Il ‘giorno zero’ per il riccio di mare in Puglia è arrivato. Lo scorso 5 maggio è ufficialmente terminato il fermo pesca di tre anni imposto dalla

Il ‘giorno zero’ per il riccio di mare in Puglia è arrivato. Lo scorso 5 maggio è ufficialmente terminato il fermo pesca di tre anni imposto dalla legge regionale 6/2023. Un passaggio cruciale che ha spinto la IV Commissione consiliare della Regione Puglia, presieduta da Antonio Tutulo, a una riunione d’urgenza per analizzare i dati del monitoraggio scientifico e decidere se orientarsi verso una proroga o cambiare radicalmente strategia.L’audizione, richiesta dal consigliere Paolo Pagliaro (promotore della norma che nel maggio 2023 aveva creato un precedente nazionale a difesa dell’ecosistema) ha messo a nudo le tensioni tra la necessità di proteggere una specie a rischio estinzione e la sopravvivenza economica dei pescatori regolari.
Il responso della scienza: timidi segnali di vita
Il professor Stefano Piraino di Unisalento ha presentato i dati della ‘moratoria’: se nel 2023 lungo le coste pugliesi la densità era prossima alla scomparsa, con appena 0,2 individui per metro quadrato, i monitoraggi preliminari del 2025 mostrano un segnale di speranza. Grazie alla sospensione della pesca, i ricci osservati risultano mediamente più grandi, segno che la popolazione ha avuto il tempo necessario per crescere e potenziare la propria capacità riproduttiva. Tuttavia, i dati sono attualmente limitati al solo Salento e la situazione a nord di Brindisi resta un’incognita, motivo per cui l’Arpa Puglia suggerisce di non affrettare le riaperture senza una visione omogenea su tutta la costa regionale.La protesta: “In tre anni ha vinto solo l’abusivismo”
Nonostante i benefici ambientali, il bilancio politico e sociale è aspro. I consiglieri Minerva e Pagano hanno evidenziato come il blocco totale, pur essendo scaduto pochi giorni fa, non abbia fermato i bracconieri ma abbia messo in ginocchio i titolari di licenza. Secondo Minerva, la legge ha finito per incentivare il mercato nero, distruggendo le famiglie dei pescatori onesti che hanno rispettato il divieto mentre il prelievo illegale proseguiva indisturbato. Una tesi supportata dalla Guardia di Finanza e dalla Capitaneria di Porto, che hanno confermato come i sequestri di prodotto pescato abusivamente siano purtroppo all’ordine del giorno.
Una nuova strategia: la finestra regolamentata
Proprio per uscire dall’impasse, le associazioni di categoria propongono di abbandonare il divieto assoluto in favore di un sistema di ‘cogestione’ più rigido ma sostenibile. L’idea, sostenuta da Coldiretti Pesca, Confcooperative e Vila Pesca, è quella di autorizzare il prelievo solo ai professionisti regolarmente licenziati attraverso l’apertura di finestre temporali limitate a pochi mesi l’anno e con tetti massimi di cattura, ad esempio non oltre i 500 esemplari. Questa riapertura controllata dovrebbe essere supportata da una tracciabilità ferrea: i pescatori sarebbero obbligati a comunicare ogni uscita e la destinazione del prodotto tramite una piattaforma telematica, mentre si procederebbe a un inasprimento delle sanzioni e al divieto di vendita della polpa di riccio non certificata per stroncare il business degli abusivi.L’Assessore Paolicelli: “Verso una nuova legge”
L’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ha preso atto della scadenza del termine del 5 maggio e ha promesso un intervento rapido per evitare un vuoto normativo pericoloso. L’obiettivo è coordinare un nuovo testo legislativo che superi il divieto assoluto a favore di una strategia che coniughi la tutela dell’ecosistema marino con la dignità del lavoro legale. Paolicelli, inoltre, ha annunciato l’intenzione di portare il tema in Conferenza Stato-Regioni per promuovere una legislazione uniforme che possa tutelare la risorsa su tutto il territorio nazionale.


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