Manfredonia , una citta in cerca di identità

Il Manfredonia Festival 2026 anche senza assumere connotazioni partitiche, va connotando una precisa visione cittadina: esprime la convinzione che l

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Il Manfredonia Festival 2026 anche senza assumere connotazioni partitiche, va connotando una precisa visione cittadina: esprime la convinzione che la rinascita di Manfredonia passi non solo attraverso opere pubbliche e infrastrutture, ma anche attraverso la produzione culturale, la cura dello spazio urbano e la costruzione di un’immagine positiva della città. In questo senso il cartellone diventa parte di una più ampia strategia di rilancio e di reputazione del territorio.
Naturalmente siamo lontani dall’affermazione compiuta di un assioma che necessita di più ampie verifiche condivise e sostenute. Che al momento non ci sono. Ci sono anzi forze che cercano di contrastare un processo ormai innescato e contro il quale mancano alternative ancorché credibili e perseguibili. Un handicap che ha serpeggiato per decenni condannando la città ad una regressione sotto gli occhi di tutti.
Il Manfredonia Festival 2026 racconta una città che prova a liberarsi dall’immagine che ancora la attanaglia, condizionata da crisi industriali, difficoltà economiche e da emergenze del passato, per proporsi come una comunità che investe nella bellezza, nella cultura e nella partecipazione. Se negli anni scorsi Manfredonia era spesso raccontata per ciò che aveva perduto, oggi il Festival cerca di raccontarla per ciò che vuole diventare.
La vera sfida sarà fare in modo che, terminati gli spettacoli e spente le luci delle ribalte, rimanga acceso quel capitale culturale e civile che un grande cartellone può contribuire a costruire, trasformando un’estate di eventi in un progetto duraturo di città. Una città che vuole guardare oltre la siepe e atterrare su un prato verde di progetti da realizzare.
Per decenni (ma ancora oggi) Manfredonia ha avuto come principale marchio culturale identificativo, il Carnevale, le feste patronali, qualche concerto isolato, la stagione balneare. Una offerta culturale frammentata, affidata all’iniziativa di associazioni e singoli operatori.
Il Festival 2026 propone criteri diversi: non una città che aspetta il turista, ma che produce attrazione. La cultura diventa una politica pubblica; il mare non è più soltanto spiaggia ma palcoscenico; Siponto viene integrata stabilmente nella vita cittadina; il patrimonio storico diventa scenario di eventi; le associazioni vengono coinvolte in una programmazione comune.
È un cambio di paradigma che prova a trasformare gli eventi in uno strumento di rigenerazione urbana e sociale attraverso cinque direttrici. Cultura come economia: eventi che portano visitatori, lavoro, ristorazione, commercio, ricettività; Identità mediterranea: opera lirica, concerti jazz, musica popolare, danza, mare; Spazio pubblico privato: la città riconquista e valorizza i propri spazi: piazze, Castello, Siponto, viali diventano scenari vissuti e non semplici scenografie; Comunità: il Festival costruito non soltanto sui grandi nomi e spettacoli straordinari, ma anche offrendo spazio alla creatività locale; Destagionalizzazione; fare di Manfredonia una destinazione non soltanto balneare, estiva, bensì culturale a tempo pieno.
Naturalmente per centrare questi obiettivi non basta un festival estivo articolato che sia, ma occorre una specifica leale volontà comune che travalichi interessi partitici, diffidenze, rivalità e quant’altro assommabile al “non fare” generalizzato.
Michele Apollonio

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