“La Capitanata non è condannata alla criminalità”. È il messaggio lanciato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità Raffaele Piemon

“La Capitanata non è condannata alla criminalità”. È il messaggio lanciato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità Raffaele Piemontese nel corso del convegno “La prevenzione antimafia. Prassi applicative e prospettive di riforma”, ospitato questa mattina a Palazzo Dogana a Foggia.L’incontro, organizzato dai Dipartimenti di Giurisprudenza e Scienze Sociali dell’Università di Foggia, si è svolto nel giorno della maxi operazione antimafia che ha portato a 21 arresti tra Foggia e il Gargano per estorsioni, omicidi e tentati omicidi aggravati dal metodo mafioso.
“Le mafie frenano sviluppo e lavoro libero”
A margine del convegno, al quale ha partecipato anche il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, Piemontese ha tracciato una riflessione sul peso della criminalità organizzata nel territorio foggiano.“Le mafie sono violenza criminale e povertà: freno allo sviluppo, al lavoro libero, agli investimenti, alla possibilità stessa di costruire futuro in questa terra”.L’assessore regionale ha commentato anche i contenuti emersi dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura nazionale antimafia.“Le indagini e gli arresti di oggi raccontano un sistema che colpisce imprenditori, altera il mercato, soffoca l’economia sana e prova a imporre paura e controllo perfino dal carcere, attraverso i social media”.Il riferimento è alle intercettazioni e ai messaggi intimidatori emersi nell’inchiesta sulle estorsioni della Società foggiana, nella quale gli investigatori hanno documentato anche l’utilizzo di Instagram per minacciare imprenditori foggiani.“Ogni denuncia rompe il sistema dell’omertà”
Piemontese ha poi sottolineato il valore delle denunce presentate dagli imprenditori vittime del racket.“Per questo ogni denuncia è un fatto enorme. Ogni imprenditore che trova il coraggio di parlare rompe un pezzo di quel sistema di omertà che per troppo tempo ha indebolito la Capitanata”.Secondo l’assessore regionale, la risposta dello Stato passa anche dal coordinamento tra magistratura e forze investigative.“Lo Stato c’è quando magistratura, forze dell’ordine e Direzione distrettuale antimafia lavorano insieme con competenza e determinazione, come dimostrano le operazioni coordinate dalla DDA di Bari e dalla Procura nazionale antimafia. A loro va il mio ringraziamento”.“La lotta alla mafia riguarda il futuro dei giovani”
Nel suo intervento, Piemontese ha insistito sul legame tra legalità e sviluppo economico.“La battaglia contro le mafie non riguarda solo la repressione, perché riguarda il diritto dei giovani a non dover scegliere tra emigrazione, ricatto o silenzio. Riguarda la libertà delle imprese sane”Per l’assessore, il territorio foggiano non può essere identificato soltanto attraverso i fenomeni criminali.“Riguarda la dignità di un territorio che non può essere raccontato e condannato soltanto attraverso la criminalità. Legalità e sviluppo devono camminare insieme”.“La Capitanata ha energie sane”
In chiusura, Piemontese ha voluto rivolgere un messaggio alla comunità foggiana dopo la recente escalation criminale che ha riportato alta l’attenzione sul territorio.
“Abbiamo energie sane, imprese coraggiose, giovani capaci, associazioni, istituzioni e cittadini che ogni giorno costruiscono futuro”.Poi la conclusione:“Questa è la buona notizia di oggi dopo la scia di fatti criminali che ha riacceso paure e allarme sociale”.


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