Il notaio si conferma tra le professioni più remunerative in Italia, con guadagni che possono arrivare fino a circa 12mila euro netti al mese. Ma

Il notaio si conferma tra le professioni più remunerative in Italia, con guadagni che possono arrivare fino a circa 12mila euro netti al mese. Ma scorrendo la classifica delle professioni qualificate, quelle per le quali sono richiesti generalmente una laurea, un percorso di specializzazione o l’iscrizione a un ordine professionale, emergono differenze significative e anche qualche sorpresa.Subito alle spalle dei notai trovano spazio soprattutto le professioni sanitarie specialistiche. Un chirurgo può raggiungere mediamente circa 6mila euro netti mensili, mentre per un dentista la cifra si aggira intorno ai 5.500 euro. Restano nelle fasce più alte anche i medici di medicina generale e i medici ospedalieri, soprattutto quando all’attività ordinaria si affiancano incarichi specialistici o prestazioni nel settore privato.Il quadro cambia sensibilmente quando si passa ad alcune professioni tradizionalmente considerate molto redditizie. Per un avvocato la media indicativa si aggira intorno ai 3mila euro netti al mese, ma il dato nasconde differenze enormi: il reddito di un giovane professionista all’inizio della carriera può essere molto distante da quello di un socio di un grande studio o di un legale con una clientela consolidata.Più contenuti anche i guadagni attribuiti agli architetti, con una media intorno ai 2.400 euro mensili, e agli psicologi, che si attesterebbero sui 2.100 euro. Anche in questi casi incidono fortemente il territorio in cui si esercita, l’esperienza accumulata, il numero di clienti e la scelta tra lavoro dipendente e libera professione.Il confronto tra le diverse categorie mette in evidenza un divario particolarmente marcato. Il reddito mensile di un notaio può essere quasi sei volte superiore a quello di un infermiere, nonostante entrambe siano professioni caratterizzate da percorsi formativi impegnativi e da elevate responsabilità.I numeri restituiscono dunque un mercato del lavoro nel quale il titolo di studio rappresenta soltanto uno degli elementi che determinano il reddito. A incidere sono soprattutto il settore professionale, il livello di specializzazione, l’accesso alla libera professione, l’anzianità e la capacità di costruire nel tempo una propria clientela.Le cifre, naturalmente, rappresentano valori medi o indicativi e non possono essere applicate indistintamente a tutti i professionisti. Tra un neolaureato e un professionista affermato possono esserci differenze di diverse migliaia di euro al mese. Una distanza che dimostra come, anche all’interno della stessa professione, esperienza, territorio e modalità di esercizio possano cambiare radicalmente le prospettive economiche.


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