«Il pranzo a sacco nei lidi privati? È un tema ampiamente superato perché c’è già una normativa che regola il settore. Ciò che andrebbe affrontato

«Il pranzo a sacco nei lidi privati? È un tema ampiamente superato perché c’è già una normativa che regola il settore. Ciò che andrebbe affrontato, invece, è l’adeguamento della qualità delle spiagge libere spesso senza servizi minimi. A partire dalla sicurezza vista l’assenza di bagnini. Perciò andrebbe rilevato il demanio marittimo in modo da incassare i canoni di concessione e destinare risorse ai Comuni. È possibile grazie a un decreto legislativo in vigore già dal 2010 che attende, però, l’emanazione di un decreto attuativo». Antonio Capacchione, presidente nazionale dei balneari (Sib Confcommercio), è un operatore di settore che da anni opera a Margherita di Savoia. Una località da centinaia di lidi “allestiti” con l’obbligo di garantire sicurezza, qualità dei servizi e il giusto mix tra costi e ricavi. E così, più che alimentare la polemica sul consumo di teglie di pasta al forno o di patate riso e cozze, l’indicazione del leader dei balneari è tutta per il governatore Antonio Decaro: far si che il comparto abbia uno sviluppo autosostenibile e gestito in prima persona dalla Regione.
Capacchione, nei lidi di Puglia i pranzi portati da casa sono contro il decoro. Lo stabilisce anche una regolamentazione di qualche anno fa. Perché è divampata la polemica?
È oramai un aspetto marginale e superato dai fatti. Tramezzino, focaccia, panini sono alimenti che possono essere consumati senza problemi. Se poi si consuma il pranzo completo sotto un ombrellone a poca distanza da altre persone c’è un problema di corretta convivenza e di rispetto».
Nel suo lido come viene gestito il consumo di alimenti non acquistati nella struttura?
«Ho semplicemente allestito una zona pic nic e possono pranzare, con tavolino gratuito, fino a mille persone».
Meglio spiaggia libera o privata?
«Guardi, il privato investe e ha delle responsabilità giuridiche a cui far fronte. Il servizio di salvataggio è un obbligo, ma è anche una risorsa per i bagnanti. Il punto è che nelle aree libere bisogna garantire uno standard adeguato».
La Regione avviato il piano «Mare Democratico» per rendere le spiagge più accessibili. Stanziati 10 milioni in tre anni.
«È positivo, ma il termine per le presentazioni delle domande è stato prorogato al 10 luglio perché bisogna aumentare il numero di candidatine. Non è semplice per un Comune attrezzare e far funzionare un’area con servizi, i costi sono elevati. La priorità è rendere la spiaggia pubblica non diserie B. Ecco perché la prospettiva andrebbe ribaltata».
In che senso?
«A Decaro suggerirei di prendere in esame gli articoli 3 e 5 del decreto legislativo 85 del 2010 che consente alle Regioni di rilevare il demanio marittimo. Certo, è una strada tutta da costruire, ma sarebbe decisiva sapendo che lo Stato incassa dalla sola Puglia 16 milioni all’anno di canoni di concessioni. Risorse preziose per il settore pubblico».
Ciò vale anche per il demanio spiagge?
«Sì, insieme ai beni marittimi di rilevanza non nazionale. Eravamo in attesa di un decreto attuativo che, tuttavia, non è mai stato approvato. La Regione dovrebbe chiedere al governo di intervenire».
La spiaggia libera è meno sicura?
«Purtroppo le statistiche parlano chiaro: il numero degli annegamenti è il doppio di quelli che si verificano nelle strutture private».


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