Lavoro stranieri e polemiche

 –Ha suscitato stupore e per qualche aspetto sorpresa l’assunzione di tre giovani africani in un cantiere navale di Manfredonia. Una storia non di

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 –Ha suscitato stupore e per qualche aspetto sorpresa l’assunzione di tre giovani africani in un cantiere navale di Manfredonia. Una storia non di certo straordinaria, ma ormai di routine a Manfredonia ove sono tante le attività economiche che impiegano stranieri di diversa nazionalità. Come l’evidenza della realtà attesta.
La storia di questi tre giovani africani: Daniel, Sonko e Abdoulaye (Senegal e Gana), si intreccia con quella del loro datore di lavoro, Andrea De Stefano, originario di Troia, con tante esperienze di lavoro dal sud a Milano, con una forte passione per il mare e dunque per le barche.
«Ho lasciato Milano per accudire ai miei genitori anziani» racconta. «Avevo una barca a Livorno e a Manfredonia ne ho comprata un’altra di 17 metri, per poter veleggiare nel meraviglioso mare del golfo. Durante il Covid mi si è offerta l’opportunità di acquistare il cantiere navale messo in vendita da una cooperativa».
Posizionato alla base del molo di ponente del porto commerciale, il cantiere in questione è tra i pochi superstiti della grande e rinomata cantieristica sipontina del passato. Operavano alla base del bacino portuale “storico” e costituivano il riferimento base delle attività di pesca. La gran parte dei pescherecci della flotta manfredoniana sono usciti da quei cantieri. Poi le varie crisi che hanno colpito il settore, le innovazioni tecnologiche (il ferro ha soppiantato il legno nella costruzione dei natanti), hanno determinato la cessazione di diversi cantieri. A loro posto è sorta la “Piazza dei maestri d’ascia”, a memoria appunto di una categoria di maestranze di grande prestigio pressoché superata. Tra i cantieri superstiti quelli storici Rucher che hanno seguito le evoluzioni del settore dedicandosi anche alle imbarcazioni da diporto.
Uno di questi è quello rilevato da Andrea De Stefano rinominato “Cantiere navale del Golfo”. «Con la mia compagna Rosa La Riccia, ci siamo dedicati a riorganizzarlo con tanta buona volontà e tanto coraggio, superando non poche difficoltà e ostracismi, ma siamo andati avanti e abbiamo conquistato la fiducia di tanti armatori di barche da diporto ma anche da pesca. Abbiamo attivato tante sinergie» racconta De Stefano che si è ritagliato il compito di “Responsabile commerciale”, mentre a Rosa la Riccia è affidato il settore amministrativo, della gestione e coordinamento di tutte le attività e delle risorse organizzative.
Le risposte non sono mancate. Locali e da fuori Manfredonia, ma anche collaborazioni tecniche con la Guardia di Finanza e la Guardia costiera. «Abbiamo da poco consegnato – rivela – alla Guardia di Finanza, costruito nel cantiere del Golfo, il battello B.S.O. 139 destinato alla Squadra unità navale di Vieste, ma sono in programma altre imbarcazioni. Così come intensa è l’attività di manutenzione di unità navali operanti in altri porti non solo pugliesi».
Un cantiere navale che grazie alle competenze delle sue maestranze offre una vasta gamma di servizi, dall’assistenza alla manutenzione, alla costruzione di barche con tecnologia moderna. «Ormai il legno è stato soppiantato dal vetroresina» rileva l’amministratrice La Riccia. «Il mondo marittimo – annota – è un universo affascinante e ricco di opportunità ma anche altamente competitivo e impegnativo. È pertanto categorico assicurare prestazioni che garantiscono sicurezza ed efficienza. Col mare non si scherza».
E qui si innesta la vicenda dei tre assunti stranieri. «Non capisco – confessa De Stefano che da giovane ha avuto una esperienza con i Comboniani – tanto livore e astio. Li ho assunti, con regolare contratto nazionale, dopo che ho verificato le loro capacità maturate lavorando nel settore nautico. Ho bisogno di personale affidabile. Ho provato con i locali, ne ho assunti alcuni con contratto nazionale, ma hanno frapposto tutta una serie di difficoltà fino a licenziarsi. Assumo impegni di lavoro che non posso mettere a repentaglio con simili atteggiamenti».
Senza quell’apporto lavorativo, quella attività, così come tante altre, si troverebbero in seria difficoltà. «Andrea De Stefano ha bisogno di collaboratori che conoscano il lavoro che c’è da fare» registra l’on. Antonio Tasso. «Purtroppo – segnala – non è una mansione per chiunque. Serve capacità, voglia di impegnarsi e preparazione specifiche, qualità che in loco non sono state trovate o non si sono fatte avanti, pertanto l’impiego di tre operai provenienti dai “richiedenti asilo” costituisce una risorsa per le politiche inclusive, per l’azienda e per il territorio».
L’ISTAT accredita Manfredonia del 3 per cento della sua popolazione, a persone provenienti da Paesi esteri. Una normalità ignota forse a pochi che inscenano polemiche pseudo politiche fini a sé tesse. Quello del Cantiere del Golfo è un caso emblematico di una realtà dilagante. Ci sono pescherecci che non possono uscire per la pesca perché gli armatori non trovano personale. Ma non solo gli stranieri, i profughi, i rifugiati, sostengono l’economia locale: ci sono anche stranieri che danno lavoro agili italiani. Esempio evidente è la vetreria ex Sangalli, il maggior stabilimento industriale in loco, ebbene è gestito mirabilmente dai turchi. Con buona soddisfazione di tutti.
Michele Apollonio

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