Non è soltanto una questione di quanti pugliesi ci saranno tra venticinque anni. È soprattutto una questione di quanti lavoratori, consumatori, co
Non è soltanto una questione di quanti pugliesi ci saranno tra venticinque anni. È soprattutto una questione di quanti lavoratori, consumatori, contribuenti e famiglie resteranno a sostenere l’economia regionale.Saremo meno 80mila nel 2030 Le nuove previsioni demografiche dell’Istat, aggiornate al 2025 e pubblicate lo scorso 31 agosto, consegnano alla Puglia uno degli scenari più impegnativi del Paese: dagli attuali 3 milioni e 880mila di residenti la regione è destinata a scendere a circa 3 milioni e ottocentomila già nel 2030 e a poco più di 3,27 milioni nel 2050, con una perdita di quasi 600mila abitanti rispetto a oggi, pari a circa il 15%.L’Istat sottolinea che la diminuzione della popolazione in età lavorativa ridurrà la disponibilità di forza lavoro, ponendo nuove sfide al sistema economico e al welfare. Per la Puglia il tema è particolarmente delicato perché la regione parte già da una situazione di forte denatalità: nel 2024 sono nati appena 24.289 bambini, 1.302 in meno rispetto all’anno precedente, mentre la popolazione censita al 31 dicembre 2024 era già scesa a 3.877.395 residenti. Il risultato sarà una progressiva riduzione della platea sulla quale poggiano occupazione, consumi e gettito fiscale.Meno lavoratori Meno giovani significa innanzitutto meno persone che entrano nel mercato del lavoro proprio mentre aumenta il numero di chi ne esce per raggiunti limiti di età. E questo può diventare un freno alla crescita delle imprese pugliesi, soprattutto nei settori che già oggi faticano a trovare personale. La demografia rischia così di trasformarsi in una variabile economica sempre più pesante: non soltanto perché diminuisce il numero complessivo degli abitanti, ma perché cambia radicalmente la loro composizione. La popolazione anziana crescerà infatti molto più rapidamente di quella giovane.nel Mezzogiorno, secondo l’Istat, l’età media salirà fino a 52,1 anni nel 2050, superando quella del Nord e del Centro, mentre l’invecchiamento sarà particolarmente intenso nelle aree interne. Per la Puglia questo significa una domanda crescente di sanità, assistenza, servizi domiciliari e strutture dedicate alla popolazione anziana, proprio mentre si restringerà la base di popolazione attiva chiamata a finanziarli. È il paradosso della transizione demografica: aumentano i bisogni e diminuiscono le persone disponibili a soddisfarli.Consumi diversi Anche il mercato dei consumi sarà destinato a cambiare. Una popolazione più anziana e composta da famiglie sempre più piccole avrà esigenze diverse: meno domanda legata a scuola, prodotti per l’infanzia e prima casa, maggiore richiesta di servizi sanitari, assistenziali, abitazioni adeguate e beni destinati alla terza età. L’Istat prevede infatti che le famiglie continueranno ad aumentare, ma saranno progressivamente più piccole, anche per effetto della crescita delle persone sole. Per il sistema economico pugliese si apre dunque una fase nella quale non basterà più misurare il Pil o il numero degli occupati: bisognerà capire come cambierà la domanda interna.Un negozio, un supermercato, una scuola, un ambulatorio o un servizio di trasporto non possono infatti essere programmati ignorando la struttura futura della popolazione. E il problema sarà ancora più evidente nei territori lontani dai grandi centri. L’Istat segnala che le aree interne, soprattutto nel Mezzogiorno, continueranno a perdere popolazione più rapidamente dei centri urbani, ampliando i divari territoriali.Circolo vizioso Per la Puglia il rischio è quello di una doppia velocità: da una parte le città capaci di attrarre giovani, studenti, servizi e imprese; dall’altra piccoli comuni e aree interne alle prese con lo spopolamento, la riduzione dei servizi e un progressivo invecchiamento. Un circolo vizioso difficile da spezzare: meno residenti significa meno domanda, meno attività economiche e meno servizi; meno servizi significa a loro volta minore capacità di trattenere giovani e famiglie. Ma lo scenario non è necessariamente un destino già scritto. Le stesse previsioni Istat sono scenari costruiti sulla base di ipotesi relative a fecondità, sopravvivenza e movimenti migratori e servono proprio a programmare le politiche economiche e sociali.Regione più attrattiva Per la Puglia la partita, dunque, è già cominciata: rendere il territorio più attrattivo per i giovani, trattenere competenze, favorire l’occupazione femminile, sostenere le famiglie e soprattutto riuscire ad attrarre nuovi residenti dall’estero e dalle altre regioni.Perché il vero costo della crisi demografica non sarà soltanto avere meno pugliesi. Sarà avere meno persone in età da lavoro proprio quando la regione avrà bisogno di più risorse per assistere una popolazione sempre più anziana.E per un’economia che deve ancora colmare il divario occupazionale con il resto d’Italia, questa potrebbe diventare una delle sfide decisive dei prossimi venticinque anni.

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