Gli aiuti per chi ha figli non fermano l’inverno demografico. Nonostante il Governo abbia potenziato la misura anche nel 2026 attraverso la riform

Gli aiuti per chi ha figli non fermano l’inverno demografico. Nonostante il Governo abbia potenziato la misura anche nel 2026 attraverso la riforma dell’Isee, dopo averla già aumentata del 50% dal 2023 ad esempio per il primo anno di vita dei neonati, a quanto pare l’assegno unico non riesce a invertire la rotta della denatalità: la platea raggiunta dall’aiuto per i figli a carico tra zero e 21 anni (e senza limiti di età, se disabili) si assottiglia, e sono di più i ragazzi che crescono e perdono i requisiti, rispetto ai nuovi nati. Il numero di figli beneficiari dell’assegno unico è sceso del 3,6% negli ultimi due anni, in base ai dati dell’Osservatorio Inps sulla prestazione universale, aggiornati al mese di marzo.Entrato in vigore a marzo 2022 sotto il Governo Draghi, come riordino in un unico strumento dei diversi contributi e delle detrazioni precedenti, l’assegno unico universale è attribuito progressivamente (in base all’Isee del nucleo familiare) a tutti i nuclei con figli «al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile». Con queste parole la legge delega 46/2021 che ha “disegnato” la misura esplicitava l’obi
La platea
I primi due anni sono stati di assestamento: l’assegno unico ha progressivamente raggiunto la maggior parte delle famiglie interessate. Dopo aver fatto domanda per ciascun figlio sul portale Inps (il rinnovo è automatico ogni anno finché si possiedono i requisiti), basta aggiornare l’Isee familiare per definire l’importo spettante: l’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo va ottenuto entro marzo, altrimenti si ha diritto solo alla quota minima dell’assegno, con possibilità di recupero degli arretrati se viene elaborato entro fine giugno.Assegno unico, come cambia da gennaio 2024: quota massima verso i 200 euro
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Così pian piano i figli beneficiari dell’assegno unico sono passati da 8,4 milioni nel 2022 al picco di 9,7 milioni a marzo 2024, a fronte di una platea potenziale di 9,5 milioni di minori e 1,75 milioni di ragazzi tra 18 e 21 anni. Da quel momento in poi, però, il numero di figli raggiunti dal contributo ha iniziato a diminuire: a marzo 2026 erano 348.753 in meno rispetto allo stesso mese del 2024; anche mettendo a confronto il numero medio di assegni erogati nel primo trimestre 2026 rispetto a quelli del primo trimestre 2024, all’appello mancano 254mila beneficiari (-2,6%). In pratica, l’evoluzione della platea dell’assegno sembra ricalcare il declino demografico senza riuscire ad alterarlo: il trend riflette quello della popolazione under 21, scesa di 285mila unità tra il 2024 e il 2026 (-2,5%), ancora più marcato tra i minorenni (-3,5%).Potrebbe aver contribuito al calo dei beneficiari la leggera ripresa dell’occupazione giovanile, con la conseguente riduzione del numero di Neet maggiorenni che restano a carico dei genitori: secondo l’osservatorio Dedalo (laboratorio permanente sul fenomeno di Fondazione Gi Group) nel terzo trimestre del 2025 il tasso giovani inattivi tra i 20 e i 24 anni è sceso dal 18,4% al 13,8 per cento.
Ad allargare il perimetro dei beneficiari dell’assegno sarà l’articolo 7-bis dell’ultimo decreto Pnrr (Dl 19/2026), aggiunto dalla legge di conversione (50/2026), che – per sanare la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia – ha abrogato il requisito della residenza biennale anche non continuativa nel Paese. Tale requisito era necessario per accedere alla prestazione (in alternativa a un «contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale») insieme a quello del luogo di residenza dei figli, che in virtù della nuova norma possono risiedere anche in un altro Stato membro della Ue, purché fiscalmente a carico. Si prevede che queste due modifiche allargheranno la platea dell’assegno unico di 50mila figli, non appena l’Inps avrà definito i dettagli attuativi.
L’importo medio
Nel frattempo, a crescere è l’importo mensile dell’assegno unico erogato alle famiglie, passato da 150 euro a figlio nel 2022 a 174 euro nel 2025. A gennaio 2026 l’Inps ha certificato un ulteriore adeguamento all’inflazione di +1,4% sugli importi minimi e massimi, che si aggiunge a quelli stabiliti negli anni scorsi (+8,1% nel 2023, +5,4% nel 2024 e +0,8% nel 2025).Dal 2023 il Governo Meloni ha introdotto altre maggiorazioni, tra cui l’incremento del 50% per il primo anno di vita del figlio e fino ai tre anni di età nei nuclei con almeno tre figli e un Isee sotto 40mila euro. Incidono anche le modifiche all’Isee: l’esclusione dei titoli di Stato fino a 50mila euro (da aprile 2024) e la riforma per cinque prestazioni – tra cui l’assegno – contenuta nella manovra 2026. Quest’ultima ha innalzato la franchigia sulla prima casa di proprietà e modificato la scala di equivalenza a favore dei nuclei con due o più figli.A beneficiare di quest’ultimo intervento, osservando i dati del primo trimestre 2026, sono state soprattutto le famiglie con due o più figli (per cui l’assegno è cresciuto in media dell’1,3%). Nessuna variazione, invece, per quelle con un solo figlio, che da sole rappresentano oltre la metà dei nuclei beneficiari (53%) e un terzo dei figli percettori. Sul territorio nazionale la riforma dell’Isee ha avuto un impatto maggiore nelle regioni del Mezzogiorno (190 euro al mese per figlio, in crescita dell’1,2% rispetto al primo trimestre 2025), mentre nel Centro-Nord l’incremento degli importi dell’assegno unico è stato inferiore all’1% (170 euro al mese).


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