La storia e tantomeno la memoria cittadina, non ne fanno menzione. Come se non fossero mai esistiti. Eppure fanno parte di quella grande schiera d

La storia e tantomeno la memoria cittadina, non ne fanno menzione. Come se non fossero mai esistiti. Eppure fanno parte di quella grande schiera di patrioti che hanno combattuto e vinto il fascismo e il nazismo. È una questione molto delicata che richiama implicazioni di grande rilievo, portata all’attenzione pubblica dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Recenti ricerche e studi hanno consentito di evidenziare ben 192 profili di manfredoniani che hanno preso parte, in modalità diverse, a quella Resistenza che ha poi portato all’avvento della Repubblica. Nel dettaglio sono stati contati 23 perseguitasti politici, 37 partigiani, 132 deportati e internati nei lager nazifascisti; 26 i morti in prigionia. Un lavoro di ricerca improbo che ha portato alla consultazione di cinque mila documenti sparsi un po’ ovunque. Una ricerca che naturalmente prosegue. Il che fa supporre che quel numero di 192 persone possa aumentare. Sono tutti uomini ad eccezione di una sola donna: Ercolino Olimpia, nipote di Ercolino Nicola Maria, arrestato nel corso di una manifestazione a Foggia «per aver fatto una dimostrazione di sovversivismo mostrando uno straccio rosso recante una scritta antinazionale». E perciò arrestato. Quello “straccio” altro non era, appurarono le indagini esperite, che il fazzoletto era stato confezionato da Olimpia eppertanto «sottoposta ai vincoli della ammonizione».
L’episodio è ricordato nel libro “Antifascisti, deportati e partigiani di Manfredonia” edito dal Comitato provinciale di Foggia dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia, a cura di Michele Casalucci. Il volume dedicato ai sovversivi di Manfredonia, fa parte della collana di cinque volumi dedicata all’intera provincia di Foggia.
Dopo la caduta di Mussolini, si poté accedere al Casellario Politico Centrale, lo strumento di controllo duro e pervasivo, istituito dal fascismo. Un fascicolo degli schedati nel CPC è depositato presso l’Archivio centrale dello Stato. Ma solo dal 2011 i vari fascicoli personali sono stati resi consultabili. Gli schedati sono 152.589 (147.584 uomini, 5.005 a donne). Più nello specifico: 43.529 comunisti, 35.848 antifascisti, 35.446 socialisti, 26.549 anarchici, 5.262 repubblicani, 5.955 con altra attribuzione. Tra questi anche i 192 manfredoniani, riesumati dall’oblio, totalmente dimenticati, anzi peggio, ignorati.
Interessante la ripartizione politica dei perseguitati politici a Manfredonia, molto indicativa dei sentimenti circolati, anche se non sempre omogeni a causa della qualità e quantità del materiale d’archivio. Dei ventitré, 22 uomini e una donna, schedati nel CPC, 9 erano socialisti, 4 comunisti, 5 repubblicani, 5 antifascisti. Alquanto variegata, a dimostrazione della capillare diffusione dell’antifascismo, la provenienza a riguardo della condizione sociale: 4 erano tra contadini, agricoltori e braccianti, uno era studente, tre tra artigiani e commercianti, 7 tra impiegati e professionisti, 7 operai, un marinaio.
I loro nomi e le rispettive biografie, per quanto è stato possibile, con anche la fotografia, sono dettagliatamente trascritti nel libro. Una galleria interessante e indubbiamente espressiva degli umori e del clima circolante a quel tempo nel quale pareva che tutto era fantastico e si pensava all’imperialismo coloniale.
Dal punto di vista storico oltre che umano, quei 192 manfredoniani rappresentano un patrimonio civile significativo: le loro vicende si collegano direttamente alla costruzione della nuova democrazia sancita dall’Assemblea Costituente e della relativa Costituzione dele quali si è celebrato l’80esimo anniversario.
La loro presenza e il loro sacrificio dimostrano come anche il Mezzogiorno, come osserva l’on. Michele Galante nella prefazione al libro, ha partecipato attivamente alla Resistenza nazionale. Proprio dall’esame di quegli elenchi di partigiani e antifascisti che operarono al centro-nord, si è appurato che tanti provenivano dal sud.
Le vicende di quei corregionali e concittadini, sono rimaste sconosciute, depositate tuttalpiù nelle rispettive famiglie o negli archivi militari. Per Manfredonia è un grave vuoto prodottosi nella stoia della città che va colmato. Una questione che interroga la memoria collettiva. La storia della Resistenza locale e dei suoi protagonisti appare ancora da integrare nel racconto pubblico della città.
Quei 192 concittadini che hanno inserito Manfredonia nella grande storia della Resistenza italiana, meritano un segno della riconoscenza dei posteri attraverso una lapide commemorativa, un albo pubblico, l’intitolazione di via o piazza, di percorsi didattici nelle scuole.
Michele Apollonio


COMMENTI