L’aumento della leva fiscale è l’ipotesi peggiore che verrà illustrata ai ministeri di Sanità e Finanze per ripianare il disavanzo di 369 milioni

L’aumento della leva fiscale è l’ipotesi peggiore che verrà illustrata ai ministeri di Sanità e Finanze per ripianare il disavanzo di 369 milioni di euro del 2025, ma anche per evitare di trovarsi nella stessa situazione a fine 2026.Tre anni: tanto durerà l’aumento dell’Irpef in Puglia per tenere testa al disavanzo sanitario. La Regione si prepara all’appuntamento con i ministeri della Sanità e delle Finanze, prevedendo la peggiore delle ipotesi. Del resto il ragionamento è semplice: prepararsi al peggio, perché tempo per migliorare la situazione e ridurre le addizionali, ce ne sarà.La necessità di azionare la leva fiscale per un tempo prolungato non è dettata solo dall’urgenza di riequilibrare il disavanzo della sanità da 369 milioni di euro nel 2025, piuttosto è per tentare di non arrivare nella stessa condizione d’emergenza tra un anno e tra due.Le proiezioni, infatti, consegnano già un quadro complesso per il prossimo anno e, nonostante andranno a regime tagli e razionalizzazione della spesa imposti dal presidente della Regione Antonio Decaro, anche per il 2027. Questo perché i costi, visto il quadro internazionale in continua evoluzione, continuano ad aumentare. Dunque, è il ragionamento, inutile tergiversare troppo: alzare le tasse una volta per tutte, sanare i conti e farlo per il tempo necessario. uanto aumenterà l’addizionale Irpef e per quali redditi è ciò su cui bisognerà lavorare sino al 31 maggio, giorno in cui scadrà il commissariamento ad acta che scatterà per legge il 6 maggio, quando la Regione dovrà tornare a Roma per il responso sui bilanci da inviare il 30 aprile. Circostanza, quest’ultima, nella quale sarà evidente che le coperture racimolate dal bilancio autonomo della Regione non bastano. E per la verità anziché aumentare sembrano persino diminuire.In queste ore, infatti, si sta lavorando alacremente per raschiare il fondo del barile e dirottare sulla sanità tutto ciò che è possibile tagliare dal bilancio. Ma il lavoro si sta rivelando più difficile del previsto: molte delle risorse sulle quali si pensava di poter contare sono già impegnate e vincolate dal bilancio approvato alla fine della scorsa legislatura, come pure poco o nulla è stato possibile recuperare dalle agenzie regionali giacché la maggior parte dei finanziamenti deriva da fondi
europei o nazionali, non utilizzabili per altri scopi. L’obiettivo di recuperare almeno la metà del disavanzo, all’incirca 180 milioni di euro, sembra persino ottimistica.
Il tema è stato il convitato di pietra del Consiglio regionale del 28 aprile: il centrodestra ha alzato la temperatura del dibattito chiedendo che sia quello il recinto naturale delle decisioni. «Ci saremmo aspettati che il presidente Decaro, sua sponte, annunciasse lo stato della ricognizione dei conti e la trattativa con il ministero della Salute», commenta il gruppo di Fratelli d’Italia.«Invece – continua il capogruppo Paolo Pagliaro – la maggioranza si è addirittura risentita quando abbiamo chiesto la parola sull’argomento, perché il tentativo è quello di nascondere la polvere sotto il tappeto. Eppure nel 2023 – dice – sotto la gestione oculata dell’ex assessore alla Sanità Rocco Palese, esponente di centrodestra, la Puglia è andata molto vicina alla chiusura del Piano di rientro sanitario, con un deficit ridotto a 39 milioni di euro. Ma, proprio quando i conti stavano tornando in ordine, Palese è stato silurato e la spesa sanitaria è andata fuori controllo». Per il Pd, da Roma a Bari, il cuore del problema è un altro: il finanziamento della sanità.L’audizione della Corte dei Conti nelle commissioni riunite di Camera e Senato, per il deputato Marco Lacarra, «ha ribadito un dato cristallino: gli aumenti della spesa sanitaria del governo Meloni sono specchietto per le allodole. Risorse in più ma non sufficienti a coprire il fabbisogno delle Regioni». Per il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale, Ubaldo Pagano, «questa ‘strategia’ si riversa interamente sui bilanci delle Regioni che, oltre a fare i conti con i tagli orizzontali delle ultime finanziarie, dovranno anche sobbarcarsi la responsabilità di alzare le tasse. Un capolavoro».


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