Rinunciare ai ponti o alle vacanze di Carnevale per cominciare la scuola più tardi a settembre, quando le temperature sono sopportabili. È l’alterna

Rinunciare ai ponti o alle vacanze di Carnevale per cominciare la scuola più tardi a settembre, quando le temperature sono sopportabili. È l’alternativa che comincia a delinearsi nelle scuole pugliesi dopo l’ipotesi che circola in Regione di un possibile ritocco del calendario, parte di una strategia più ampia di adattamento ai cambiamenti climatici. Giuseppe Silipo, direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, apre con cautela: «Siamo pronti a collaborare. Naturalmente dev’essere garantito il numero minimo dei giorni di lezione previsto per legge, quindi si tratterebbe di una rimodulazione».I giorni che vanno assicurati sono duecento. La Puglia ne ha previsti 203 nell’ultimo anno scolastico e 205 in quello che si sta per aprire, 224 per la scuola dell’infanzia. Ci sarebbe dunque, teoricamente, qualche margine di manovra per allungare di un’altra settimana le vacanze, nonostante la Puglia sia l’ultima regione d’Italia a riprendere le lezioni il 17 settembre. La legge consente però a molti istituti di anticipare di qualche giorno. Ad esempio, il liceo scientifico Scacchi di Bari apre i battenti l’11. Ancora prima il quattordicesimo circolo didattico Re David di Bari, che ha anticipato le attività sia per l’infanzia che per le primarie al 10.«Se il presidente Antonio Decaro decidesse di posticipare al 20, io mi adeguerei e farei partire le lezioni il 17 – spiega la dirigente scolastica Guillermina De Gennaro – negli ultimi anni ci siamo resi conto che è diventato pesante gestire il caldo eccessivo nelle aule». Professori che cercano disperatamente un giardino in cui portare gli alunni (lei sogna villa Giustiniani a Bari). Che liberalizzano le bermuda e la maglietta in classe. Presidi che inseriscono il “malore da caldo” nel documento di valutazione dei rischi. «Lo faremo anche noi – assicura la dirigente – Anche perché abbiamo difficoltà a far frequentare la scuola ai bambini fino al 30 giugno, nel refettorio servono gli impianti di climatizzazione, lo abbiamo fatto presente agli uffici comunali che si sono impegnati a risolvere ma alla ripresa la situazione è immutata: soffriremo il caldo».Chiara Losurdo dirige l’istituto Colamonico Chiamili ad Acquaviva delle Fonti: «Da noi le lezioni partiranno il 14. Ma il caldo sarà sempre più frequente e l’unica soluzione sono i condizionatori». Per i climatizzatori servono tantissimi soldi e se anche si riuscisse a trovarli per realizzarli, si creerebbero isole di calore intorno agli edifici scolastici, alzando la temperatura nel resto della città. «Io quei fondi non saprei dove andarli a prendere», ammette l’assessore alla Conoscenza Vito Lacoppola. Lui aprirebbe a ottobre. «Si colga l’occasione per climatizzare tutte le aule: ci sono scuole, nel quartiere San Paolo, dove si muore di caldo. Poveri bambini e poveri docenti».Il tema è globale. L’organizzazione Teachers for future chiede un piano nazionale per l’adattamento climatico delle scuole. Si propongono, per esempio, investimenti straordinari per la riqualificazione energetica e termica degli edifici, l’installazione di sistemi efficaci di ventilazione e raffrescamento, schermature solari, tetti e pareti verdi, alberature e spazi esterni ombreggiati, definizione di linee guida per la gestione delle attività scolastiche durante le ondate di caldo estremo. Ma in molti casi, in Puglia, si dovrebbe cominciare con il riparare gli infissi: «Spesso sono rotti – riporta Vito Fumai, | della Cgil scuola – Ci sono problemi strutturali degli edifici, non si può risolvere solo spostando in avanti la data di inizio perché poi rischi di dover recuperare a giugno. E noi alla fine dell’ultimo anno scolastico abbiamo registrato tantissimi disagi».

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