300 Metri di Fiducia

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Diciamolo pure: in altre circostanze non ci sarebbe stata neanche la simbolica “inaugurazione” di un’opera che potrebbe rientrare nel novero della “ordinaria manutenzione”, ma che date le “circostanze” rese del tutto “straordinarie da una serie di atteggiamenti che hanno poco a che fare con una normale legittima serena valutazione di accadimenti cittadini, pare del tutto ordinario evidenziare un intervento non isolato, ma che va ad aggiungersi a tanti altri realizzati e inseriti nella routine cittadina.
Parliamo del rifacimento della banchina lungo la parte terminale di Viale Miramare. Un tratto direttamente al cospetto del mare oltre la placida scogliera a sua volta riferimento preferito da tantissimi bagnanti (non solo manfredoniani) che si attardano anche di sera. Una passeggiata spettacolare che ora sarà accompagnata da una pavimentazione a norma, illuminata da opportune plafoniere, dotata di scivoli per l’accesso inclusivo dei disabili. A completamento anche il rifacimento sia pure parziale della carreggiata stradale, dotata della opportuna segnaletica orizzontale. Un restyling complessivo opportuno e necessario.
In contemporanea è stato cantierizzato il poderoso e fondamentale progetto di interventi nello storico Vallone di Santa Restituta, finalizzati alla sistemazione idraulica al fine di evitare il ripetersi delle alluvioni che hanno messo in ginocchio la città, in particolare quelle del 1972 e 1976, alla sicurezza del territorio, alla mobilità sostenibile con la costruzione di un ponte e in definitiva al miglioramento della qualità della vita. Un progetto da decenni vagheggiato e sostenuto ma del quale si erano perse le tracce, ora recuperate e messe in opera.
Anche la sistemazione dei trecento metri di banchina prosecuzione della Rotonda, si attendeva da anni, forse decenni, che venisse realizzato. Non è questione solo di decoro urbano, ma anche di sicurezza e, perché no?, di progresso. Si va ad inserire in un contesto urbanistico che si è evoluto e diversificato tanto da costituire un’area cittadina dalla particolare vitalità dominata dal palazzo degli Uffici comunali (ex Pretura), contrassegnata da punti di ristoro caratteristici, Caffè moderni, ristoranti, e da ultimo un elegante “solarium” dall’esotico nome “Origami” che in giapponese significa creare forme con la carta, adagiato sulla scogliera, attrezzato per “Food and Sea”.
Una struttura, regolarmente autorizzata dalla competente Autorità di sistema portuale, che va a potenziare e diversificare l’offerta balneare di Manfredonia la cui capacità rimane sempre quella, piuttosto limitata, della spiaggia Castello. Che quest’anno presenta un vuoto per via delle dinamiche dei bandi per la gestione degli arenili, che avrebbero messo fuori gioco un nuovo “imprenditore balneare”, più attratto dalla facilità di gestire un pezzo di spiaggia che interessato all’attività di impresario balneare. Se così fosse – è il rilievo avanzato – ci sono i chilometri di arenili liberi sulla riviera sipontina pronti ad essere valorizzati. Ma questo è un discorso ostico.
La presenza del rinnovato look del tratto di Viale Miramare, ha fatto emergere ed evidenziato un bubbone miserevole che incombe proprio dirimpetto al Viale Miramare imprimendo una nota di fastidio visivo e di sfregio ambientale: è il rudere di quello che era il glorioso “Albergo Gargano” ridotto ormai ad un fantasma fatiscente che giace abbandonato e dimenticato. È una di quelle “vergogne” disseminate qua e là nel territorio, testimonianze imbarazzanti e fatiscenti di progetti avventati, avviati e lasciati alla loro mercè. Qualche esempio? Il ponte sula ferrovia, lo stadio calcistico e il palazzetto di Scaloria, le piste ciclabili, eccetera.
La vicenda dell’Albergo Gargano è tristemente emblematica dei regressi (il contrario di progressi) che ha subito Manfredonia in questi ultimi decenni. Simbolo del turismo locale del Novecento, l’Albergo Gargano e finito miseramente nei perversi ingranaggi della speculazione edilizia. Costruito nel 1959 dalla famiglia Pesante (benemerita della città per le tante iniziative realizzate per dotarla di presidi culturali di grande e significativa valenza, come il Cinema-Teatro, l’Arena Giardino, i cinema Fulgor e Vittoria: tutti scomparsi sostituiti da “civili” abitazioni), ha cessato l’attività alberghiera nel 2000 quando venne ceduto ad una società privata per trasformalo in “condohotel”, una sorta di residence con appartamenti privati. Di fatto aveva inizio la penosa e indecorosa odissea di quel prestigioso edificio opera dell’architetto Marco Desso, annoverato nei testi di architettura per il suo valore tecnico.
L’avviata demolizione non è andata avanti, pare per una serie di difficoltà economiche, burocratiche e tecniche. Nel frattempo è passato di mano varie volte. La conclusione è quella sotto gli occhi di tutti. Uno spettacolo indecente dalla sorte imperscrutabile che la città non merita. L’ultimo peraltro, in ordine di tempo, a cadere sotto i colpi del piccone. Si ricordano lo storico albergo “Daniele” arditamente proteso sul porto, il non meno glorioso “Cicolella” a Siponto, l’hotel “Rivera”: tutti sostituita da “civili” abitazioni. In bilico il “NicoHotel” bloccato e abbandonato da tempo.
Un patrimonio di straordinari beni pubblici bruciato senza batter ciglio, una ricchezza favolosa sacrificata sull’altare di… case casette e casotti.
Michele Apollonio

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