Un progetto da 50 mila euro sostenuto con risorse pubbliche, ticket da 65 euro, prenotazioni senza trasparenza e Studio 360 nuovamente al centro d

Un progetto da 50 mila euro sostenuto con risorse pubbliche, ticket da 65 euro, prenotazioni senza trasparenza e Studio 360 nuovamente al centro dell’organizzazione. Parma usa la Cena dei Mille per portare turisti in città e sostenere i più fragili; Manfredonia usa la città per apparecchiare una passerella destinata soprattutto ai manfredoniani.
Ciambò non è soltanto una cena: è la fotografia politica di questa amministrazione. Sul molo viene apparecchiata una tavolata elegante per seicento commensali, con menu, vini, spettacolo e dress code; alla maggioranza dei cittadini resta l’area esterna dello street food, i cuoppi da acquistare passeggiando. Tutto questo viene presentato come un evento “pensato per tutti”. Non è così: è finanziato da tutti, ma l’esperienza principale è riservata a pochi. Il linguaggio promozionale, identità, mare, tradizione, filiera corta, non basta quando entra il denaro pubblico: servono numeri, criteri, risultati e trasparenza.
L’atto della Regione Puglia certifica che il progetto “Ciambò – Manfredonia Fish Fest” ha un costo complessivo di 50 mila euro, con un contributo regionale di 25 mila euro (50%). Il Comune ha inoltre adottato una variazione urgente di bilancio 2026, da ratificare dal Consiglio comunale. Non è dunque un’iniziativa privata a rischio d’impresa, ma un progetto sostenuto con risorse pubbliche regionali e comunali, a cui si aggiungono i costi non contabilizzati di spazi, viabilità e apparati comunali.
Il ticket è di 65 euro a persona: con seicento posti, l’incasso lordo potenziale arriva a 39 mila euro. Dove finiscono questi incassi e come si coordinano col finanziamento pubblico? Chi li incassa materialmente, quale quota va ai ristoratori, quanto costa il pescato, quanto lo spettacolo, quanto gli allestimenti? Il contributo pubblico abbassa il prezzo del biglietto o aumenta i margini degli organizzatori? Nessun quadro economico pubblico risponde a queste domande, benché si tratti di denaro della collettività.
Il sito ufficiale separa nettamente la cena sul molo (a pagamento, dress code elegante) dal villaggio street food (accesso libero, si paga solo il consumo). L’amministrazione la chiama “convivialità”; è, di fatto, una barriera sociale allestita in uno spazio pubblico e sostenuta con risorse pubbliche. Nessuno contesta lo street food in sé, ma il suo uso come alibi democratico: il popolo paga con le tasse, sostiene l’organizzazione, e viene invitato a restare fuori. Dentro il salotto elegante, fuori la folla, è questa l’uguaglianza di un’amministrazione di sinistra?
Manca una piattaforma pubblica che mostri in tempo reale posti disponibili, ticket assegnati per ristorante, riserve per sponsor e autorità. Il sito rinvia solo ai numeri di telefono di nove ristoratori. Il cittadino deve chiamare, chiedere e fidarsi, senza sapere quanti posti fossero realmente in vendita libera. In queste condizioni il “sold out” non prova alcun successo turistico: dimostra solo che seicento posti sono stati assegnati, cosa che riesce anche a una cena privata.
Quanti dei seicento commensali vengono da fuori Manfredonia, pernottano in albergo, visitano Castello, Museo archeologico, Siponto o l’Abbazia di San Leonardo? Nessuno lo sa: questi dati non vengono pubblicati, e il sito non offre pacchetti di pernottamento, visite guidate o servizi di accoglienza. L’evento viene definito “strategico per il turismo” per proclamazione, non per risultati misurabili. Allo stesso modo, sulla “filiera corta” servirebbero le fatture: quanto pesce viene davvero dal Golfo di Manfredonia, quali barche l’hanno conferito, quanto è arrivato alla marineria locale. Altrimenti i pescatori restano solo sfondo narrativo per foto e video promozionali. Trasformare la ciambotta, piatto povero nato a bordo dal pescato meno commerciabile, in una cena da 65 euro con abito elegante è un paradosso che dovrebbe imbarazzare chi si definisce ancora “di sinistra”.
