In Puglia l'emergenza cinghiali è arrivata in quarta commissione regionale, grazie al presidente e consigliere regionale Antonio Tutolo, che ha co
In Puglia l’emergenza cinghiali è arrivata in quarta commissione regionale, grazie al presidente e consigliere regionale Antonio Tutolo, che ha convocato un’audizione straordinaria dedicata al contenimento dei danni provocati dagli ungulati selvatici. Al tavolo, l’assessore regionale all’Agricoltura, l’assessora all’Ambiente e i rispettivi direttori di dipartimento.I dati emersi confermano una situazione fuori controllo, soprattutto nelle province di Foggia e Taranto. Il Gargano e i Monti Dauni pagano il prezzo più alto in termini di vite umane, incidenti stradali e danni alle campagne.
I numeri di un’emergenza
Nel quadriennio 2021-2024 sono stati registrati 571 danni accertati alle colture agricole, con oltre 570 mila euro liquidati dalla Regione Puglia. Ma è il fronte della sicurezza stradale a preoccupare ancora di più: 343 incidenti stradali causati dall’attraversamento di cinghiali, con un costo stimato di circa 1,7 milioni di euro. Nell’ultimo triennio, stando ai dati illustrati in commissione, sono stati denunciati 571 sinistri, con la Regione che ha pagato circa un milione e mezzo di euro. A questi si aggiungono 150 mila euro per ristori alle aziende danneggiate e 200 mila euro per danni all’agricoltura. Le colture più colpite sono i cereali e gli impianti frutticoli.
Il piano e la proposta di Paolicelli
L’assessore regionale all’Agricoltura ha ricordato che la Puglia ha già un piano di monitoraggio e gestione del cinghiale, un documento che punta a pianificare azioni mirate per contenere la crescita numerica delle popolazioni di Sus scrofa. Il piano straordinario ha una dotazione di circa 20 milioni di euro e sono stati richiesti aggiornamenti, anche di natura economica.Tra le misure previste ci sono interventi di abbattimento e programmi di sterilizzazione, ma la proposta che ha colpito di più è quella di trasformare l’emergenza in opportunità: “soprattutto – ha detto l’assessore Paolicelli – trasformare questa emergenza in una opportunità, creando la filiera del cinghiale attraverso accordi con veterinari e mattatoi mobili”.La Regione Puglia ha già avviato misure di prevenzione: gabbie e chiusini di cattura messi a disposizione degli agricoltori per l’autodifesa, nuova cartellonistica stradale, dissuasori luminosi e sistemi sperimentali per allontanare gli animali dalle carreggiate. Incentivate anche le recinzioni per proteggere colture e allevamenti.
Minerva e Tutolo: “Servono risposte strutturali”
“Il fenomeno della proliferazione dei cinghiali in Puglia non può più essere affrontato con interventi episodici o emergenziali. Oggi parliamo di sicurezza pubblica, tutela delle attività produttive, salvaguardia del paesaggio e salute umana”. Così il capogruppo Pd, Stefano Minerva, e il consigliere regionale di Per la Puglia, Antonio Tutolo, intervenuti in commissione durante l’audizione.”Dietro questi numeri – proseguono Minerva e Tutolo – ci sono agricoltori che vedono compromesso il proprio lavoro, cittadini che rischiano sulle strade e interi territori che chiedono risposte strutturali. Per questo condividiamo l’impostazione illustrata in Commissione dall’assessore Paolicelli: serve passare dalla sola logica dell’indennizzo a una strategia moderna di gestione e valorizzazione della filiera”.I due esponenti politici puntano anche sul rafforzamento del selecontrollo — la figura degli operatori abilitati al controllo selettivo della fauna — e su una maggiore formazione. “Il tema – aggiungono – non riguarda soltanto il contenimento della fauna selvatica. Se accompagnata da controlli rigorosi, dal rafforzamento del selecontrollo, dal monitoraggio veterinario sul territorio e da una rete efficiente di punti di macellazione autorizzati, la gestione del cinghiale può diventare anche un’opportunità economica e produttiva, dentro una filiera certificata, trasparente e sicura”.Sottolineano, infine, la necessità che anche le aree protette e i parchi siano coinvolti nel piano: “non possono diventare zone franche rispetto a un problema che impatta direttamente su agricoltura, ecosistemi e sicurezza”.
La posizione di Noi Moderati
Sul tema, nei giorni scorsi, era intervenuto anche ‘Noi Moderati Puglia’, critico con la recente sentenza del Tar del Lazio sul piano straordinario nazionale di gestione della fauna selvatica. Il partito di Maurizio Lupi parla di “una decisione che rischia di allontanare ulteriormente il Paese da una gestione equilibrata e pragmatica del rapporto tra attività umane e fauna”.”Il piano voluto dal Governo – dichiarano da Noi Moderati – nasceva da un’esigenza concreta, quella di affrontare in modo strutturale l’emergenza legata alla crescita incontrollata di alcune specie, con conseguenze evidenti per l’agricoltura, la sicurezza stradale e la salute pubblica. Negare o rallentare strumenti di intervento significa lasciare territori, amministrazioni locali e agricoltori senza risposte adeguate”.Il partito punta il dito su un aspetto paradossale: le aziende agricole che si tutelano dagli attacchi degli animali selvatici rischiano procedimenti penali. “Poi le aziende agricole che si tutelano, rischiano un procedimento penale per aver allontanato o ucciso un cinghiale o un lupo. E questo solo per aver difeso la propria azienda e i propri animali da attacchi di animali selvaggi”.
Un cortocircuito normativo che, secondo Noi Moderati, testimonia un “approccio ideologico che ignora i problemi reali dei territori.”


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