Uso dei cellulari e rischi per la salute, un avvocato barese batte il colosso Apple. Ma i dati scientifici non sono ancora chiari

La scienza non ha ancora stabilito con certezza se l’esposizione prolungata alle radiofrequenze generate da dispositivi cellulari può causare danni

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Uso dei cellulari e rischi per la salute, un avvocato barese batte il colosso Apple. Ma i dati scientifici non sono ancora chiari

La scienza non ha ancora stabilito con certezza se l’esposizione prolungata alle radiofrequenze generate da dispositivi cellulari può causare danni alla salute dell’uomo, ma non per questo la casa madre è esonerata dall’obbligo di avvertire i consumatori sui possibili rischi. Solo la corretta informazione consente di decidere con consapevolezza se acquistare o meno il prodotto. E se ciò non avviene, si apre la strada del risarcimento danni nei confronti del produttore silente sul punto. Si può riassumere così l’ordinanza con la quale la Terza sezione civile della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell’avvocato barese Fabio Cardanobile, ha annullato con rinvio la sentenza con cui la Corte d’Appello di Bologna aveva respinto l’istanza di una donna emiliana che lamentava la lesione del suo diritto all’autoderminazione nell’uso di un iPhone SE 5S, e che per questo aveva citato in giudizio Apple Distribution International Ltd, rappresentante in Europa di Apple Inc., Cupertino, California.Il provvedimento della Suprema Corte, oltre ad avere cassato il giudizio di merito (l’appello aveva confermato il primo grado), potrebbe rivoluzionare il rapporto tra le multinazionali della tecnologia e consumatori, spianando la strada a un cambio di rotta: d’ora in poi i colossi dell’elettronica di consumo dovranno informare gli acquirenti dei prodotti sui potenziali rischi per la salute, un po’ come accade per le sigarette. Pena, il risarcimento dei danni.Nel lontano 2016 l’attrice acquista lo smartphone prodotto da Apple. Ne fa un uso intensivo, quantificato in oltre un’ora al giorno di conversazione e circa cinque-sei ore di connessione dati, peraltro a contatto anche con minori. Pur rivoltando come un calzino la confezione, la donna non trova alcuna traccia di avvertenze (evitare o limitare l’uso prolungato, specialmente in prossimità di minori; non tenere il cellulare acceso, di notte, sul comodino, in tasca, nei pantaloni; usare vivavoce o auricolari) relative a una esposizione a radiofrequenze.Ora, la questione posta dal difensore è stata: di fronte a possibili rischi per la salute paventati anche dall’OMS, sia pur scientificamente non ancora accertati, chi produce telefoni cellulari ha l’obbligo di segnalare al consumatore le cautele per evitarli? La risposta della Cassazione è «sì».Secondo i giudici (presidente Luigi Alessandro Scarano, relatrice Marilena Gorgoni), con una sentenza che non ha eguali nel panorama europeo, «l’incertezza scientifica non equivale a irrilevanza giuridica del rischio e non legittima, di per sè, un atteggiamento attendista: quando il rischio non è escluso e l’esposizione presenta caratteri tali da renderlo apprezzabile, l’ordinamento ammette, e richiede, condotte di governo del rischio». Anzi, proprio l’incertezza «si configura per converso come il presupposto che impone di positivamente attivarsi in funzione preventiva a tutela dei consumatori in ordine alla sicurezza dei prodotti».Del resto, l’obbligo di adottare misure cautelari e informative «sorge già in presenza di studi preliminari, approfondimenti scientifici non conclusivi o evidenze epidemiologiche incomplete, quando tali elementi siano idonei a prospettare un rischio per la salute». Nel dubbio, cautela: «Il principio di precauzione impone un monitoraggio costante dei livelli di rischio, poiché i pericoli derivanti dall’inazione possono risultare più gravi di quelli connessi all’adozione di misure preventive idonee a ridurre o impedire effetti rivelatisi più nocivi del previsto». In cosa consiste il pregiudizio? «Nella compromissione attuale e irreversibile del processo di autodeterminazione, che si è consumata nel momento stesso in cui la ricorrente ha utilizzato il dispositivo senza essere posta in condizione di valutare, gestire e ridurre consapevolmente l’esposizione al rischio».Sul fronte del risarcimento, secondo la Cassazione la lesione del diritto all’autodeterminazione del consumatore diventa un pregiudizio autonomo e risarcibile, indipendentemente dall’esistenza o meno di un danno alla salute. Un altro principio innovativo in tema di tutela dei consumatori.

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