Il sistema sanitario pugliese è pronto sul fronte clinico ma ancora vulnerabile sul piano organizzativo nella gestione del diabete di tipo 2. È qu

Il sistema sanitario pugliese è pronto sul fronte clinico ma ancora vulnerabile sul piano organizzativo nella gestione del diabete di tipo 2. È questa la fotografia scattata dalla Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere – nel corso dell’evento ‘La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2’ tenutosi a Bari, al quale hanno partecipato i principali attori del sistema sanitario pugliese. L’iniziativa è promossa con il contributo non condizionante di Lilly e Roche Diabetes Care.
I numeri del diabete in Puglia
Il diabete di tipo 2 riguarda oltre 300.000 cittadini pugliesi, ai quali si aggiungono tra gli 80.000 e i 100.000 casi stimati ancora non diagnosticati. La prevalenza complessiva del diabete nella regione è salita al 7,6%, contro una stima del 5,4% rilevata nel 2018, superando la media nazionale. “La Puglia, come altre regioni del Sud Italia, presenta una prevalenza di diabete di tipo 2 più elevata rispetto alla media nazionale; tuttavia, i dati riportati dalla regione Puglia non discriminano i singoli tipi di diabete, indicando una prevalenza di 7,6% tutto incluso” dichiara Silvio Tafuri, professore ordinario di igiene generale e applicata all’università degli studi di Bari ‘Aldo Moro’.”Il vero problema è il trend epidemiologico della malattia: le stime regionali disponibili nel 2018 richiamavano un tasso del 5,4% applicato alla popolazione regionale 2015, mentre il più recente aggiornamento regionale del 2026 riporta una prevalenza complessiva del diabete pari al 7,6%, superiore alla media nazionale”.Tafuri sottolinea anche il peso economico della patologia: “Il costo annuale reale della cura del diabete in Italia è di circa 4.000 euro per paziente/anno (Società italiana di diabetologia); altre stime indicano che i costi diretti possono variare da meno di 1.000 euro fino a 7.500 euro annui nei pazienti con più comorbidità. Per il SSN italiano questo si tradurrebbe in una spesa di oltre 9 miliardi annui”.
Punti di forza e criticità
La survey presentata a Bari ha analizzato otto domini: governance e percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta), integrazione ospedale-territorio, innovazione terapeutica, accessibilità ed equità, digitalizzazione, monitoraggio degli esiti, professionalità e coinvolgimento del paziente. Il quadro che emerge è duplice.Sul versante positivo, il sistema pugliese può contare su una rete consolidata di centri di diabetologia, su professionisti qualificati e su un’apertura all’innovazione terapeutica e tecnologica, anche con un approccio cardio-nefro-metabolico.Sul versante critico, manca un Pdta regionale strutturato e uniforme per le sei province pugliesi. L’integrazione tra ospedali, specialisti e medicina di base risulta affidata più alle relazioni personali tra professionisti che a procedure condivise. Mancano un registro regionale della patologia, un utilizzo sistematico del fascicolo sanitario elettronico e del teleconsulto. Si registrano inoltre carenze di personale dedicato, in particolare in ambito nutrizionale-dietetico e nell’infermieristica diabetologica.”Per quanto riguarda la Puglia emerge un sistema di gestione del diabete mellito di tipo 2 caratterizzato da un quadro complessivamente positivo sul piano delle competenze professionali e della disponibilità all’innovazione terapeutica e tecnologica. Allo stesso tempo le interviste evidenziano alcune criticità ricorrenti, in particolare la necessità di rafforzare la governance unitaria del percorso di cura, attraverso l’implementazione di un PDTA regionale strutturato, migliorare l’integrazione tra i diversi setting assistenziali, rendere più uniforme l’organizzazione sul territorio e sviluppare strumenti di monitoraggio e valutazione degli esiti – commenta Angela Ianaro, dell’osservatorio innovazione Motore sanità, professoressa ordinaria di farmacologia all’università degli studi di Napoli Federico II – Questa prima survey rappresenta quindi una base conoscitiva molto importante, che sarà ulteriormente integrata e valorizzata con il confronto con le altre Regioni italiane coinvolte nel progetto. La sanità pugliese presenta un buon livello di maturità sul piano clinico, una rete diabetologica consolidata e una diffusa attenzione all’innovazione; tuttavia, la readiness di questo SSR può essere considerata ancora intermedia dal punto di vista organizzativo”.
Il progetto nazionale Fiaso
L’evento di Bari è la prima delle cinque tappe regionali del progetto “Diabete di tipo 2 e readiness del SSN”, che coinvolgerà anche Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto. Il percorso si concluderà con una giornata nazionale di sintesi a Roma il 5 novembre 2026, presso il ministero della salute.”Di fronte ai numeri del diabete – spiega Giuseppe Quintavalle, presidente Fiaso e direttore generale della ASL Roma 1 – la domanda che dobbiamo porci come manager della sanità italiana è ‘come possiamo far funzionare meglio il sistema che si prende cura delle persone che si misurano con questa cronicità?’. Noi siamo convinti che strumenti come i PDTA siano particolarmente utili, perché ci consentono di garantire l’attenzione più adeguata a tutte le fasi del percorso di presa in cura, a cominciare dalla prevenzione. Assicurano, inoltre, le risposte più corrette in termini di appropriatezza di ciò che mettiamo a disposizione dei cittadini e ci permettono di intervenire, per tempo, sull’aderenza, tanto diagnostica che terapeutica”.”E poi siamo in una fase nuova della vita del SSN, con le nuove Case della comunità che potrebbero giocare un ruolo rilevante per questa come per altre cronicità, e con la disponibilità crescente di strumenti digitali e di telemedicina, che aprono spazi enormi alle possibilità del sistema di essere più efficace in termini di medicina di iniziativa, continuità e prossimità, grazie anche alla integrazione dei monitoraggi da remoto. Il progetto ‘Diabete di tipo 2 e readiness del SSN’ – prosegue Quintavalle – nasce da tutte queste considerazioni: vogliamo costruire, insieme alle reti regionali di Fiaso, ai principali stakeholder e all’intera comunità diabetologica un framework di analisi e di governance che misuri la reale capacità – la readiness, appunto – del sistema di applicare percorsi di presa in cura di qualità, equi e sostenibili e faccia emergere le tante buone pratiche esistenti”.L’obiettivo finale, secondo Quintavalle, è tradurre i risultati “in indicazioni operative, immediatamente utilizzabili da aziende sanitarie e decisori, ai diversi livelli, guardando alle specificità del Diabete di tipo 2 ma anche ai suoi aspetti paradigmatici, che potrebbero consegnarci, questa è la nostra ambizione, un modello di intervento valido anche per altre cronicità”.


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