Mai come quest’anno, la Puglia del turismo potrebbe o parare il colpo della totale destabilizzazione indotta dall’attacco di Stati Uniti e Israele

Mai come quest’anno, la Puglia del turismo potrebbe o parare il colpo della totale destabilizzazione indotta dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran (cui si devono aggiungere il proseguimento dell’invasione russa dell’Ucraina e le ferite economiche ancora da rimarginare lasciate dal Covid) oppure sbagliare politiche di prezzo questa estate e ritrovarsi scalzata da concorrenti agguerrite e vicine.Come spiegano gli esperti, i fattori in ballo sono numerosi e di segno opposto. Innanzitutto dobbiamo considerare che la bellissima regione, pur benedetta da un clima splendido tutto l’anno, non riesce ancora a far girare il turismo sui 12 mesi. Con l’eccezione dell’area del Barese che, tradizionalmente, beneficia della congressistica, e nonostante si stiano rafforzando i “mesi spalla” e, lentamente, si stanno affermando politiche che favoriscono la destagionalizzazione, ancora oggi l’estate vale per la Puglia circa l’80% di tutto il business del turismo. Se si sbaglia qualcosa in questo pugno di mesi, quindi, recuperare è quasi impossibile.Opportunità e crisi Il caos geopolitico e la conseguente crisi dei beni energetici, creano problemi e opportunità. Se è vero che aumentano i costi degli operatori e che gli stipendi dei clienti sono falcidiati dall’inflazione, è anche vero che il dramma che stanno vivendo le persone nel quadrante mediorientale (e a loro vanno il pensiero e le preghiere di tutti) può spingere le famiglie a cambiare le proprie decisioni di viaggio, prediligendo mete dalle quali si possa tornare anche in treno o in auto, nel caso di cancellazione dei voli.«Come partì il primo missile sull’Iran dissi: “Questo è l’anno in cui raddoppiamo l’incoming, i flussi di turisti in entrata”» afferma Piero Innocenti, presidente vicario regionale Puglia della Fiavet-Confcommercio, la Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo. «Nel senso che – spiega – chi vuole partire in Europa o in Italia gioco forza deve considerare la possibilità delle località di mare nazionali, come la Puglia, o della Spagna. Infatti, la Turchia è tagliata fuori per paura del conflitto e, infatti, sta facendo una campagna pubblicitaria molto pressante, ed è una signora concorrente. A Cipro, che è un’altra destinazione richiesta turisticamente, tra basi militari e i missili che sono arrivati lì, non è abbordabile. La Grecia, vox populi, viene accomunata nella percezione di rischio alla Turchia. Allora spiccano la Spagna e l’Italia».Marina Lalli, presidente di Federturismo, nota come «per il momento registriamo solo ritardi nelle prenotazioni, ma non ancora cancellazioni significative/preoccupanti. Il problema sarà che i turisti saranno in maggioranza italiani ed europei e, quindi, con capacità di spesa mediamente inferiori rispetto a chi ci raggiunge da più lontano, oltre che con permanenza media più bassa».Si deve infatti considerare che non soltanto potrà esserci una diminuzione dei turisti provenienti dagli Stati del Golfo, ma anche che gli aeroporti di quell’aerea (già più volte bersagliati dalle Forze iraniana) sono anche mete intermedie per viaggi più lunghi. «Se dobbiamo ragionare su maggiori flussi di italiani – dice Innocenti – in Puglia bisognerà star bene attenti a non sbagliare politiche di prezzo. Il caro-lido o un piatto di pasta al sugo che metti a 18 euro solo perché lo chiami Assassina, sono fattori che devono fare i conti con il fatto che un nucleo familiare italiano può andare in difficoltà e può essere costretto a tagliare la vacanza da 7 a 3 giorni, oppure a spostarsi un po’ e, magari, andare in Calabria».«La filiera dell’accoglienza è già molto attenta a non aumentare i prezzi – rassicura Lalli – Tuttavia, se i rincari dovessero persistere in maniera significativa, diventerà inevitabile rivedere qualcosa».

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