Scuola in Puglia, quasi 12 mila studenti in meno. Il calo demografico impone una programmazione strutturale

Comincia ufficialmente oggi, giovedì 17 settembre, l’anno scolastico 2026 2027 in Puglia, ultima regione italiana secondo il calendario nazionale ad

Caldo e afa in Puglia, weekend di fuoco con picchi di 37 gradi
Magno: “Mio padre e l’Enichem, solo macchina del fango”
Con 3 caffè al giorno cala il rischio di diabete, ictus e malattie cardiache

Aula scolastica

Comincia ufficialmente oggi, giovedì 17 settembre, l’anno scolastico 2026 2027 in Puglia, ultima regione italiana secondo il calendario nazionale ad avviare le lezioni. La ripartenza coincide però con un nuovo e consistente calo della popolazione scolastica.A richiamare l’attenzione sui numeri è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani. Gli studenti pugliesi risultano 494.456, contro i 506.326 dell’anno precedente, con una diminuzione complessiva di 11.870 iscritti.La flessione riguarda tutte le province. Il decremento più consistente in termini assoluti viene registrato nella Città metropolitana di Bari, dove gli studenti diminuiscono di 4.174 unità. Seguono Lecce con 2.267 iscritti in meno, Taranto con 2.170, Foggia con 1.589, Barletta Andria Trani con 1.058 e Brindisi con 755.Un andamento che, secondo il CNDDU, non può essere considerato una semplice variazione annuale, perché si inserisce in un fenomeno demografico ormai consolidato e interessa l’intero territorio regionale.Il calo emerge con particolare evidenza anche nelle classi iniziali. Le iscrizioni prese in esame scendono infatti da 93.692 a 90.612, con una perdita di 3.080 studenti. Nella scuola primaria gli iscritti diminuiscono di 950 unità, nella secondaria di primo grado di 1.008 e nella secondaria di secondo grado di 1.122.La contrazione, sottolinea il Coordinamento, viene da lontano. Tra gli anni scolastici 2020 2021 e 2024 2025, la scuola dell’infanzia statale pugliese ha perso il 10,9 per cento degli iscritti, mentre la diminuzione è stata del 9,8 per cento nella primaria, del 9,4 per cento nella secondaria di primo grado e del 4,2 per cento nelle scuole superiori.A preoccupare è soprattutto la riduzione registrata nei primi cicli di istruzione. Le generazioni numericamente più contenute che oggi frequentano infanzia e primaria sono destinate infatti a trasferire negli anni successivi gli effetti del calo anche ai livelli scolastici successivi.Il quadro viene collegato dal CNDDU all’andamento della popolazione regionale. Al 31 dicembre 2025 la Puglia contava 3.865.277 residenti, 12.118 in meno rispetto all’inizio dell’anno. Le nascite erano scese a 22.897, con una riduzione del 5,7 per cento rispetto al 2024.A questi dati si aggiunge il saldo negativo della mobilità interna. Tra il 2019 e il 2025, secondo quanto riportato dal Coordinamento, il saldo relativo ai laureati pugliesi tra 25 e 34 anni è risultato negativo per quasi 31.000 unità. Una dinamica che viene considerata rilevante non soltanto per il mercato del lavoro, ma anche per le conseguenze demografiche ed economiche legate alla permanenza dei giovani sul territorio.Per il CNDDU la diminuzione degli studenti nasce quindi dall’intreccio tra più fattori, dalla denatalità allo spopolamento di alcune aree, fino alla mobilità verso altre regioni. Effetti che possono diventare particolarmente pesanti nei piccoli comuni, dove una minore presenza di alunni rischia di incidere sulla tenuta dei plessi, sui trasporti e più in generale sull’organizzazione dei servizi.Il Coordinamento invita per questo a non far coincidere automaticamente il calo degli iscritti con una riduzione di classi, strutture e risorse. Il dimensionamento scolastico, viene sottolineato, dovrebbe tenere conto non soltanto dei numeri degli studenti, ma anche delle condizioni geografiche, demografiche ed economiche dei diversi territori.La richiesta è quella di superare una pianificazione limitata al singolo anno scolastico, utilizzando l’andamento delle nascite, le proiezioni demografiche, i flussi migratori e l’evoluzione delle iscrizioni per programmare nel medio periodo rete scolastica, organici, edifici, trasporti e distribuzione dei servizi.Per il CNDDU, dunque, gli 11.870 studenti in meno rappresentano un indicatore di una trasformazione più ampia, destinata a produrre conseguenze non solo sulla scuola ma anche sul sistema produttivo, sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità dei territori. Da qui la sollecitazione alle istituzioni affinché la questione demografica diventi parte centrale delle politiche regionali rivolte alla scuola, all’occupazione giovanile e al contrasto dello spopolamento.

COMMENTI

WORDPRESS: 0