A oltre un anno dai primi ritrovamenti, continua a destare preoccupazione la presenza di piccoli dischetti di plastica nera lungo le spiagge dell’

A oltre un anno dai primi ritrovamenti, continua a destare preoccupazione la presenza di piccoli dischetti di plastica nera lungo le spiagge dell’Adriatico. Dopo le prime segnalazioni registrate alla foce dell’Adige, il fenomeno è stato riscontrato anche sulla costa romagnola e, nuovamente, in Puglia. A lanciare l’allarme è Plastic Free Onlus, che chiede di individuare rapidamente l’origine della dispersione per fermare l’inquinamento.I primi ritrovamenti risalgono al gennaio 2025 sulle spiagge di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo. Insieme ai dischetti sono stati rinvenuti anche frammenti di tubi corrugati e guaine plastiche. Secondo quanto emerso, non si tratta di comuni rifiuti, ma di supporti plastici impiegati negli impianti di depurazione delle acque reflue, utilizzati come superficie per la crescita dei microrganismi che rendono possibile il processo di trattamento.L’origine della dispersione non è stata ancora accertata. Tra le ipotesi principali figura il malfunzionamento di un impianto di depurazione situato nel bacino dell’Adige, che avrebbe consentito ai materiali di raggiungere il fiume e, successivamente, il mare, trasportandoli lungo tutto il litorale adriatico.La distribuzione dei ritrovamenti rafforza questa ricostruzione: oltre a Rosolina Mare e alla foce dell’Adige, i dischetti sono stati individuati anche a Chioggia, Sottomarina, Isola Verde, lungo il corso dell’Adige nel Veronese, sulla costa della Romagna e in Puglia. Durante il monitoraggio effettuato da Plastic Free nel “Weekend del Mare”, sono stati censiti 87 dischetti su tratti campione di cento metri tra Chioggia, Rosolina Mare, Porto Viro e Porto Tolle, mentre le successive raccolte hanno confermato che la dispersione è ancora in corso.«Siamo stati i primi a segnalare la presenza dei dischetti spiaggiati a Rosolina nel gennaio 2025. Speravamo che si riuscisse rapidamente a individuarne l’origine e a risolvere il problema, ma continuiamo purtroppo a trovarne in grandi quantità», afferma Riccardo Mancin, referente di Plastic Free. «Ci preoccupa l’impatto ambientale di questi materiali e il fatto che non si sia ancora riusciti a fermarne la dispersione».
L’associazione rinnova quindi l’appello alle autorità competenti affinché vengano individuate le cause del fenomeno e adottati interventi efficaci per impedire che nuovi materiali plastici raggiungano il mare, tutelando l’ambiente e le coste dell’Adriatico.



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