Si: antifascisti, deportati, partigiani di Manfredonia. Ma non solo manfredoniani: sono tanti i meridionali che hanno combattuto nelle formazioni

Si: antifascisti, deportati, partigiani di Manfredonia. Ma non solo manfredoniani: sono tanti i meridionali che hanno combattuto nelle formazioni partigiane del Nord. La “scoperta” negli studi più recenti condotti su quel travagliato e confuso periodo della Resistenza. Una pagina di storia che solo ultimamente è stata portata all’attenzione pubblica.
Tranne qualche accenno indiretto, a Manfredonia non se n’è mai parlato, né vi è qualche segno che riconduca a quei concittadini che si sono apposti al regime fascista prima e poi hanno lottato contro l’occupazione nazista. A svelare una pagina di storia manfredoniana trascurata dagli storici locali più propensi a scartabellare testi della storia antica sipontina-manfredoniana, il Comitato provinciale di Foggia dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), che ha pubblicato un volume nel quale «Non trovate la storia di Manfredonia, bensì i profili di ben 192 manfredoniani che hanno combattuto e partecipato alla liberazione dell’Italia» ha rivelato Michele Casalucci, curatore della ricerca, complessa e minuziosa eppertanto difficile, di quanti in quel caotico e tragico momento storico post bellico, presero parte, in vario modo, al riscatto dell’Italia.
«23 perseguitati politici; 37 partigiani; 132 deportati e internati nei lager nazifascisti; 26 morti in prigionia» scandisce non senza emozione Casalucci dinanzi al folto pubblico che ha gremito la Sala delle vetrate del Municipio di Manfredonia, tra cui anche parenti di quei manfredoniani che non esitarono a schierarsi dalla parte della libertà.
«Ma i manfredoniani che hanno partecipato silenziosamente alla Resistenza, possono essere molto di più» ha soggiunto Casalucci spiegando come «questo report è il cuore di una ricerca che ci ha portato a consultare cinquemila documenti sparsi un po’ ovunque, in luoghi e archivi assai diversi tra loro, difficili da rintracciare. Una ricerca che non si è fermata e chiediamo la collaborazione di tutti per completare un’opera di grande valore storico, morale, civile, e ricordare doverosamente chi ha partecipato all’affermazione della democrazia».
Il curatore della ricerca ha tenuto ad evidenziare che «questo lavoro è il primo impegno organico ed organizzato di compilare un elenco di tutti cittadini nati a Manfredonia che hanno contribuito alla lotta contro il fascismo, e, direttamente o indirettamente, alla guerra di Liberazione». Nel libro sono riportati i dati anagrafici di ciascun di loro e persino una foto. Quello dedicato a Manfredonia è peraltro il sesto di una serie che comprende altri cinque destinati ad altrettanti comuni della provincia di Foggia, per complessivi 5.719 profili.
«Un libro che restituisce nomi, vite, scelte che ricordano come la Storia sia fatta non di categorie astratte, ma di persone concrete, con i loro ideali, le loro paure, il loro coraggio» ha annotato la vice sindaca Cecilia Simone che ha evidenziato come «parlare di antifascisti, deportati, internati miliari e partigiani di Manfredonia, significa riconoscere che anche questa città, anche il Mezzogiorno, ha conosciuto forme di Resistenza e di opposizione alla dittatura. Un segmento importante che va sottratto all’oblio e restituito alla coscienza collettiva».
Sulla necessità di restituire alla memoria collettiva «quel glorioso e sofferto momento storico fondativo della storia contemporanea» ha rimarcato Raffaela La Torre delegata ANPI di Manfredonia, rivendicando «al sud e alla nostra città un sostanziale contributo alla liberazione del Paese dal nazifascismo. Nomi e vite – ha prospettato – che dovrebbero entrare nel patrimonio conoscitivo delle nostre scuole, come eroi di quel tempo e di tutti i tempi che richiedono partecipazione e assunzione di responsabilità civile e politica».
Un excursus storico di quel tenebroso periodo caratterizzato da eventi che hanno attraversato l’Europa, è stato tracciato dall’on. Michele Galante, presidente dell’ANPI provinciale, rivendicando con forza il ruolo considerevole tenuto dal Sud nella Resistenza italiana. «Nelle formazioni partigiane operanti al Nord – ha ricordato – militavano tanti meridionali. Con questo contributo l’Associazione partigiani adempie al proprio compito primario di non dimenticare quanti hanno lottato, subendo persecuzioni, carcere, confino o perdendo la vita, per restituire all’Italia libertà, democrazia, progresso civile» ha pertanto auspicato «forme concrete di memoria e riconoscenza da parte delle amministrazioni comunali dei luoghi in cui sono nati e cresciuti quei valorosi, affinché non vada dispersa la loro lezione e il loro messaggio di dignità».
Solo l’inizio di una storia tutta da liberare da un malinteso oblio e dunque da onorare.
Michele Apollonio



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