REGIONE/ SANITÀ, SUI REDDITI MEDI LA STANGATA PIÙ DOLOROSA ALIQUOTA QUINTUPLICATA

Esentata la fascia più bassa, da 28mila euro in su l’addizionale al 2% Decaro: “Ho la morte nel cuore, mi impegnerò a tagliare gli sprechi”. Ch

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Esentata la fascia più bassa, da 28mila euro in su l’addizionale al 2% Decaro: “Ho la morte nel cuore, mi impegnerò a tagliare gli sprechi”.

Chi guadagna fino a 15mila eu­ro all’anno, non ha da temere aumenti dell’addizionale re­gionale dell’Irpef: l’aliquota resterà all’33% (l’l,22% base più lo 0,1% regionale). La manovra fiscale per argi­nare il deficit sanitario certificato in 349 milioni di euro, non toccherà le tasche del 32,8 per cento dei puglie­si. Il peso maggiore cadrà sui redditi superiori ai 50mila euro annui: in media 66,6 euro in più al mese per un 5 per cento di pugliesi: per loro l’aumento massimo previsto del 2,1%.Il grosso della popolazione, il 40 per cento che guadagna da 15 a 28mila euro, sborserà in media 4 eu­ro al mese in più. È di 20 euro al me­se, invece l’incremento medio dell’Irpef regionale per gli 882mila pu­gliesi che guadagnano da 28 a 50mila euro all’anno: per loro, la solita “classe media”, la lama del fisco af­fonda un po’ di più: chi guadagna 30mila euro all’anno, pagava 10 eu­ro al mese, ne pagherà 50. «Abbia­mo scelto un principio di equità: chi ha di più contribuisce di più», recita una delle slide che il governatore pu­gliese Antonio Decaro illustra in qualità di commissario ad acta.La manovra fiscale è solo una par­te della manovra complessiva che consegnerà al ministero della Salu­te. Non affonda le mani nelle tasche dei pugliesi, Decaro: l’aumento del­l’addizionale Irpef calibrata in base ai redditi fino a toccare il massimo per lo scaglione più alto, punta a co­prire 241,6 milioni dei 349 milioni di buco certificato. Gli altri 107 milioni arrivano per gran parte (66,6 milio­ni) da un avanzo di amministrazio­ne del 2025 e da un extragettito fi­scale.Un’altra fetta importante (22,8 mi­lioni) è classificata come «riduzione temporanea di stanziamenti con reintegro da avanzo vincolato). No­ve milioni arrivano da un risparmio su un contributo che la Regione ver­sa allo Stato nell’ambito degli obiet­tivi di finanza pubblica. I risparmi degli interessi della tesoreria regala­no altri 2,3 milioni alla causa così co­me le maggiori entrate per 6,9 milio­ni di Irpef e Irap che il ministero del­l’Economia ha riconosciuto sulla ba­se di stime più favorevoli rispetto alle previsioni.«Non sono felice di aumentare le tasse, lo faccio con la morte nel cuo­re», confessa Decaro. «I cittadini – aggiunge – sono già penalizzati da un costo della vita elevatissimo. Mi assumo l’onere di questo provvedi­mento e lavorerò giorno e notte af­finché la sanità pugliese migliori le prestazioni e riduca i costi. Il nostro obiettivo è chiaro: garantire ai pu­gliesi una sanità che funzioni, taglia­re gli sprechi e lavorare da subito per poter ridurre le tasse nei prossi­mi anni». Spera di farlo già nel 2027 e limitare questa manovra ai mesi che restano davanti. Nella maggio­ranza di centrosinistra ne sono convinti. «La sanità pubblica si difenda con i finanziamenti, non con gli slogan. Prossima sostiene la scelta del presidente Antonio Decaro e della Regione Puglia di affrontare con re­sponsabilità il riequilibrio economi­co del sistema sanitario regionale senza colpire indiscriminatamente i pugliesi» dichiarano i consiglieri re­gionali di Prossima, vicini al presi­dente della Regione Puglia, Antonio Decaro. «La verità è semplice: que­sta manovra nasce perché il gover­no nazionale continua a sottofinan­ziare la sanità pubblica». «La sanità pubblica non può essere materia da campagna elettorale. Il governo sca­rica i costi sulle Regioni», osservano i consiglieri regionali del M5S. L’opposizione di centrodestra rimprovera a Decaro la mancata di­scontinuità con il passato: «Decaro mette le mani nelle tasche dei pu­gliesi. Il suo predecessore Emiliano, che quel deficit ha prodotto, non lo aveva fatto». Forza Italia attacca: «Non bastano più le nostre proteste, è necessario che siano i pugliesi a ri­bellarsi». E se la Cisl si dice contraria all’aumento, la Cgil invita il presi­dente a tagliare gli sprechi.

QUANTO SI PAGHERÀ

Fino a 15mila

Ferma a 0,1%

Nel primo scaglione non ci saranno aumenti IrpeF

15-28mila

Da 0,2% a 0,9%

Un reddito annuo di 16.000 euro nel 2025 ha pagato di addizionale regionale 2,65 euro al mese, per il 2026 l’aliquota mensile salità a 12 euro

28-50mila

Da 0,4% a 2%

Per un reddito di 30mila euro all’anno, il prelievo Irpef regionale è stato di 10 euro al mese, nel 2026 diventerà di 50 euro

Oltre 50mila

Da 0,62% a 2,1%

Un reddito di 51mila euro annui, nel 2025 ha versato alla Regione un Irpef di 26 al mese, nel 2026 sarà di 89. Chi invece ha avuto un reddito di 100mila euro passerà dai 51 euro mensili dell’anno scorso ai 175 mensili del 2026

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