Puglia e spiagge accessibili. Giampietro: «Segnali incoraggianti ma anche criticità che non possiamo ignorare»

Oltre 900 chilometri di costa, decine di località «Bandiera Blu» e un turismo in costante crescita. La Puglia continua a essere una delle mete estiv

Listeria nel gorgonzola, richiamato lotto Pascoli Italiani
Previsione meteo Puglia mercoledì, 30 aprile
il Faro illumina la città

Puglia e spiagge accessibili. Giampietro: «Segnali incoraggianti ma anche criticità che non possiamo ignorare»

Oltre 900 chilometri di costa, decine di località «Bandiera Blu» e un turismo in costante crescita. La Puglia continua a essere una delle mete estive più amate d’Italia, ma la piena accessibilità delle spiagge e delle strutture ricettive rappresenta ancora una sfida aperta.

Negli ultimi anni la Regione ha investito in progetti e finanziamenti per favorire l’inclusione delle persone con disabilità, ma il percorso è ancora lungo e presenta forti differenze tra i vari territori. Il Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità, Antonio Giampietro, traccia un bilancio dei risultati raggiunti, delle criticità ancora presenti e delle iniziative che potrebbero rendere il mare pugliese davvero accessibile a tutti.

Garante, la Puglia dispone di oltre 900 chilometri di costa. Le spiagge realmente inclusive sono sufficienti?

«No, rispetto all’estensione del nostro litorale e alla crescente domanda di turismo accessibile sono ancora troppo poche. Sarebbe però ingiusto non riconoscere i passi avanti compiuti negli ultimi anni, soprattutto in alcune aree come il Salento. La Regione Puglia, attraverso la legge regionale 48 del 2018, sostiene ormai da anni i Comuni che realizzano spiagge accessibili e questo ha favorito una crescita importante del numero di lidi e arenili attrezzati. Oggi, però, è arrivato il momento di compiere un ulteriore salto di qualità. Non bastano le opere infrastrutturali: accanto a passerelle, servizi igienici accessibili, aree ombreggiate e ausili per la balneazione servono anche servizi qualificati di accoglienza e accompagnamento con personale formato. È una richiesta che, insieme alle associazioni rappresentative delle persone con disabilità, abbiamo portato all’attenzione dell’Assessorato regionale al Demanio e al Patrimonio, trovando piena disponibilità e una risposta positiva. La strada è ancora lunga e permangono differenze significative tra i vari territori, ma sarebbe ingeneroso non riconoscere i progressi che la Puglia ha compiuto negli ultimi anni».

Quali sono oggi i principali progetti che la Regione Puglia sta portando avanti per favorire il turismo inclusivo?

«La Regione Puglia ha avviato un percorso concreto che punta a rendere il turismo balneare sempre più inclusivo, costruendo un dialogo costante con le associazioni delle persone con disabilità. Proprio su una mia proposta, condivisa dal mondo associativo e accolta dall’assessore al Demanio e patrimonio Marina Leuzzi, stiamo lavorando alla costituzione di un tavolo permanente di confronto, che consentirà di affrontare in modo stabile le criticità e programmare gli interventi futuri. Tra gli strumenti già operativi c’è “Mare Democratico” (ne parliamo nell’articolo sotto nella pagina dell’edizione cartacea, ndr). Resta poi fondamentale la legge regionale 48/2018, che finanzia la realizzazione di spiagge accessibili e che quest’anno consente di utilizzare le risorse anche per servizi di assistenza e accompagnamento. A questo si aggiunge il progetto “Granello d’Oro”, destinato a realizzare una mappatura regionale delle spiagge accessibili con una classificazione basata sul reale livello di accessibilità, offrendo così informazioni certe e trasparenti ai cittadini e ai turisti

Le barriere architettoniche rappresentano ancora il principale ostacolo?

«Assolutamente sì. Le criticità riguardano soprattutto molte strutture ricettive e numerosi bed and breakfast ricavati in edifici costruiti prima dell’entrata in vigore della normativa sull’accessibilità. Si tratta spesso di immobili perfettamente regolari, ma non facilmente fruibili da chi ha una disabilità motoria. Lo stesso problema interessa molti centri storici e una parte consistente del patrimonio edilizio pugliese. Esiste poi un’altra questione che considero fondamentale: la correttezza dell’informazione. Chi promuove una struttura come accessibile deve garantire che lo sia realmente. Dichiarare servizi inesistenti significa creare disagi enormi a persone che organizzano la propria vacanza contando su determinate caratteristiche e che, una volta arrivate sul posto, scoprono di non poter utilizzare gli spazi».

Oggi esiste una mappatura ufficiale delle spiagge accessibili della Puglia?

«Attualmente non esiste ancora una banca dati completa, aggiornata e facilmente consultabile. Abbiamo l’elenco delle spiagge realizzate o adeguate grazie ai finanziamenti regionali, ma questo non coincide con una fotografia complessiva dell’accessibilità del litorale pugliese. È proprio questa la finalità del progetto “Granello d’Oro”, che consentirà di censire sia le spiagge pubbliche sia quelle private, indicando con criteri oggettivi il livello di accessibilità di ciascuna. Ritengo che debba essere data particolare attenzione alle spiagge pubbliche, perché rappresentano il primo presidio del diritto di tutti ad accedere liberamente al mare. Informazioni chiare e trasparenti permettono inoltre alle famiglie di programmare le proprie vacanze con maggiore serenità».

Qual è la sfida più importante che la Puglia deve affrontare nei prossimi anni?

«L’estate 2026 mostra segnali incoraggianti, ma anche criticità che non possiamo ignorare. Le spiagge accessibili sono aumentate, tuttavia la loro distribuzione rimane disomogenea e continuiamo a ricevere segnalazioni di servizi dichiarati accessibili che nella realtà non lo sono. Abbiamo riscontrato persino casi di servizi igienici destinati alle persone con disabilità utilizzati come depositi, un fatto che dimostra come il problema non sia solo infrastrutturale, ma anche culturale. Per questo stiamo promuovendo un tavolo di concertazione con gli assessorati regionali, Anci Puglia, Guardia Costiera e associazioni delle persone con disabilità, con l’obiettivo di definire linee guida comuni e rafforzare i controlli. L’accessibilità non può essere verificata una sola volta: deve essere monitorata costantemente. Solo abbattendo anche le barriere culturali, oltre a quelle architettoniche, il diritto al mare, al turismo e al tempo libero potrà essere davvero garantito a tutti i cittadini».

COMMENTI

WORDPRESS: 0