Foggia è la città che negli ultimi 50 anni ha subito di più gli effetti del cambiamento climatico; l’aumento delle notti supertropicali, quelle in c

Foggia è la città che negli ultimi 50 anni ha subito di più gli effetti del cambiamento climatico; l’aumento delle notti supertropicali, quelle in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 25 gradi, e delle temperature dei mari, sono due indicatori che meglio di altri fotografano lo sconvolgimento del clima in Italia. Questo ciò che emerge dall’edizione 2026 del Rapporto del Clima del XXI secolo, il progetto di data journalism interattivo realizzato da iLMeteo.it in collaborazione con il Corriere della Sera, che registra i cambiamenti climatici in Italia dal 1975 ad oggi.Dataset esclusivo de iLMeteo.it: analizzati oltre 434 milioni di dati. iLMeteo.it ha messo a disposizione il proprio database e un team di meteorologi guidato da Lorenzo Tedici e Mattina Gussoni per analizzare oltre 434 milioni di dati climatici dal 1975 ad oggi, per 108 capoluoghi di provincia con un dettaglio orario. Il Rapporto del Clima del XXI secolo, che analizza i cambiamenti climatici degli ultimi 50 anni, si fonda su un dataset completo e validato dal team dei meteorologi de iLMeteo con il supporto dei dati scientist, realizzato confrontando e analizzando le serie climatiche e le rielaborazioni di ERA5 (fonte dati ECMWF) con i dati provenienti da rilevazioni da stazioni meteo certificate. Lo studio, inoltre, ha utilizzato le potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale per identificare gli errori di misurazione di anni meno recenti e rendere più omogeneo il quadro complessivo, ottenendo così un’immagine più aderente alla realtà della situazione climatologica italiana dal 1975 ad oggi.Il lavoro di analisi de iLMeteo ha permesso di ottenere 9 indicatori unici che meglio rappresentano il clima che cambia: il caldo intenso, cioè il numero di giorni annui con temperatura percepita maggiore di 32°C, le notti tropicali, quelle notti in cui la temperatura minima non scende mai al di sotto dei 20°C, le notti supertropicali con temperatura minima superiore ai 25°C, il caldo africano, giornate in cui la temperatura massima è uguale o superiore a 34°C, intensità delle precipitazioni, cioè la quantità di pioggia che cade in un giorno, anomalie delle precipitazioni registrate attraverso uno specifico indice capace di confrontare i cambiamenti anno su anno, temperatura media annua, temperatura media estiva e temperatura massima estiva.Foggia maglia nera per il clima e in Italia notti afose e mari caldi. Considerando congiuntamente l’evoluzione dei nove indicatori analizzati dal 1975 ad oggi, Foggia è la città che ha accusato di più il cambiamento climatico con un aumento della temperatura media annua di ben 3,6°C e 64 notti supertropicali in più rispetto agli anni ‘80. Subito dopo il capoluogo di provincia pugliese troviamo Roma, Napoli e Cagliari, Milano è al 10º posto, Bari al 30º con Palermo e Venezia nelle due posizioni seguenti, Bologna al 46º, Genova al 55º, Firenze al 66º, Torino al 72º. Le città che, al contrario, hanno subito meno gli stravolgimenti del clima sono Cuneo, L’Aquila, Aosta, Bolzano e Potenza, favorite dai fattori geografici come l’altitudine e dalla vicinanza delle montagne. Ma in generale, l’Italia è stata funestata da un innalzamento delle temperature – in 50 anni Milano ha preso 2,9ºC in più, alcune città del Sud anche 8 o 9 nei picchi massimi estivi e a Roma le giornate di caldo africano nel 2025 sono state 39, mentre negli anni 70/80 se ne registravano in media fra le 5 e le 15 all’anno – con un conseguente aumento delle notti supertropicali. La città che ha avuto più notti afose e irrespirabili è Reggio Calabria che quest’anno ne ha avute 47, un numero destinato ad aumentare: secondo le previsioni, nel 2030 saranno quasi 60. In ascesa anche le temperature dei mari italiani, a causa del surriscaldamento del Mediterraneo. Il Mare Nostrum, infatti, si sta scaldando a un ritmo superiore di circa il 20% rispetto alla media oceanica globale, confermandosi come uno dei principali “hotspot” del cambiamento climatico. L‘accumulo di calore, inoltre, non riguarda più solo i primi centimetri di superficie, ma penetra fino a 70-100 metri di profondità. Un fenomeno che ha influito anche sul generale aumento delle temperature delle città costiere. «L’accumulo di calore nel Mediterraneo fino a 100 metri di profondità e il boom delle notti afose sono i veri campanelli d’allarme di questo cinquantennio. Il clima italiano non sta semplicemente scaldandosi: sta cambiando pelle, azzerando il refrigerio notturno e alterando la vivibilità di moltissimi capoluoghi, da Nord a Sud» ha commentato Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it.

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