Riccardi. Dossi pericolosi a Manfredonia

A Manfredonia si sta affinando un genere amministrativo tutto locale: l'ordinanza elastica. Elastica non perché applica la legge con flessibilità,

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A Manfredonia si sta affinando un genere amministrativo tutto locale: l’ordinanza elastica. Elastica non perché applica la legge con flessibilità, ma perché la scavalca con estrema disinvoltura. Ne è un esempio la n. 47/2026, che piazza tre serie di dossi in via dei Veneziani e una in via dei Gelsi: cinque centimetri di gomma per serie, pensati per mettere alla prova ammortizzatori, schiene e pazienza dei cittadini.

L’antefatto, va detto, è ineccepibile: segnalazioni dei residenti, velocità eccessiva, sopralluoghi, tutela dei pedoni. Nessuno discute l’obiettivo. Il problema, come spesso accade, è tutto nel metodo. L’ordinanza cita l’articolo 179 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada, ma solo nella parte comoda, quella sulla segnaletica a zebrature gialle e nere, lasciando cadere il resto della norma, che comodo non è affatto.

Perché quello stesso articolo dice anche che i dossi artificiali si possono installare solo in contesti precisi, strade residenziali, aree private, residence, parchi, e sono vietati sugli itinerari preferenziali dei mezzi di soccorso. Domanda banale: via dei Veneziani e via dei Gelsi rientrano in queste categorie? Sono fuori dai percorsi di ambulanze ed emergenze? L’ordinanza, sul punto, tace. Non conferma, non smentisce: semplicemente non ne parla. Un requisito di legittimità dell’atto trattato come un dettaglio trascurabile.

Il provvedimento abbassa il limite a 30 km/h e fissa dossi alti 5 cm. Ma la normativa tecnica non si accontenta dell’altezza: per limiti fino a 30 km/h la larghezza minima deve essere di 120 cm, per limiti fino a 40 km/h di 90 cm, con altezza massima di 5 cm. Nell’atto comunale, la larghezza è assente. Si dice quanto il dosso sale, non quanto si allunga, non è una svista di stile, è la differenza tra un dosso a norma e uno fuori norma.

Il testo parla genericamente di “n. 3 serie di dossi” in una via e “n. 1 serie” nell’altra, senza specificare quanti dossi per serie, a quale distanza tra loro, con quale presegnalazione. Un’indeterminatezza che scarica sull’esecuzione materiale ciò che avrebbe dovuto essere già scritto, nero su bianco, nell’atto.
A tenere insieme tutto questo ci pensa la formula rituale: “al fine di garantire la sicurezza della circolazione e la tutela dei pedoni”.Frase corretta, ma non è un lasciapassare: la sicurezza non si dichiara, si dimostra, con un’istruttoria completa, la classificazione della strada, la verifica di compatibilità con i mezzi di soccorso, le misure tecniche, i criteri di installazione. Qui, di questo impianto, resta poco o nulla. Resta la formula.

Come tocco finale, l’ordinanza informa i cittadini che possono fare ricorso entro 60 giorni ai sensi dell’art. 37, comma 3, del Codice della Strada. Peccato che quel comma sia stato abrogato.Il Comune, insomma, non solo prescrive dossi con lacune tecniche e giuridiche, ma indirizza pure i cittadini verso una norma fantasma, un errore che, in un atto che dovrebbe essere impeccabile proprio sui riferimenti normativi, pesa parecchio.Non è una crociata contro i dossi: rallentare il traffico è una richiesta legittima e condivisa. È una richiesta di coerenza: un provvedimento che modifica la viabilità dovrebbe essere scritto con la stessa cura che si pretende dagli automobilisti sulla strada. Un’ordinanza incompleta non è solo un problema di forma: espone il Comune a contenziosi, lascia dubbi sulla legittimità dell’opera e apre la porta a richieste di risarcimento per i danni ai veicoli, nel caso i dossi risultassero non conformi.Manfredonia ha bisogno di strade più sicure. Ma un’ordinanza che salta sui dettagli tecnici e giuridici come un auto su un dosso mal segnalato non è la soluzione: è un problema in più, scritto in punta di penna invece che misurato con il metro.

Palombella Rossa
#palombellarossa

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