Pnrr, in Puglia 700 milioni di euro e 6mila alloggi da riqualificare: «Ora si pensi agli immobili esclusi»

Settecento milioni di euro per 37 progetti e quasi 6mila alloggi popolari da riqualificare in Puglia. Il risultato ottenuto dalla Regione con la m

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Settecento milioni di euro per 37 progetti e quasi 6mila alloggi popolari da riqualificare in Puglia. Il risultato ottenuto dalla Regione con la misura Pnrr M7 REPowerEU, annunciato giovedì dall’amministratore unico di Arca Puglia centrale, Piero de Nicolo, viene accolto positivamente dal Sunia, che però indica subito il passo successivo: intervenire sul patrimonio rimasto fuori dai finanziamenti.«Ora occorre intervenire sul restante patrimonio edilizio escluso da tale intervento», afferma Angelo Garofoli, segretario provinciale del sindacato inquilini. Il Sunia ricorda che già lo scorso luglio aveva scritto al presidente della Regione Antonio Decaro e agli amministratori unici delle Arca pugliesi chiedendo soluzioni alternative per completare la riqualificazione energetica degli alloggi pubblici non coperti dai fondi appena assegnati.Secondo Garofoli, le Arca dispongono già di progetti che interessano gran parte del patrimonio non inserito nei condomìni misti, ma non tutte le richieste hanno ottenuto finanziamento. Da qui la proposta di utilizzare e modificare la legge regionale 45 del 2019 sulle comunità energetiche. «La norma, nella sua prima applicazione, non ha prodotto i risultati attesi», sostiene il sindacato. L’idea è creare condizioni che permettano all’ente pubblico e ai soggetti privati disponibili a investire risorse proprie di trovare un interesse comune, così da proseguire la trasformazione energetica anche dove le risorse REPowerEU non arrivano.Il Sunia chiede inoltre un confronto con i sindacati degli inquilini prima dell’avvio dei cantieri: «La fase operativa deve vedere la partecipazione informata e consapevole degli assegnatari». Una richiesta che si aggiunge alle battaglie già aperte nei mesi scorsi sul fronte dell’emergenza abitativa. Tra queste, l’inserimento della casa nei Piani sociali di zona, per sostenere famiglie sotto sfratto o colpite da morosità incolpevole, e il rifinanziamento del Fondo sociale previsto dalla legge regionale 10 del 2014 per gli assegnatari Erp in difficoltà.Resta aperto anche il tema dei canoni. Il sindacato propone che, per gli assegnatari di alloggi popolari beneficiari di sostegni al reddito, la quota destinata all’affitto venga trasferita direttamente alle Arca, riducendo la morosità e rendendo più stabile la gestione degli enti. Altro nodo è l’Imu sugli alloggi Erp, definita da Garofoli «ingiusta»: Arca Puglia Centrale deve fare i conti con un contenzioso Ici-Imu superiore a 30 milioni di euro e il Sunia continua a chiedere alla Regione di portare la questione in Conferenza Stato-Regioni e di promuovere una linea comune con i Comuni.Il risultato annunciato da de Nicolo resta comunque di peso nazionale. La Puglia ha ottenuto 37 dei 124 progetti finanziati, circa il 30% delle risorse complessive, davanti alla Lombardia con 25, al Lazio con 16 e alla Sicilia con 13. Arca Puglia Centrale, da sola, porta a casa 27 interventi nelle province di Bari e Bat. Le opere comprenderanno cappotti termici, isolamento di coperture e solai, sostituzione degli infissi, nuovi impianti di climatizzazione e riscaldamento, fonti rinnovabili e fotovoltaico. Nel complesso, in Puglia sono stati candidati oltre 80 progetti su circa 250 presentati in Italia, dopo due anni di programmazione e coordinamento tra Regione e Arca regionali.A rivendicare il risultato è anche Domenico De Santis, consigliere regionale e segretario del Pd pugliese. «Volontà e visione politica, unite alla capacità di individuare gli strumenti per realizzarle, hanno portato in Puglia 700 milioni di euro», afferma. De Santis parla di «un modello per il Paese» e sottolinea che l’investimento non riguarda soltanto efficienza e bollette: «Afferma il principio per cui la casa è un diritto fondamentale e un cardine di giustizia sociale». Per il segretario dem, la riqualificazione significa anche rigenerazione urbana, contrasto alla povertà energetica e superamento di un modello fondato sulle fonti fossili. «È il frutto di un lavoro avviato negli anni scorsi con Michele Emiliano e che oggi prosegue con il governo Decaro».

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