“Non lasciatevi fuorviare, aspettate almeno che fiorisca per decidere di eliminarla. Le piante erbacee si rivelano, sorprendentemente affascinanti

“Non lasciatevi fuorviare, aspettate almeno che fiorisca per decidere di eliminarla. Le piante erbacee si rivelano, sorprendentemente affascinanti, con fioriture mozzafiato, così come è per l’erigeron composita diffusa nella nostra flora. Ne avevo raccolto una piantina da un muretto ad Arco di Trento ed ora è in piena fioritura.Lì era un cuscinetto di verde con qualche fiore, ora, in vaso, è una grande pianta, ricchissima di steli fioriti bianchi da recidere e sì che, sempre durante l’intero anno, ha qualche fiore aperto, d’un bianco splendore affascinante. Non è pensabile avere un animo sensibile se non si amano i fiori, che sono l’espressione palmabile della bellezza, della bontà.E amare significa voler conoscere. Il “galanthus nivalis” o, più comunemente conosciuto come bucaneve, inaugura la stagione delle nevi nei prati e sottobosco, quando la galaverna sovraccarica gli alberi e i pallidi raggi di un sole sbiadito intristiscono l’animo. Sorprendendoci appaiono queste campanelline color avorio con un cuore verde, messaggeri di una bellezza generosa consolatrice. Un’amarillidacea di una decina di varietà euroasiatiche,.tra cui il galanthus bizantinus e l’elwesii a fioritura più tarda. Specie endemica della Foresta Umbra sul Gargano con foglie verde glauco e fiorellini sino a marzo, quando i grandi faggi si vestono dì foglie. Si diffonde rapidamente.Può essere riprodotta per divisione dei bulbilli subito dopo la fioritura. Abbisogna di terreno pesante sempre umido.Simile a questo il leucojum vernum, più robusto del bucaneve cui assomiglia per i fiori campanulati orlati di verde ma con petali tondeggianti. Alto sino a 30 centimetri vive anch’esso in terreni umidi e zone ombreggiate con fioritura sino ad aprile. Quello che ci appare come una scoperta è il concretizzarsi di un’attesa, della qualità della nostra intuizione e del nostro desiderio che nutre la qualità della nostra attenzione.È così che si indaga nella biodiversità della Foresta e si scopre reale e concreto quello che si era sognato, accettando anche le delusioni, come l’assenza della convallaria maialis, segno del circolo chiuso in cui ha vissuto il Gargano e vive la Foresta Umbra, che è anche ad un tempo garanzia che esalta la biodiversità. La sacralità dei luoghi viene riconosciuta nei pochi esemplari di orchidee presenti in numerose specie in luoghi freschi e ombrosi.Piante rizomatose come l’epipactis shubertiorum, alta sino a 60 centimetri, con stelo flessuoso, foglie lanceolate, fiori bianco rosati, o la virìdifolia, simile a questa. Ci dicono del limodorum abortivum dai fiori violacei e della ‘mottia nidus avis’ con infiorescenza multipla su stelo robusto.L’epipactis muelleri è diffusa nel sottobosco di latifoglie come pure la mìcrophilla e la meridionalis con stelo sottile. Si rimane incantati dinanzi alla gialla cephalanthera damasonium, piuttosto rara, per affermare quanto varia è la presenza di orchidee nella foresta che fioriscono durante l’estate spezzando l’uniformità del sottobosco di latifoglie.Ai margini della foresta possiamo incontrare la verbena officinalis, già nota ai romani. Una specie europea che va ad inserirsi fra le 250 specie di verbena, quasi tutte di origine americana delle regimi tropicali ed extratropicali. La mia esperienza diretta si attesta su due ibridi molto profumati, tappezzanti di colore rosso Luna, l’altra bleu, profumatissimi. La fragranza s’espandeva per largo tratto. Parliamo dell’epoca in cui veniva estratto il prezioso profumo di verbena. Ora purtroppo, fra incroci e ibridi nuovi, si è perduta questa fragranza, che era una caratteristica non da poco di questo fiore.Ora le colorazioni sono svariatissime, escluso il nero e il giallo, e puoi rum riconoscerle a prima vista. Pianta erbacea perenne coltivata come annuale, ha foglie piccole seghettate.Le specie americane son state introdotte a partire dal 1788. Il profumo è conservato