Di Violenza in Violenza

C’era da aspettarselo. L’odioso fattaccio consumatosi a ridosso della sala consiliare mentre era in corso una seduta del massimo consesso cittadin

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C’era da aspettarselo. L’odioso fattaccio consumatosi a ridosso della sala consiliare mentre era in corso una seduta del massimo consesso cittadino, non poteva, nonostante le buone intenzioni, passare inosservato. Alla fine l’assessora al welfare e cultura Maria Teresa Valente, ha rotto gli indugi, e ha presentato denuncia querela contro i responsabili delle pesanti minacce rivoltele nel corso di una pausa del consiglio comunale. A confermarlo è il legale della Valente, l’avvocato Matteo Ognissanti. «La denuncia querela depositata presso il Commissariato di Polizia di Manfredonia, è contro ignoti in quanto – spiega – l’assessora non conosce l’identità della persona che ha pronunciato quelle oltraggiose minacce, ma è in grado di riconoscerla attraverso fotografie e filmati».
Le frasi ingiuriose e minacciose sono state pronunciate nel corridoio antistante la sala consiliare, dove si era accesa una animata discussione sulle parole pronunciate dal consigliere di maggioranza Alfredo De Luca intervenuto nel dibattito avviato sul tema dei rifugiati.
«La Valente – ragguaglia l’avvocato Ognissanti – era andata nel corridoio per cercare di calmare gli animi quando è stata raggiunta da quelle pesanti invettive dalle quali è stata tolta dagli agenti della Digos in servizio che l’hanno riportata in aula».
Un episodio dalla gravità inaudita che ha scosso, fino a provocarle uno stato di profonda inquietudine, la Valente nei cui confronti sono arrivati una marea di messaggi di solidarietà: incondizionati da parte della maggioranza e delle rappresentanze sociali e culturali, non solo cittadine; con qualche incomprensibile e enigmatico distinguo da parte dei consiglieri della opposizione i quali mentre hanno manifestato solidarietà, nello stesso tempo hanno addirittura espresso dubbi e perplessità sull’accaduto.
«È a quel punto – ricostruisce Ognissanti – che l’assessora Valente, che aveva novanta giorni di tempo per presentare denuncia, ha deciso di adire le vie legali per eliminare speculazioni avventate e del tutto strumentali. Tra l’altro sono stati indicati i nomi di tre persone che hanno sentito le frasi incriminate. Ora sarà la Procura inquirente ad avviare le opportune indagini, anche sulla base del rapporto della Polizia, su un episodio increscioso e di estrema gravità».
Dal Commissariato di Polizia si è recato anche il sindaco Domenico La Marca, ma per sporgere denuncia querela contro ignoti resisi responsabil di danneggiamenti di alcuni pali della illuminazione pubblica e della rimozione di alcune lastre dal muretto all’ingresso del Castello che ospita il Museo nazionale archeologico.
«Un luogo – ha segnalato in un video messaggio – frequentato da giovani ma anche da spacciatori ai quali evidentemente la luce dà fastidio. Naturalmente con la denuncia ho chiesto una maggiore presenza delle Forze dell’ordine in una città che pare abbia imboccato una deriva quanto mai pericolosa».
Questi due episodi non sono che la punta di un iceberg minaccioso che getta ombre paurose su un territorio che a gran fatica cerca di emergere da non lontane disavventure non solo amministrative. Pare ci sia una particolare propensione verso atti che mettano in cattiva luce la città. Una china perversa nella quale pure attività riconducibili ad espressioni della cultura, pare indulgano nel soffermarsi su aspetti deteriori di un tempo peraltro abbondantemente superato, quando c’è tutto un panorama edificante di positività cui attingere e sviluppare, proteso a valorizzare bellezze straordinariamente originali.
Michele Apollonio

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