Sono 25 milioni gli italiani senza redditi che non versano Irpef. I pugliesi? Pagano poco, ma quasi tutti

A dichiarare 300mila euro lordi l'anno (circa 155mila euro al netto di imposte, contributi e oneri indeducibili) sono solo 58.700 cittadini, lo 0,1%

Parte la cardiochirurgia a Casa Sollievo, bruciata Foggia
Foggia, appalti truccati al Riuniti, chiuse le indagini. Nel mirino anche un notaio
Manfredonia Vetro, domani arriva Scalfarotto. Il 7 gennaio vertenza al vaglio del Governo

Fisco: al via la stagione della dichiarazione dei redditi, 730 precompilato online da oggi

A dichiarare 300mila euro lordi l’anno (circa 155mila euro al netto di imposte, contributi e oneri indeducibili) sono solo 58.700 cittadini, lo 0,1% della popolazione italiana. Una fascia di contribuenti che versa il 6,49% di tutta l’Irpef, per un valore di 14,03 miliardi e un importo pro capite di 238.006 euro: da soli, corrispondono cioè più Irpef dei 27,8 milioni di cittadini con redditi fino a 20mila euro i quali, in totale, versano 10,84 miliardi. E’ quanto emerge dall’osservatorio Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali del 2024, presentato al Cnel.Tra 200 e 300mila euro di reddito si colloca invece lo 0,21% dei contribuenti, 89.558 persone che pagano il 3,63% dell’Irpef, e tra 100mila e 200mila euro altri 597.357 italiani che versano 26,2 miliardi di euro, pari al 12,14% del totale. Complessivamente, dunque, questi tre scaglioni di reddito, cui corrispondono 745.615 persone, pari all’1,75% dei contribuenti, pagano il 22,25% dell’Irpef.In Puglia, secondo lo studio, a fronte di 2.668.405 contribuenti, sono 1.957.761 quelli che versano l’Irpef (pari al 73%, una percentuale che supera la media del Nord): un ammontare di 9,2 miliardi di euro, quindi con una media di circa 4.700 euro a testa. Dal 2008 l’importo versato complessivamente è salito di 2,7 miliardi di euro, così come è cresciuto il numero dei contribuenti (che nel 2008 erano 1.680.783). «L’Italia, unica nel suo genere, è del resto il Paese della tripla (o forse anche più) progressività», commenta Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, nel precisare che «la prima riguarda il fatto che più un soggetto guadagna e più paga; la seconda, altrettanto legittima, è data dall’incremento dell’aliquota. La terza, invece, è una progressività che si potrebbe definire quasi occulta, perché mai evidenziata dai fautori della riduzione delle imposte, i quali di rado considerano che, all’aumentare del reddito diminuiscono fino a sparire del tutto deduzioni, bonus e sgravi, incentivando così implicitamente eventuali fenomeni di sotto-dichiarazione».«Provocatoriamente verrebbe infatti da chiedersi: perché dichiarare quanto davvero si percepisce se questo significa rinunciare a possibili prestazioni sociali o altre agevolazioni (mense scolastiche, bonus trasporti e così via) da parte di Stato, Regioni e Comuni?», conclude. «Non solo, come rileva la pubblicazione, tra riduzioni di imposte, indetraibilità e indeducibilità, frutto di un sistema di norme stratificate nel tempo e mai armonizzate, le 3 teoriche aliquote fiscali finiscono per diventare almeno dieci, alimentando la confusione generale», insiste Itinerari previdenziali.

COMMENTI

WORDPRESS: 0