MANFREDONIA/ L’APPELLO DISPERATO DA SIPONTO: GIUSEPPE PIO, GIOVANE DISABILE COSTRETTO A VIVERE IN UN CONTAINER, È ORA ANCHE SENZA ELETTRICITÀ

Una situazione di profondo degrado e abbandono che si consuma nel silenzio delle istituzioni, a due passi dalle bellezze del golfo. È la drammatic

Lotteria Italia, l’incubo di un foggiano lungo 16 anni: vinse 1,2 milioni di euro ma dimenticò di ritirare il premio
Crisi del grano duro senza fine a Foggia, la quotazione crolla da 59 euro a quintale a poco più di 42
Casa Sollievo Sofferenza: nessuna proc. fallimentare

Una situazione di profondo degrado e abbandono che si consuma nel silenzio delle istituzioni, a due passi dalle bellezze del golfo. È la drammatica realtà in cui vive Giuseppe Pio Quitadamo, un giovane di Manfredonia costretto sulla sedia a rotelle che, insieme a suo padre Matteo, abita all’interno di una casa mobile (un container riadattato) in condizioni igienico-sanitarie totalmente inadeguate, nella zona palustre e isolata della periferia di Siponto.

Come se non bastasse il grave disagio quotidiano legato alla disabilità e alla precarietà dell’alloggio, da oltre una settimana la situazione è precipitata: la struttura è completamente priva di energia elettrica, lasciando il ragazzo al buio e senza la possibilità di usufruire dei più basilari ausili domestici e di riscaldamento o refrigerazione.

Un’esistenza ai margini: il fango e le barriere

La dimora di Giuseppe Pio si trova in un’area palustre che, soprattutto nei mesi di pioggia o forte umidità, si trasforma in un acquitrino impraticabile. Per un ragazzo costretto in carrozzina, anche solo varcare la soglia di casa diventa un’impresa impossibile.

Isolamento totale: La zona, oltre ad essere soggetta a umidità e parassiti, è difficilmente raggiungibile dai mezzi di soccorso in caso di emergenza.

Mancanza di servizi: Vivere in un container significa non avere l’isolamento termico necessario, esponendo Giuseppe Pio a temperature estreme.

Il buio da una settimana: Il recente distacco o guasto della linea elettrica ha tolto l’ultima parvenza di dignità a un contesto già drammatico, impedendo persino di ricaricare i dispositivi medici o la stessa carrozzina elettrica in modo agevole.

La solidarietà e gli appelli (rimasti a metà)

Il caso di Giuseppe Pio non è del tutto nuovo alla cronaca locale e ai media, che già in passato avevano provato a sollevare il velo su questa vicenda, incassando l’interessamento temporaneo di realtà caritatevoli (come la Caritas diocesana) e la promessa di un impegno da parte della Chiesa locale e delle autorità cittadine per trovare un alloggio popolare o una sistemazione dignitosa.

“Non si può abbandonare un ragazzo con disabilità in queste condizioni”, denunciano i residenti e chi conosce la famiglia. “Vivere in un container nella palude è inaccettabile per una società civile. Togliergli anche la luce significa condannarlo all’invisibilità”.

L’urgenza di un intervento immediato

Il padre di Giuseppe Pio, che assiste il figlio tra mille difficoltà economiche e fisiche, lancia l’ennesimo disperato grido d’aiuto. L’appello è rivolto in primis al Comune di Manfredonia, ai Servizi Sociali e a chiunque possa mettere a disposizione un appartamento accessibile privo di barriere architettoniche.

La priorità assoluta delle prossime ore resta il ripristino immediato della corrente elettrica per motivi di sicurezza medica, ma la soluzione definitiva non può più attendere: Giuseppe Pio ha diritto a una casa vera, sicura e dignitosa.

COMMENTI

WORDPRESS: 0