Al via la fase operativa per la rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali di Manfredonia. L'intervento, che rientra nell’ambito del Piano Po

Al via la fase operativa per la rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali di Manfredonia. L’intervento, che rientra nell’ambito del Piano Porti nazionale, è stato annunciato da Piloda Group, attraverso la sua divisione Building.Le lavorazioni sul pontile procederanno in contemporanea senza la necessità di smantellare integralmente la struttura esistente, garantendo la continuità delle attività portuali.Il progetto si inserisce in una logica di collaborazione strutturata tra Piloda e Nautilus, azienda specializzata nelle costruzioni marittime. L’intervento è un complemento infrastrutturale fondamentale per lo sviluppo del sistema marittimo locale e conseguentemente un incentivo per l’intera filiera della cantieristica navale regionale.
Il progetto guidato dall’ispiratore del ‘Mose’ di Venezia
L’ingegnere Massimo Paganelli, tra i principali protagonisti del progetto Mose, il sistema di difesa idraulica realizzato per proteggere Venezia dall’acqua alta, e della rigenerazione del porto di Augusta, che guida l’opera insieme a Piloda, sintetizza così la mission dell’intervento: “Aver interpretato la priorità nazionale ha significato investire con decisione nella cantieristica del Sud. La spinta dello Stato sulle infrastrutture portuali è infatti profondamente interconnessa con la cantieristica: le infrastrutture sostengono i cantieri e i cantieri, a loro volta, generano valore e sviluppo per le infrastrutture stesse.”Bacino alti fondali manfredonia
Un’infrastruttura chiave per la transizione energetica
Il Bacino ad Alti Fondali di Manfredonia rappresenta uno snodo strategico per la logistica delle energie rinnovabili, in particolare per la movimentazione delle componenti eoliche destinate ai parchi eolici della Puglia. L’intervento di revamping e di rifunzionalizzazione si configura quindi anche come un tassello fondamentale nella transizione energetica, contribuendo al potenziamento della filiera green nazionale.Tre poli operativi e filiera integrata
L’organizzazione del lavoro si articola su tre principali luoghi operativi: il sito di Manfredonia per le attività in mare e la posa in opera, il sito di Piloda Shipyard-Brindisi, per assemblaggio e logistica e i centri produttivi esterni, per la realizzazione dei componenti metallici.
Come è fatta l’opera
L’opera di rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali nasce come progetto offshore, con un pontile in mare lungo 2,5 km. Il piano prevede la sostituzione integrale di componenti in calcestruzzo armato ormai deteriorate e non più convenientemente recuperabili, con nuovi impalcati metallici di ultima generazione.Il lavoro comporta la rimozione di strutture esistenti e la ricostruzione di 2,5 km di pontile seguendo i principi dell’ingegneria marittima: elementi fino a 150 tonnellate vengono movimentati e sostituiti con nuove strutture metalliche da circa 60 tonnellate.L’approccio segue la tendenza più avanzata dell’infrastrutturazione, che privilegia l’acciaio al calcestruzzo armato, riducendo gli interventi manutentivi e aumentando durabilità e performance.
“Il livello di complessità è molto elevato ma siamo riusciti a garantire la continuità operativa del porto, senza interrompere le attività di scarico delle componenti eoliche. Questo risulta un elemento fondamentale affinché sfide di così grandi dimensioni non abbiano praticamente impatto sul lavoro quotidiano del Porto. Ed è uno dei modi di lavorare che rappresenta il nostro gruppo” evidenzia Antonio Di Palo, Project Manager di Piloda.
La sfida di un modello industriale avanzato
La sfida affrontata da Piloda e Nautilus è stata quindi organizzare l’intero processo industriale utilizzando i principali produttori internazionali di acciaio per la realizzazione degli impalcati, lunghi 25 metri, larghi 5 e alti 3 metri, con pesi complessivi significativi.Per contenere i tempi e rispettare il cronoprogramma, gli elementi di primo livello vengono prodotti e assemblati al di fuori di Manfredonia, principalmente nel nord Italia o presso il Piloda Shipyard di Brindisi, dotato di capannoni, carroponti e officine di nuova generazione.Qui gli elementi vengono assemblati e caricati su barge per il trasporto in loco a Manfredonia. Questo approccio minimizza gli impatti locali: produzione e assemblaggio avvengono fuori dal sito, riducendo CO₂, congestione e utilizzo di aree a terra.La sinergia industriale tra Piloda e Nautilus consente così di realizzare l’opera rispettando l’ambiente e le comunità locali, pur mantenendo elevata efficienza operativa. Un modello industriale avanzato, che integra ricerca, sviluppo e ingegnerizzazione per ottimizzare l’intero ciclo produttivo.Per lo smaltimento, il materiale demolito dal pontile, essendo calcestruzzo armato, viene interamente recuperato: inviato a stabilimenti di trattamento per inerti da demolizione e reimmesso come materia prima seconda, in un ciclo chiuso che evita la generazione di rifiuti speciali. La criticità principale del progetto deriva dalla natura lineare del pontile ad Alti Fondali: non ci sono in loco aree di cantiere fruibili per le attività logistiche e preparatorie.Valorizzazione del territorio e occupazione locale
Particolare attenzione è riservata all’impiego di manodopera locale: circa il 90% delle unità lavorative opera sul territorio, con un coinvolgimento progressivo che, tra attività dirette e indotto, potrà arrivare fino a 200 addetti.
L’ultimazione dell’opera è prevista entro la metà del 2027.


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