solo nelle specie da aiuola: varietà note sono la bonariensis, la pulchella, la canadensis, la teucrioides, la rigida, la peruviana, Vincano.Orti e giardini se le contendono per bordure e come piante da roccaglia. Contenendo la verbacolina ha utilizzo limitato in farmacopea, quale digestivo, contro lombaggini e dolori reumatici, nella crisi della pubertà, protegge il fegato e i reni. Usarla con prudenza perché la verbacolina è tossica. Preferisce terreno di bosco, con sabbia e torba, pieno sole, aria. Va potata per prolungare la fioritura da giugno sino a novembre. Si riproduce per seme e per talea.Teme l’anguillulina delle radici. Nelle radure è presente il delphinium insieme ai papaveri rossi, alla più rara nigella damascena, impalpabile nella lucentezza delle sue corolle. Qui ove il diserbo è vietato splende l’incanto di questo fiore azzurro vistoso, ma non stucchevole. Erbacea perenne, trattata come biennale, questa essenza spontanea del nostro territorio ha dei fratelli maggiori in America ove aggiunge con la stessa schiettezza i colori rosso, giallo, blu notte e nel Caucaso sino al nord Africa in circa duecentocinquanta varietà. Recentemente scoperta dai fioristi è allevata dai floricultori, con tecniche varie, in ambiente protetto. Si riproduce da seme, per talea, per divisione dei cespi. Necessita di un terreno ricco ben concimato, drenato onde evitare le muffe e il mal bianco.Le sue spighe, di lunga durata, sono tra i fiori più delicati sul mercato e alleggeriscono con allegria le composizioni più vistose e pacchiane. Il delphinium grandiflorum, il più bello, originario della Siberia, è fra i più coltivati. I semi sono tossici, contenendo diversi alcaloidi tra cui la delfinina. Un tempo si usava un impiastro di radici di delphinium contro le pulci, ma è bene astenersi per la citata tossicità. Dopo la prima fioritura in primavera è opportuno tagliare le spighe fiorite per stimolare una seconda fioritura. Con l’acquolina in bocca, parliamo delle fragoline di bosco, presenti in foresta.Da aprile a giugno, a scaglioni, inondano il Panchetto insieme agli anemoni e la foresta di faggi d’un profumo soave. Il fiore è bianco di 3/5 centimetri a cinque petali che, una volta fecondato, si trasforma in una drupa grande quanto un’unghia, rendendo più gradite le passeggiate primaverili. Rosacea, la fragrarla vesca è il frutto più gustoso dei nostri boschi. Eurosiberiana ha colonizzato dappertutto, divenendo cosmopolita. Pianta perenne, stolonifera criptante, emicriptofila, ha notevoli qualità farmacopee. Già dall’antichità i frutti schiacciati venivano usati per schiarire le lentiggini e sbiancare i denti scuri.L’infuso di foglie è antifebbrifugo. La tisana risulta astringente, diuretica, aperitiva grazie ai principi attivi, mucillagini, tannini, oli essenziali, glucosidi. Sale sino a 1800 metri, vive bene in garighe e su suoli calcarei. Le foglie basali, verde scuro, sono tripartite, la riproduzione avviene mediante gli stoloni. Meno profumata, ma pur sempre gustosa, la fragola ammassa, ibrido recente, presente tutto l’anno come la fragola d’ogni mese, a frutto grosso, medio e voluminoso.A Policoro vi è una estesa coltivazione che fornisce tutto il mercato italiano e straniero. Altezza 10/30 centimetri con una distanza di 30 centimetri fra una pianta e l’altra. Fra varietà precoci e tardive si riesce a coprire tutto l’arco dell’anno.La Gorella produce i frutti più grossi, conici rosso vivo. Recentemente sono utilizzate quali piante ornamentali, rampicanti che portano fiori rosati. Resiste al freddo e preferisce terreni acidi, ricchi di sostanza organica in posizioni ombreggiate. Ricordiamo un piccolo fragoleto sotto alberi da frutto ove noi ragazzi aspettavamo di cogliere quelle delizie. L’infestazione di erbe può essere controllata utilizzando strisce di plastica nera. L’impianto viene rinnovato ogni 5 anni: controllare le virosi, lo iodio, i nematodi e le limacce.”
gianni picella- delegato fai /bariquotidianodifoggia


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