Per verificare cosa significhi davvero usare una grande cena come leva turistica, ho vissuto personalmente l’esperienza della Cena dei Mille di Parma. Compilato il modulo di Parma Incoming da Manfredonia, mi è stato spiegato che i biglietti non si vendono singolarmente ma solo dentro pacchetti di viaggio: numero partecipanti, tipo di camera, categoria albergo, anagrafica, con assistenza telefonica fino al pagamento. Ho acquistato per due persone il pacchetto “Parma Gourmet Escape 2026”: una notte in hotel, colazione, visita guidata bilingue, ingresso al Teatro Regio e i due biglietti per la cena. Prima visiterò la città, dopo pernotterò pagando anche la tassa di soggiorno.
Non tutti i mille partecipanti di Parma sono turisti, ma un fatto resta incontestabile: Parma ha costruito un canale commerciale rivolto a chi non vive lì, trasformando la cena in un motivo per viaggiare, soggiornare, visitare e spendere sul territorio. Parma non mi ha venduto un piatto: mi ha venduto Parma e la sua storia. Ciambò non ha nulla di simile: distribuisce i biglietti tramite nove ristoranti locali e sembra rivolto, in assenza di dati contrari, soprattutto a chi vive già a Manfredonia e avrebbe comunque consumato in città.
C’è anche una differenza sociale: a Parma parte del ricavato va in beneficenza (20 mila euro devoluti nell’edizione precedente all’Emporio Market Solidale, e una destinazione benefica annunciata anche per il 2026). Per Ciambò non risulta alcuna finalità sociale misurabile: nessuna quota per famiglie in difficoltà, pescatori anziani, mensa sociale o borse di studio per gli studenti dell’alberghiero, pur coinvolto senza un ritorno formativo chiaro. Qual è allora l’interesse pubblico che giustifica il finanziamento? Le fotografie, i video col drone, la passerella degli amministratori?
Nel 2025 il Comune affidò direttamente a Studio 360 srl di Molfetta l’organizzazione di Ciambò per 20 mila euro (IVA compresa), tramite affidamento diretto ex art. 50 del Codice dei contratti. Nel 2026 Studio 360 è ancora l’organizzatore, titolare anche del trattamento dati sul sito ufficiale. La determina della seconda edizione non motiva in modo convincente la riconferma dello stesso operatore, senza una vera comparazione di alternative sul mercato.
La rotazione non è un cavillo burocratico: l’art. 49 del Codice dei contratti limita il nuovo affidamento diretto al contraente uscente in caso di affidamenti consecutivi nello stesso settore, e l’ANAC ha chiarito che urgenza o soddisfazione per il servizio precedente non bastano da sole a giustificarne il superamento. Perché Studio 360? Quali alternative sono state valutate? Quale quota dei 50 mila euro gestisce, e quali risultati aveva prodotto l’edizione precedente da giustificarne la conferma?
Anche a Rive d’Autore, secondo le informazioni raccolte, sarebbero stati riservati circa 70 posti su 300. L’assessora alla Cultura dovrebbe chiarire quanti posti fossero davvero pubblici, quanti riservati e con quali criteri. Se il dato è falso, lo smentisca con numeri; se è vero, siamo davanti alla stessa logica proprietaria degli eventi pubblici: i cittadini pagano, l’amministrazione decide chi siede in prima fila.
Che politica è questa? Ancora di sinistra, o gestione di una corte locale, tavoli riservati, posti assegnati, legami familiari, denaro pubblico speso per vetrine dei soliti circuiti? La sinistra dovrebbe ridurre le distanze, non apparecchiarle; allargare l’accesso, non finanziare l’esclusività; portare a tavola chi resta fuori, non relegarlo allo street food.
La comunicazione ufficiale definisce Ciambò “evento simbolo” dell’estate sipontina. Su questo, paradossalmente, si può concordare: è il simbolo di una politica che confonde la promozione turistica con l’autocelebrazione, la partecipazione con la presenza del pubblico, la filiera corta con uno slogan, la trasparenza con una fotografia sui social.
Parma usa una grande cena per vendere la città a chi non la conosce, generando pernottamenti, visite e solidarietà. Manfredonia prende un piatto povero della marineria, lo trasforma in una cena da 65 euro finanziata con soldi pubblici, e lascia i biglietti in mano ai ristoratori
Angelo Riccardi
Palombella Rossa
#palombellarossa
immagine creata con IA


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