AFFITTI BREVI, CON IL PIANO DELL’UNIONE EUROPEA NASCONO LE ZONE «A STRESS ABITATIVO», DOVE I COMUNI POTRANNO METTERE UN TETTO ALLE NOTTI DEI TURISTI

La Commissione europea si prepara a introdurre nuove regole per affrontare la crisi abitativa, dando a governi, Regioni e Comuni maggiori possibilit

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La Commissione europea si prepara a introdurre nuove regole per affrontare la crisi abitativa, dando a governi, Regioni e Comuni maggiori possibilità di intervenire sugli affitti brevi e sulle seconde case nelle zone dove abitazioni e affitti sono diventati troppo costosi.Il provvedimento, contenuto nella bozza dellAffordable Housing Act, non prevede un divieto europeo degli affitti turistici. Stabilisce però criteri comuni che permetteranno alle autorità locali di introdurre restrizioni nelle aree considerate in situazione di “stress abitativo”.Per essere classificata come tale, una zona dovrà rispettare tre condizioni: il prezzo delle abitazioni dovrà essere almeno otto volte il reddito disponibile mediano degli abitanti, il rapporto tra prezzi e redditi dovrà essere peggiorato negli ultimi dieci anni e non dovrà essere previsto un miglioramento nei tre anni successivi.Una volta individuata un’area in difficoltà, potranno essere introdotti obblighi di registrazione e autorizzazione, limiti al numero di affitti brevi, vincoli sulla destinazione d’uso degli immobili e restrizioni territoriali. Nei casi più gravi potrebbe essere sospesa anche la possibilità di avviare nuove attività, ma solo quando non siano sufficienti misure meno restrittive.La proposta tutela invece la prima casa: i proprietari potranno continuare ad affittare occasionalmente la propria abitazione principale. Maggiori vincoli potranno essere applicati alle seconde case e agli immobili acquistati per finalità diverse dalla residenza principale, purché venga dimostrato un impatto negativo sul mercato abitativo.Le restrizioni dovranno essere motivate da dati oggettivi e verificabili e saranno sottoposte a revisione almeno ogni cinque anni. Inoltre, non potranno essere discriminatorie nei confronti degli acquirenti stranieri.Bruxelles riconosce comunque che gli affitti brevi non rappresentano la causa principale della crisi abitativa. Tra i fattori più importanti vengono indicati la scarsità di nuove abitazioni, gli elevati costi di costruzione, la carenza di terreni, la lentezza delle autorizzazioni e soprattutto la presenza di numerosi immobili inutilizzati. Per questo la Commissione propone anche di recuperare le case vuote, riconvertire edifici non residenziali e aumentare l’edilizia sociale.Il regolamento, ancora in fase di bozza, dovrà essere presentato dalla Commissione e successivamente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. L’entrata in vigore non è quindi imminente.La vera novità del provvedimento è dunque la creazione di una cornice europea che potrebbe permettere alle autorità locali di limitare in modo significativo affitti turistici e seconde case nelle aree più colpite dalla crisi abitativa.

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