Marina Mazzei archeologa visionaria

«Capita, come è accaduto a chi scrive, il privilegio di svolgere la professione di archeologo nella terra di nascita, e di provare, scavando nel pas

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«Capita, come è accaduto a chi scrive, il privilegio di svolgere la professione di archeologo nella terra di nascita, e di provare, scavando nel passato, la sensazione di esser ancor più parte della propria comunità. Quando però la memoria del passato, consegnata quasi integra alle nostre generazioni, appare quotidianamente segnata, mutata, stravolta, distrutta così come oggi accade alla nostra provincia, ci si propone – aggiungendo affetto filiale al ruolo istituzionale – di tentare tutte le strade possibili per difenderla e lasciarla anche a chi viene dopo di noi, preservando un monumento, un paesaggio antico, diciamo pure un po’ di storia».
“Chi scrive” è Marina Mazzei, quasi un lascito a futura memoria che tratteggia in poche righe, una intensa personalità intrisa di amore per la propria terra, di passione per la professione che ha scelto di abbracciare, per l’entusiasmo posto nella ricerca e nello studio della vicenda storica della tanto amata Daunia, per consegnarla viva e promettente «a chi viene dopo di dopo di noi».
Archeologa di illuminante talento, che ha dato forte e significativo impulso allo sviluppo della scienza archeologica nei vari prestigiosi ruoli ricoperti nell’ambito della Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, tra cui quello di direttrice del Museo nazionale di Manfredonia imprimendo una decisa attività didattica e scientifica. Senza lasciare l’archeologia degli scavi. Tra quelli diretti sono i campi di Mattinata, Arpi, Siponto, Lucera. Accanto al rigore della ricerca, Marina Mazzei univa la spiccata capacità di comunicare. Di rilievo tra gli altri, l’istituzione a Foggia nel 2001, del Centro studi “Marina Mazzei” che stabilì collaborazioni con Università, Enti, Fondazioni, dotato di un ricco fondo librario rivelatosi fondamentale per gli studenti di archeologia.
Una laboriosa e intensa attività interrottasi bruscamente nell’agosto 2004. Rimangono le sue iniziative, i suoi studi, le sue previsioni in particolar modo per la “sua” Siponto. Una dettagliata sintesi degli studi condotti e delle scoperte realizzate, la Mazzei le ha affidate al volume “Siponto antica”: 520 pagine nelle quali è compendiato «un tentativo di studio – spiega – che indagasse a pieno raggio su questa antica città raccogliendo tutti gli elementi – letterari, archeologici, archivisti e cartografici – utili a ricomporre secoli e secoli di storia. Uno studio che potesse aiutare anche a diffondere la conoscenza di questo sito e così a contribuire, sollecitando interesse, a recuperare il suo straordinario comprensorio archeologico». Una summa di riferimento per addetti al settore.
Suggerimenti e intuizioni che hanno trovato in questi ultimi anni, felice e fecondo riscontro sul campo, negli scavi condotti in quell’area sipontina indicata, tracciata, fotografata o disegnata da Marina Mazzei. Quell’agognato e immaginato “Parco archeologico di Siponto” è quanto meno abbozzato; ha avuto l’intuizione di indicare ai manfredoniani, e non solo, il valore di ciò che possedevano, un patrimonio storico con sostanziali valenze economiche.
Una figura di straordinario spessore culturale e civile che andrebbe ricordata e indicata quanto meno alle giovani generazioni. Una targa marmorea la ricorda a Siponto: “Parco degli Ipogei Marina Mazzei”, indica. La sua operosità, l’assortito bagaglio di intuizioni e considerazioni su un settore fortemente attenzionato, andrebbero opportunamente ripresi e vagliati e non solo per rilanciare una attività archeologica che segna il passo e sul quale si apprestano mille punti interrogativi.
La campagna di scavi che avrà inizio a settembre prossimo sarà infatti l’ultima programmata e finanziata dal Ministero competente. Dopo di che non si sa cosa accadrà. Il progetto che prevedeva la realizzazione di un formale Parco archeologico usufruibile dal pubblico, non è ancora definito, c’è ancora molto da scavare e riportare in superfice. Le operazioni di scavo relegate ad un mese, sono valse più per un proficuo stage per studenti anche stranieri, che per realizzare l’ambizioso ma validissimo progetto di Parco archeologico.
È tempo che si decida che destinazione dare all’area archeologica di Siponto che va ben oltre l’ambito locale: un progetto che richiama, con le responsabilità, le competenze e l’impegno delle istituzioni ministeriali, regionali, provinciali e comunali, ma anche quegli enti culturali locali che dicono di portare avanti interessi cittadini. È un debito che la comunità daunia ha verso una archeologa che ha dato dignità e valore ad una storia meravigliosa impostandone gli sviluppi.
Michele Apollonio

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