Fisco, domani il tax day per le imprese: 22,9 miliardi da versare. E i pugliesi sono secondi in Italia per evasione

Si avvicina la scadenza fiscale più temuta dalle aziende: entro domani gli imprenditori italiani dovranno versare nelle casse dell’erario 22,9 milia

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Si avvicina la scadenza fiscale più temuta dalle aziende: entro domani gli imprenditori italiani dovranno versare nelle casse dell’erario 22,9 miliardi di euro. Un punto di Pil, praticamente una Finanziaria. Un’occasione, dal punto di vista delle analisi, per ragionare di pressione fiscale ed evasione con la Puglia seconda regione italiana per «infedeltà» fiscale.Ad offrire un approfondimento ad ampio spettro è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che, nel suo report settimanale, ricorda la suddivisione delle imposte: la quota più importante arriverà dall’Ires (l’imposta sul reddito delle società di capitali) con ben 15,8 miliardi di esborso, seguiti dai 5,1 dell’Irap, dagli 1,8 dell’Irpef e da altri 209 milioni derivati dalle addizionali comunali e regionali. Appunto 22,9 miliardi per i quali si potrà chiedere una proroga al 30 luglio con un aggravio dello 0,4%. Tempi duri per le imprese come certifica anche la graduatoria europea dei contribuenti più tartassati: gli italiani sono quinti con una pressione che si attesta al 43,1% del Pil, superando di ben 2,7 punti la media continentale ferma al 40,7%. Peggio di noi solo i francesi (46,1%), i danesi (45,5%), i belgi (44,2%) e gli austriaci (44,1%). Tutti gli altri respirano un po’ di più: vale per i tedeschi (41,8%), gli spagnoli (38,1%) e soprattutto per gli irlandesi con appena il 21,4% del peso fiscale sul Pil.L’altra faccia della luna, prosegue la Cgia, è legata invece all’evasione. L’Italia ha compiuto enormi sforzi di contrasto al fenomeno: solo nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha «ripreso» 36,2 miliardi di euro, coronamento di un quadriennio (2022-2025) che ha visto aumentare il recupero del 44% grazie all’utilizzo di quattro strumenti: compliance fiscale, split payment, fatturazione elettronica e invio telematico dei corrispettivi, tutte misure che hanno reso la vita difficile agli evasori. E tuttavia, secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, mancano all’appello ancora 107 miliardi di euro. L’evasione, insomma, viaggia intorno al 12%. Ma quali sono le Regioni dove il fenomeno assume percentuali maggiori? La Puglia è seconda con un peso del 18,5%. Fa peggio solo la Calabria con il suo 20,4%. La Sicilia (18%) e la Campania (17,9%) completano un poker di testa completamente meridionale. I contribuenti più virtuosi, invece, sono quelli della Provincia Autonoma di Bolzano: qui l’evasione è appena al 7,9%. Il discorso però si capovolge se si considerano i volumi cioè se si «pesano» le risorse sottratte alle casse pubbliche. A guidare la classifica è la Lombardia che evade «solo» per l’8,2% ma quel numero vale 17,7 miliardi, mentre il 18,5% pugliese supera appena i 7. La Basilicata con il suo 13,4% di evasione, che la colloca comunque all’ottavo posto nazionale, non arriva al miliardo di denari sottratti, superata al ribasso solo da Molise e Valle d’Aosta. Perfino Trento e Bolzano, con le loro percentuali minime, alla prova dei fatti evadono di più (0,9 e 1 miliardi).La prospettiva, insomma, fa tutto. Ma come si può recuperare ciò che manca? La Cgia non ha dubbi: «L’incrocio delle banche dati, l’analisi dei flussi finanziari e l’impiego di strumenti digitali avanzati – conclude il rapporto – consentono di individuare con maggiore precisione le situazioni che presentano maggiori profili di rischio».

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