La Regione Puglia ha ufficializzato l'aumento dell'addizionale Irpef per coprire un disavanzo sanitario da 349 milioni di euro. Lo ha annunciato i
La Regione Puglia ha ufficializzato l’aumento dell’addizionale Irpef per coprire un disavanzo sanitario da 349 milioni di euro. Lo ha annunciato il presidente Antonio Decaro nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bari il 16 maggio, spiegando di essere “costretto a utilizzare la leva fiscale” dopo aver prima tagliato 107 milioni di euro dai costi della politica e della macchina regionale.Un aumento progressivo che tocca poco più di metà dei cittadiniIl Governatore Antonio Decaro ha illustrato nel dettaglio la distribuzione degli aumenti per fasce di reddito. Il 30% dei pugliesi, quelli con reddito fino a 15mila euro, non subiranno alcun aumento. Il 40% con redditi tra 15mila e 28mila euro pagherà in media 4 euro in più al mese. Chi si trova nella fascia tra 28mila e 50mila euro vedrà un aumento medio mensile di 19 euro, mentre sopra i 50mila euro l’aumento sarà di circa 66 euro al mese. “Oltre il 70% dei pugliesi non avrà un aumento o avrà un aumento limitato a circa 4 euro al mese”, ha sintetizzato il presidente.Il principio scelto è quello della progressività: “Chi ha di più dovrà contribuire di più”, ha spiegato Decaro, che ricopre anche il ruolo di commissario della sanità regionale. In questa veste, ha ricordato, è tenuto per legge ad agire sulla leva fiscale in caso di disequilibrio.
Il nodo strutturale del fondo sanitario nazionale
Il presidente della Regione Puglia ha respinto l’idea di cercare “capri espiatori”, ma ha indicato con precisione le cause del disavanzo. Secondo i dati del ministero, i costi della sanità sono cresciuti del 3,6%, mentre il fondo sanitario nazionale trasferito dallo Stato alla Puglia è aumentato solo dell’1,09%, stando alle cifre del ministero dell’economia e delle finanze.”C’è un disequilibrio strutturale che riguarda tutte le regioni”, ha precisato, citando Emilia-Romagna, Piemonte e Abruzzo come esempi. Il presidente ha anche annunciato l’impegno a battersi per un aumento del fondo sanitario nazionale, “in modo da allinearlo all’aumento dei costi, specialmente a quelli che non dipendono da noi”.
Decaro replica alle critiche: “La vergogna è a regioni alterne”
La manovra ha scatenato reazioni politiche immediate. Decaro ha risposto alle critiche arrivate da Roma, dove alcuni esponenti politici avrebbero usato la parola “vergogna” con toni misurati ma fermi.”Il governo per me è sempre stato un alleato e non un avversario, per questo ho scelto di non attaccare nessuno, di non replicare a nessuno”. Ha però sottolineato una contraddizione: “Non ho ascoltato gli stessi termini quando ha aumentato la leva fiscale l’hanno usata l’Abruzzo, il Molise”. E ha aggiunto: “Lo squilibrio non è colpa loro”.Sul piano personale, Decaro ha ammesso di non essere soddisfatto della scelta: “Se sono felice di essere il commissario che deve approvare la manovra fiscale nei primi 4 mesi che governo la Regione? No non lo sono, lo faccio con la morte nel cuore, so bene che i cittadini stanno vivendo un momento complicato”.
Le reazioni politiche: Gasparri attacca, M5s punta sul governo nazionale
Dal centrodestra è arrivata la critica di Maurizio Gasparri, presidente della commissione Affari esteri e Difesa del Senato, intervenuto ad Andria in un appuntamento elettorale. Gasparri ha accusato la sinistra pugliese di aver “devastato la sanità con disservizi, inefficienza e una voragine nei conti” per poi “scaricare sui cittadini della Puglia, con altre tasse, il costo dei suoi fallimenti”, definendo la situazione “inaccettabile”.Posizione diversa quella del Movimento cinque stelle. Il coordinatore regionale e deputato Leonardo Donno, pur riconoscendo che “quando si eredita una situazione si assumono delle responsabilità”, ha spostato l’attenzione sul governo nazionale. “Il problema è strutturale e riguarda tutte le regioni”, ha detto Donno, ricordando che anche la Lombardia, governata dal centrodestra, registra un disavanzo sanitario superiore al miliardo di euro. Il deputato ha poi citato i dati sugli investimenti in sanità: l’Italia si attesta al 6,4% del Pil, contro una media europea del 7%.


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