten­za della Corte di giustizia europea.

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