Foggia, Robustella tace davanti al gip dopo l’agguato ai Bruno: era stato arrestato con la pistola in pugno

Giuseppe Robustella (Il 43enne di Manfredonia), agli arresti domiciliari in ospedale per porto illegale di pistola e sospettato di omicidio e tent

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Giuseppe Robustella (Il 43enne di Manfredonia), agli arresti domiciliari in ospedale per porto illegale di pistola e sospettato di omicidio e tentato omicidio, s’è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari Armando Dello Iacovo e del pm Domenico Riccio nell’interrogatorio svoltosi ieri mattina nel reparto del Policlinico di Foggia dov’è ricoverato dalla mattina del 29 aprile quando è stato arrestato in flagranza perché impugnava una «Beretta» calibro 9×21, con colpo in canna e numeri di matricola limati. Arma che si sospetta Robustella abbia usato per uccidere e tentare di uccidere 3 componenti della famiglia Bruno, rimanendo a sua volta ferito al torace nel conflitto a fuoco avvenuto alle 11.50 a Quadrone delle vigne su via Cerignola, per motivi ancora ignoti. Teatro della sparatoria il piazzale del caseggiato dove la famiglia Bruno vive e gestisce un’officina meccanica.Robustella, 43 anni, incensurato di Manfredonia, ex commerciante di prodotti ittici, è fuori pericolo ma ancora debilitato. Il difensore, avv. Gabriele Esposto, ha preferito non rilasciare dichiarazioni al termine del breve interrogatorio vista la scelta del silenzio del suo assistito. Il gip ha convalidato l’arresto, e disposto il trasferimento in carcere di Robustella quando le condizioni di salute lo consentiranno: al momento resta ai domiciliari in reparto. Mantenere però i domiciliari dopo le dimissioni ospedaliere, «non sarebbe un efficace deterrente all’eventualità tutt’altro che remota che i moventi ancora da chiarire della sparatoria in cui è certamente coinvolto Robustella, ispirino ulteriori e sanguinosi regolamenti di conti», ha rimarcato il giudice Dello Iacovo.Il sospetto investigativo è che sia stato Robustella a uccidere Antonio Stefano Bruno, 33 anni, colpito al petto; e sparare al fratello Saverio Bruno trentenne, in rianimazione per una ferita al torace che potrebbe aver toccato il midollo spinale; e al padre Pasquale Bruno, 60 anni, meccanico, ferito alla spalla e ricoverato con prognosi riservata all’ospedale di San Giovanni Rotondo.Al momento del conflitto a fuoco nel piazzale dell’officina c’erano i 3 Bruno, 2 loro conoscenti, e Robustella. Chi abbia ferito il manfredoniano e chi abbia sparato per primo – aspetto fondamentale per valutare anche una eventuale legittima difesa – non è al momento noto. Da accertare poi il movente, pur se gli investigatori starebbero seguendo una pista privilegiata. Stando all’ipotesi accusatoria Robustella giunto a piedi nella proprietà dei Bruno, subito dopo la sparatoria s’è allontanato prima a piedi, quindi alla guida di una «Lancia Musa» con cui ha percorso poche centinaia di metri prima di fermarsi su via Cerignola perché non era in condizione di proseguire. Una pattuglia della squadra mobile intervenuta dopo la segnalazione di colpi d’arma da fuoco giunta alla sala operativa, ha visto la «Lancia Musa» ferma sul margine della strada; e una donna che gridava: «ha una pistola, ha una pistola». I due poliziotti hanno verificato che effettivamente il conducente, poi identificato in Robustella, impugnava un’arma; l’hanno disarmato e chiamato i soccorsi. Robustella era cosciente. Agli agenti che gli hanno chiesto cosa fosse successo, ha risposto: «aiutatemi». Poi un’ambulanza l’ha trasportato in ospedale.Procura e squadra mobile non hanno scoperto le carte in questa fase, per cui all’avv. Esposto sono stati notificati solo gli atti relativi all’arresto in flagranza di Robustella per detenzione e porto illegale di arma clandestina. Il sospetto è che potrebbero presto aggiungersi nuove e più pesanti accuse: omicidio e duplice tentato omicidio.

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