Anche Manfredonia sarà presente nel coro delle celebrazioni dell’80esimo anniversario della proclamazione della Repubblica con una manifestazione or

Anche Manfredonia sarà presente nel coro delle celebrazioni dell’80esimo anniversario della proclamazione della Repubblica con una manifestazione organizzata dal sindaco Domenico La Marca. Si inizierà con il Canto degli Italiani, ovvero l’Inno nazionale, interpretato dal Concerto bandistico Città di Manfredonia che, con inizio alle ore 8, lo diffonderà per le vie cittadine. Alle 10, sarà deposta una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto presso la sede Municipale, alla presenza delle autorità civili e militari che in corteo si recheranno presso il Monumento ai Caduti di tutti le guerre eretto al Parco delle rimembranze dinanzi al Castello manfredino. Al pomeriggio, alle 18,15, raduno delle autorità civili e militari, delle associazioni militari e civili, presso la Villa comunale per raggiungere, in corteo, Piazza del Popolo dove saranno letti gli articoli che compongono la Costituzione Italiana.
Una giornata da ricordare quella del 2 giugno 1946 per una Manfredonia che voleva guardare lontano. Piazza del Popolo era un crogiuolo nel quale ribollivano le istanze di libertà, democrazia, progresso. Sia pure con un margine ristretto, a Manfredonia, contrariamente alla maggioranza dei comuni pugliesi, prevalse la scelta repubblicana. Alle urne si recarono a votare 12.256 elettori (89,38%) dei 13.713 venti diritto, tra cui e per la prima volta nella storia italiana, anche le donne. Quel voto segnò l’inizio di una evoluzione della città, non sempre facile, spesso contrastata, tuttora, per tanti aspetti, in atto.
La guerra aveva prodotto alla città gravi problemi economici con una economia largamente basata su agricoltura, pesca e piccolo commercio. Forte era la domanda di lavoro e di riforme sociali. Manfredonia usciva da anni molto difficili: la caduta del fascismo e la fine della guerra avevano lasciato una situazione economica e sociale complessa: il mondo contadino e bracciantile aveva un peso rilevante nella vita cittadina eppertanto erano pressanti le aspettative di rinnovamento sociale e politico. I partiti antifascisti, in particolare socialisti, comunisti e democratici cristiani, stavano ricostruendo la vita pubblica dopo il ventennio fascista.
Il risultato elettorale è stato interpretato non solo dagli storici locali, come il segno di una presenza significativa delle forze popolari e antifasciste, particolarmente radicate tra lavoratori, pescatori, braccianti. Il quadro politico locale era costituito (le rispettive percentuali sono quelle risultate nelle votazioni per la Costituente): dalla Democrazia Cristiana, forte nel mondo cattolico e nelle campagne (35,2%); dal Partito socialista Italiano, molto radicato tra braccianti e lavoratori (20,7%); dal Partito Comunista italiano, in crescita nel dopoguerra (18,9%).
La scelta repubblicana dei manfredoniani nel 1946 appare collegata a un ambiente politico vivace, nel quale le organizzazioni dei lavoratori, il sindacato e i partiti antifascisti avevano acquisito una notevole influenza. In questo senso Manfredonia si distingueva da gran parte della Puglia, dove il voto monarchico risultò prevalente. La questione agraria era centrale: le condizioni dei braccianti, il latifondo, la distribuzione della terra, la modernizzazione dell’agricoltura. Erano i temi maggiormente dibattuti. A sostenerli, tra i più importanti eletti nell’Assemblea Costituente, si ricordano Giuseppe De Vittorio, Aldo Moro (eletto nella circoscrizione Bari-Foggia), Michele Magno, Nicola Sansone.
A determinare l’orientamento del voto referendario del 1946 dei manfredoniani, sono stati, rilevano gli storici, diversi fattori che concorsero in solido, tra cui il forte peso delle organizzazioni dei lavoratori, la presenza di una tradizione socialista e repubblicana precedente al fascismo, la delusione verso la monarchia ritenuta quanto meno corresponsabile dell’ascesa del fascismo, l’esigenza di rinnovamento dopo una guerra disastrosa, una feroce occupazione tedesca, che hanno procurato lutti, privazioni, sbandamenti.
Nonostante tante premesse di fondamentali ordini, il primo sindaco di Manfredonia dell’era repubblicana, non è stata una figura proveniente da quegli ambiti politici storici che tanto hanno rappresentato per la svolta, bensì a sorpresa un candidato di una lista di matrice liberale e liberista, il “Fronte dell’Uomo Qualunque”, che sbaragliò il campo raccogliendo il 32,29% dei voti contro il 25,26% della DC, e il 23,68% del PCI. Una elezion innaturale tanto che il sindaco eletto, Matteo Cainazzo, rimase a Palazzo San Domenico pochi mesi.
Una contraddizione comportamentale dei manfredoniani che caratterizzerà la vita politica-amministrativa di una città nel cui percorso le antinomie hanno segnato le varie e diverse attività determinandone successi e insuccessi.
Michele Apollonio

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