Sanità, la fuga dei pazienti costa 253 milioni: Foggia maglia nera. Casa Sollievo, partita da 86,6 milioni

Un conto da oltre 253 milioni di euro per i pugliesi che scelgono di curarsi fuori regione. E la provincia di Foggia, ancora una volta, in testa a

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Un conto da oltre 253 milioni di euro per i pugliesi che scelgono di curarsi fuori regione. E la provincia di Foggia, ancora una volta, in testa alla graduatoria della mobilità sanitaria passiva. Nel 2025 il saldo negativo attribuito all’Asl Foggia ha raggiunto gli 86.356.231 euro, più di quanto registrato dalle aziende sanitarie di Lecce e Bari.In termini economici, dalla Capitanata arriva circa un terzo dell’intero squilibrio regionale. Più di un euro su tre del saldo negativo pugliese è riconducibile al territorio foggiano, che continua dunque a pagare il prezzo più alto per i pazienti assistiti in strutture di altre regioniÈ uno dei dati più pesanti contenuti nei documenti della Corte dei conti relativi al giudizio di parificazione del rendiconto della Regione Puglia per l’esercizio 2025. Un quadro nel quale la sanità resta la principale voce di spesa, con costi in aumento, un disavanzo consolidato vicino ai 350 milioni di euro e un sistema che, nonostante alcuni progressi nei livelli essenziali di assistenza, continua a perdere pazienti e risorse.

Un saldo negativo da 253 milioni
Nel 2025 la mobilità sanitaria interregionale pugliese ha prodotto un saldo negativo di 253.245.687 euro. Al dato hanno contribuito soprattutto l’Asl Foggia, con un passivo di 86,3 milioni, l’Asl Lecce, con 67,5 milioni, e l’Asl Bari, con 55,8 milioni.La Corte evidenzia come il fenomeno confermi il trend negativo emerso nel passaggio tra il 2022 e il 2023. Non si tratta soltanto di una voce contabile: quando un cittadino pugliese si sottopone a un ricovero, un intervento o una prestazione in un’altra regione, il costo viene addebitato al sistema sanitario pugliese attraverso i meccanismi di compensazione interregionale.Il dato riferito all’Asl Foggia non corrisponde necessariamente al semplice totale delle cure effettuate fuori regione dai soli residenti della provincia. Si tratta del saldo economico della mobilità attribuito all’azienda sanitaria, calcolato attraverso i flussi di compensazione tra prestazioni erogate e prestazioni ricevute. Resta però il dato politico e sanitario: la Capitanata è il territorio che contribuisce maggiormente alla perdita economica regionale.

Ricoveri e visite: i pugliesi scelgono il Nord
La parte più rilevante della mobilità passiva riguarda i ricoveri ospedalieri, che rappresentano il 72,71 per cento del totale. Seguono le prestazioni ambulatoriali, ferme al 14,44 per cento.La destinazione principale per i ricoveri è l’Emilia-Romagna, che assorbe il 27 per cento del valore della mobilità ospedaliera passiva. Per le prestazioni ambulatoriali, invece, la regione maggiormente scelta è la Lombardia, con il 22 per cento.Il fenomeno interessa in modo particolare alcuni settori specialistici. Dalla relazione tecnica dell’Agenzia regionale per la salute e il sociale, richiamata dalla Corte dei conti, emerge una forte attrazione esercitata dalle strutture private accreditate fuori regione, alle quali è riconducibile il 64 per cento del valore della mobilità passiva puglieseLe prestazioni maggiormente coinvolte sono quelle di ortopedia protesica, chirurgia dell’obesità e artrodesi vertebrale. Secondo l’Aress, la fuga dei pazienti non sarebbe necessariamente dovuta a carenze strutturali, tecnologiche o qualitative della rete pugliese, ma alla capacità delle strutture private extraregionali di intercettare la domanda sanitaria.Una lettura che, tuttavia, non cancella il problema. Anche in presenza di servizi disponibili in Puglia, il sistema regionale continua a non riuscire a trattenere una parte consistente dei pazienti, con conseguenze dirette sui conti pubblici e sulla capacità delle strutture locali di consolidare volumi, competenze e attrattività.

Il peso sul disavanzo sanitario
La mobilità passiva è indicata dalla Regione tra le principali cause del peggioramento dei conti sanitari nel 2025. L’esercizio si è chiuso con un disavanzo consolidato che sfiora i 350 milioni di euro e la copertura dello squilibrio ha comportato anche l’attivazione della leva fiscale.

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