Per coprire il buco della sanità per il 2025 da 349,3 milioni di euro la domanda era la misura del prelievo percentuale e gli scaglioni eventualment

Per coprire il buco della sanità per il 2025 da 349,3 milioni di euro la domanda era la misura del prelievo percentuale e gli scaglioni eventualmente esentati. E così è stato. L’addizionale Irpef per 241 milioni del totale sarà tutta a carico dei redditi lordi superiori a 15mila euro l’anno e andrà da un minimo di 4 euro a 66 mensili.
Secondo le simulazioni illustrate dal governatore regionale, Antonio Decaro, la manovra comporterà aumenti mensili del carico Irpef di 4,17 euro al mese per redditi lordi tra i 15 e i 28mila euro (l’addizionale salirà dallo 0,2% allo 0,9%), 19,33 euro al mese per redditi lordi tra i 28 e i 50mila euro annui (l’addizionale salirà dallo 0,4% al 2%), e 66,62 euro o più per redditi tra i 50 e i 100mila euro lordi annui (salirà dallo 0,62% al 2,1%). Le nuove aliquote si applicano all’intero anno: per i lavoratori dipendenti la ritenuta parte da giugno con conguaglio finale. Gli autonomi pagheranno al momento degli acconti e del conguaglio.“Oltre il 70% dei pugliesi – sottolinea Decaro -non avrà un aumento o avrà un aumento limitato a circa 4 euro al mese”. Dunque il 32,83% dei contribuenti, quelli che dichiarano fino a 15mila euro annui, restano fuori.
Previsti tagli alla spesa per 107 milioni
L’altra leva della manovra ha riguardato il taglio, per 107 milioni, della macchina regionale e della politica. La causa principale del deficit 2025 è stata quella del personale, +188 milioni di euro, pari al 43,42% del totale dei maggiori costi dovuti alle nuove assunzioni nel 2025 di 2.367 addetti, ai rinnovi dei Ccnl, agli adeguamenti dei fondi per straordinari e indennità e alle prestazioni aggiuntive incentivate ai medici. Seguono la farmaceutica con 117 milioni, dispositivi medici e accantonamenti rischi con 35 milioni ciascuno, sociosanitario con 25 milioni, Sanitaservice con 15 milioni, noleggi per 10 milioni e manutenzioni per 8 milioni. Più tasse e meno spesa della politica potrebbero non bastare. Mef e ministero della Salute, infatti, hanno chiesto alla regione, e al commissario Decaro, di applicare il Piano Operativo con la riorganizzazione, con tagli di reparti e posti letto, nei piccoli ospedali.Commentando il piano anti deficit Decaro si è assunto ogni responsabilità del provvedimento “che chiude col passato, e mi batterò anche per fare in modo che aumenti il Fondo sanitario nazionale per tutte le regioni, in modo da allinearlo all’aumento dei costi, specialmente a quelli che non dipendono da noi”. Proprio su questo reagisce l’opposizione di centrodestra ricordando che, in 4 anni, la sanità pugliese ha ottenuto dal governo nazionale 700 milioni in più, passando da 8,093 miliardi nel 2022 fino a 8,794 miliardi nel 2025. Davide Bellomo (Fi) chiede a Decaro di ammettere che “c’è stata una gestione scellerata delle risorse pubbliche da parte della sinistra che mal governa da 20 anni la Puglia e che sulla spesa farmaceutica i direttori sanitari nominati dalla sinistra hanno sforato il budget senza pagare alcunché in termini di decadenza, come prescritto dalla legge. E ora pagano i cittadini”.
I sindacati chiedono un monitoraggio costante
La Cgil regionale, molto decisa nell’evitare che il buco ricadesse sui cittadini, ora commenta come “ineluttabile l’intervento fiscale” e chiede a Decaro “ un puntuale e costante monitoraggio della spesa che eviti il ripetersi di dinamiche deficitarie”. La Cisl, a sua volta, prende atto delle motivazioni illustrate da Decaro “ ma resta fermamente contraria al provvedimento. Non basta coprire il disavanzo finanziario. Serve procedere rapidamente alla nomina dei nuovi dg delle Asl e superare definitivamente un modello di governance che, nei fatti, si è dimostrato inadeguato”.


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