Manfredonia, Rendina condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Ciociola

Seconda condanna all’ergastolo per Giuseppe Rendina, l’imprenditore agricolo di 49 anni di Trinitapoli, riconosciuto colpevole dell’omicidio del soc

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Foggia, Rendina condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Ciociola

Seconda condanna all’ergastolo per Giuseppe Rendina, l’imprenditore agricolo di 49 anni di Trinitapoli, riconosciuto colpevole dell’omicidio del socio Giuseppe Ciociola di 60 anni, ucciso con un colpo di pistola alle spalle nel suo podere di Zapponeta l’11 marzo 2022. L’avrebbe ammazzato per non restituire un prestito di 60mila euro, Rendina si dice innocente. La sentenza è stata pronunciata alle 19.30 dopo 4 ore di camera di consiglio dalla corte d’assise di Foggia, al termine del processo iniziato il 29 settembre 2023.La stessa corte d’assise aveva già inflitto il 10 maggio 2025 il carcere a vita a Rendina per il duplice omicidio, confessato dall’imputato, di Gerardo e Pasquale Cirillo, padre e figlio, cerignolani, soci di Rendina nella coltivazione di un campo di carciofi. Furono assassinati il 30 luglio 2022 nelle campagne tra Cerignola e Zapponeta: anche in quel caso il movente fu di natura economica, l’imputato non voleva restituire 20mila euro ricevuti da Gerardo Cirillo. Decisiva per la condanna pronunciata ieri la consulenza balistica dei Ris, secondo cui la pistola a salve modificata che ammazzò padre e figlio sarebbe la stessa utilizzata 4 mesi prima per sparare a Ciociola. Rendina fu fermato il 3 agosto 2022, tre giorni dopo il duplice omicidio. Mentre era in carcere, il 25 maggio 2023 gli venne notificata l’ordinanza del gip per l’omicidio Ciociola. L’imputato ieri ha assistito alla lettura del verdetto. “Non ho ucciso io Giuseppe Ciociola” disse nella precedente udienza del 5 giugno.La corte d’assise ha quindi accolto la richiesta di ergastolo avanzata il 5 giugno dal pm Giuseppe Marangelli e dall’avv. Francesco Le Noci di parte civile per i familiari di Ciociola. “Tra marzo e luglio del 2022, Rendina si trasformò in un serial killer determinato a far fuori i suoi creditori” disse il pm, rimarcando come si fosse indebitato sia con Ciociola che chiedeva la restituzione del prestito per acquistare un appartamento a Scalo dei Saraceni da intestare ai figli; sia con Cirillo padre. Nel ricordare come in un’intercettazione in carcere, l’imputato si fosse definito “un killer a sangue freddo”, il pm aveva parlato di “numero impressionante di indizi gravi, precisi e concordanti a suo carico per l’omicidio Ciciola. Era sul luogo del delitto; aveva l’arma che poi avrebbe usato per ammazzare i Cirillo; aveva un movente”.Il difensore avv. Paolo Ferragonio nel chiedere l’assoluzione replica che gli indizi sono insufficienti: la consulenza balistica sull’arma si esprime in termini di possibilità/probabilità, ma non dà certezze; come non sarebbe stato dimostrato il movente, perché dei tanti testimoni sentiti ne ha parlato solo uno; nessuna impronta digitale o traccia biologica utile per il Dna e riconducibile a Rendina è stata trovata nel podere teatro del delitto. Questo il commento dell’avv. Ferragonio dopo la lettura del verdetto: “sentenza non condivisibile in un processo indiziario senza una prova certa. Un processo caratterizzato dal concetto di ‘colpa d’autore’ perché i giudici hanno ritenuto che avendo Rendina ucciso i Cirillo, avesse ammazzato anche Ciuffreda. Farò appello”. Nei prossimi giorni il caso sbarca in Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso dell’avv. Ferragonio contro la decisione della corte d’appello di Bari che lo scorso dicembre respinse la richiesta difensiva di ricusazione della corte d’assise di Foggia. Per il difensore i giudici non sarebbero stati imparziali per aver già condannato Rendina nel processo per il duplice omicidio Cirillo, valutando in quel procedimento prove decisive anche per il delitto Ciociola.

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