LA CARITAS DIOCESANA SOFFIO DI SPERANZA CONCREATA

Sono 1764 di cui 69 stranieri anche di Paesi terzi, le persone assistite dalla Caritas Diocesana di Manfredonia (che non riguardano i rifugiati de

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Sono 1764 di cui 69 stranieri anche di Paesi terzi, le persone assistite dalla Caritas Diocesana di Manfredonia (che non riguardano i rifugiati dei quali si interessa una organizzazione a parte). Assistiti che nella Diocesi diventano complessivamente 4.598. Una organizzazione complessa e capillare diretta da don Luciano Vergura, che si occupa delle fragilità, delle marginalità, dei bisognosi. Un soffio di concreta speranza.
«La nostra Caritas Diocesana – spiega Angela Cosenza, responsabile dell’Ufficio progettazione e coordinamento – è una Organizzazione partner capofila (OpC) che fa capo al Fondo sociale europeo, e ci occupiamo, tra l’altro, della distribuzione delle derrate attraverso la rete OpT a noi iscritte. In tutto 22. Nel 2025 sono stati distribuiti 1.401 quintali di prodotti. 690 nella sola Manfredonia. A questi – rivela Cosenza – vanno aggiunti i prodotti che acquistiamo direttamente, quelli che raccogliamo attraverso collette alimentari o che ci vengono donati da aziende e comuni cittadini. Alla sera è aperta una mensa molto partecipata».
È l’altra Manfredonia, quella invisibile, sofferente, bisognevole d’aiuto, cui fa riscontro una Manfredonia solidale, pronta all’ascolto, ad intervenire della quale è parte integrante il Comune con i Servizi sociali e un welfare molto attivo e presente, ma anche organizzazioni come la Casa famiglia don Mario Carmone, l’associazione SS. Redentore che tra gli altri interventi ha attiva, da decine di anni, una mensa frequentata giornalmente da 40-50 persone.
«Quello che emerge dai nostri Centri di ascolto Caritas – annota Angela Cosenza – è che oggi le forme più gravi di disagio sono 8: povertà estrema, mancanza di dimora, disturbi psichici, dipendenze, violenze, irregolarità giuridica, isolamento, svantaggi connessi alla ex detenzione. Queste condizioni – evidenzia – costituiscono le espressioni più acute e radicate dell’esclusione sociale. Raramente si manifestano da sole, tendono piuttosto a sovrapporsi e potenziarsi reciprocamente generando percorsi di esclusione profonda e difficilmente reversibile».
Circa due terzi di quelle persone si rivolgono alla Caritas manifestando almeno tre ambiti di fragilità. «Oggi sono insufficienti gli interventi fondati sul sostegno economico o sull’assistenza emergenziale» – osserva la responsabile della programmazione Caritas. «Certo – rileva – è importante dare una prima risposta al bisogno ma questa va collegata ad una serie di interventi ed azioni che agevolino la persona ad entrare in un percorso che li aiuti a recuperare la fiducia in sé stessi, accrescere competenze e intessere relazioni, per arrivare all’autonomia».
Di qui l’impegno a organizzare una serie di servizi, quali: Centro di ascolto, mense, dispensari, centri di accoglienza, ambulatorio sociale polispecialistico, e persino il microcredito sociale. Sorto nel 2023, il poliambulatorio si è rivelato una struttura di grande utilità. È stato ampliato e l’organico dei medici, tutti volontari, è stato portato a diciannove specialisti «Dall’inizio di quest’anno – riporta Cosenza – sono stati 273 le prestazioni specialistiche effettuate e sono in forte aumento».
L’ammissione al poliambulatorio è riservata a quelle persone che non hanno accesso al servizio sanitario nazionale o in particolari condizioni di sofferenza; il servizio è esteso anche agli ospiti di Borgo Mezzanone. Anche il microcredito sociale “Mi fido di Noi” è rivolto a persone e famiglie in condizioni di fragilità economica offrendo loro un aiuto concreto per far fronte a spese mediche, canoni di locazione, accesso a servizi pubblici essenziali, spese scolastiche.
Michele Apollonio

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