Si sono investimenti agricoli a valere sui fondi del Csr (Complemento di sviluppo rurale) che hanno visto allungarsi i propri tempi a causa di fat

Si sono investimenti agricoli a valere sui fondi del Csr (Complemento di sviluppo rurale) che hanno visto allungarsi i propri tempi a causa di fattori non previsti. Primo fra tutti la guerra in Iran con il suo «codazzo» di sciagure. Per questo il trascinarsi della tempistica ha rischiato di far trovare i 415 beneficiari degli investimenti – gli stessi che avevano aderito alla garanzia pubblica istituita nel 2024- sguarniti di una polizza nel frattempo scaduta con il problema di doverla rinegoziare al rialzo. Con una delibera della scorsa settimana la Giunta ha prorogato le vecchie polizze (di fatto ponendo una garanzia regionale su una polizza bancaria o assicurativa) al 30 novembre 2026, data in cui gli investimenti dovranno essere conclusi.”Abbiamo deciso di procedere in questo modo – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli – per venire incontro alle esigenze di agricoltori già colpiti da una serie di problematiche. Penso ai rincari di carburanti e fertilizzanti, alla difficoltà di reperire alcuni materiali, al blocco prolungato dell’export verso il Medio Oriente. Un aiuto tangibile, quindi, per favorire la piena realizzazione degli investimenti che ci auguriamo trovino attuazione nei tempi stabiliti”.Ma non è tutto qui. “La questione interroga un problema più generale – prosegue – nel Mezzogiorno, infatti, il costo delle polizze è più alto rispetto ad altre zone d’Italia, a cominciare proprio da quelle necessarie per assicurare i propri raccolti. Un tema non secondario alla luce dei cambiamenti climatici che sempre più spesso rendono necessario il ricorso allo stato di calamità naturale”.La procedura, però, definita dal decreto legislativo 102 del 2004, è complessa: l’agricoltore che riceve un danno, ad esempio da una grandinata o da altro tipo di evento naturale, deve contattare il Comune di appartenenza che a sua volta formula la richiesta al Servizio Territoriale dell’Agricoltura, il vecchio Ipa. Quest’ultimo invia un ispettore con il compito di verificare se il danno abbia superato o meno il 30% del raccolto in quella zona. Solo a questo punto, l’Assessorato produce una delibera di Giunta per richiedere la calamità naturale al Ministero.La maggior parte delle volte, però, la risposta non è positiva: le produzioni colpite da calamità sono spesso assicurabili e dunque non possono essere indennizzate dal fondo di solidarietà nazionale dedicato, peraltro sempre meno capiente rispetto al moltiplicarsi degli eventi con impatto negativo. D’altra parte, chi desidera assicurarsi riceve ora dal ministero solo il 50% del premio a fondo perduto, non più il 70% come prima.”Per questa ragione – spiega Paolicelli – stiamo cercando di reperire risorse dal Bilancio autonomo per coprire lo scarto e riportare la quota alla sua definizione precedente”.Non è finita qui, però, perché esiste un altro elemento di disparità territoriale. Al Sud i premi sono molto più alti rispetto al Nord, con il rischio che gli agricoltori non si assicurino più rimanendo così completamente privi di qualsiasi forma di copertura: niente polizza e niente tutele ministeriali.Non casualmente, una delle proposte che la Puglia ha formulato per la nuova Pac (Politica Agricola Comune), come conferma l’Assessorato, è proprio un fondo per la gestione del rischio. Soldi europei, dunque, per integrare le risorse nazionali e regionali.”Il tema delle polizze e della sicurezza non è secondario – conclude Paolicelli – in un momento delicato in cui l’agricoltura subisce in prima linea gli effetti del clima che cambia e delle distorsioni del mercato a causa di fattori esogeni. L’impegno dell’amministrazione regionale è proprio quello di reperire risorse e trovare soluzioni ma è necessario rivolgere anche un appello agli assicuratori per ridurre i costi e aumentare così la platea degli assicurati”.


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