«Così si distrugge la sanità territoriale a vantaggio di quella privata», tuona Luigi Nigri, vicepresidente nazionale Fimp-Federazione Italiana Medi

«Così si distrugge la sanità territoriale a vantaggio di quella privata», tuona Luigi Nigri, vicepresidente nazionale Fimp-Federazione Italiana Medici Pediatri e segretario regionale per la Puglia. «Intervenga il presidente della Regione, Antonio Decaro, e fermi questo scempio», chiede Antonio De Maria, segretario regionale della Fimmg-Federazione italiana medici di medicina generale.
La bozza di decreto-legge che ridisegna la medicina generale sui territori ha scatenato le ire dei “camici” di tutta Italia. A spolettare la protesta è stato, mercoledì, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ne ha illustrato i contenuti con sei diapositive portate in Conferenza delle Regioni (prima le aveva condivise con le Regioni di centrodestra).La riforma Fulcro della riforma sono le Case di Comunità (CdC), che – grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – dovrebbero sorgere sul territorio nazionale in un numero almeno pari a 1.288 (in Puglia 86 e in Basilicata 12). Lì dovrebbero convergere i pazienti (deflazionando gli accessi ai pronto soccorso) per trovare una sorta di comunità sanitaria complessa formata dal medico di medicina generale, dal pediatra di libera scelta, ma anche da infermieri e specialisti d’ogni sorta, oltre che servizi anche socio-assitenziali. La bozza di riforma Schillaci, affianca, quindi ai medici convenzionati, dei medici dipendenti. I primi saranno comunque soggetti a una riforma che – stando alle diapositive del ministro – prevede «obblighi minimi strutturali cambiando la modalità di remunerazione da assistito a obiettivo: attività programmata nelle Case della Comunità; partecipazione effettiva alla rete territoriale; utilizzo di sistemi informativi interoperabili; presa in carico dei cronici e fragili; audit, verifiche e monitoraggio; lavoro integrato con infermieri, amministrativi, specialisti e servizi territoriali»
La «dipendenza selettiva», invece, «serve per coprire le funzioni a maggiore intensità organizzativa: CdC hub; CdC spoke (presidi sanitari territoriali di prossimità aperti 12 ore al giorno, 6 giorni su 7; ndr) individuate dalla Regione; continuità assistenziale integrata; coordinamento territoriale; presa in carico strutturata».Secondo l’architettura delineata da Schillaci «nella fase transitoria, le aziende e gli enti del SSN possono assumere a tempo indeterminato i medici già operanti nella medicina generale che possiedano anche una specializzazione. L’accesso avviene: su base volontaria; nei limiti dei contingenti programmati; per le funzioni territoriali strutturate».Serrate critiche Proprio sul fatto che con questa riforma verrebbero discriminati, nell’accesso alla «dipendenza selettiva», i medici di medicina generale che non hanno potuto conseguire una specializzazione perché la legge gliel’ha vietato per anni, oltre che sul rischio che venga meno il rapporto fiduciario medico-paziente si sono appuntate le critiche di Filippo Anelli (presidente della Fnomceo-Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), nell’intervista pubblicata ieri su queste pagine. Oggi Luigi Nigri, vicepresidente nazionale Fimp-Federazione Italiana Medici Pediatri e segretario regionale per la Puglia, va oltre. A suo avviso «questa proposta di riforma crea soltanto confusione, destabilizzerà il sistema, non ci saranno più ruoli chiari e questo comporterà che ci sarà un unico vincitore, la sanità privata. E infatti è una riforma studiata e proposta proprio da due regioni, Lombardia e Lazio». «Molto grave è che non ci siano state interlocuzioni – afferma – E poi, con questa riforma pensano forse di mettere una “pezza” sulle case di comunità che non stanno partendo in tutta Italia? A giugno dovrebbero essere pronte e si è deciso di riempirle con i medici di famiglia? E i pediatri ci sono? Io a Bisceglie non ho una casa di comunità. Cosa accadrà ai nonnetti che ne avranno una a chilometri di distanza? Se vuoi potenziare le case di comunità ti siedi al tavolo. Perché anche i medici hanno responsabilità, ma se li coinvolgi hanno le proposte». Quali? «Per esempio – dice Nigri – noi in Puglia abbiamo un modello straordinario: dalle 8 alle 20 un pediatra lo trovi tutti i giorni dell’anno. E allora troviamo una formula anche per l’adulto, anziché fare una riforma che creerà solo liste d’attesa davanti alle case di comunità». «Poi – conclude – non tocchiamo un altro tasto, sono 2-3 anni che vediamo un costante spostamento di prestazioni alle farmacie e non mi si dica che il farmacista può fare il medico. Case di comunità e farmacie, davvero questo è il tipo di sanità che si vuole?».Super-critico è Antonio De Maria, segretario Fimmg in una regione, la Puglia, che «attraverso l’accordo integrativo regionale, ha intrapreso un percorso lungimirante e innovativo, introducendo standard organizzativi qualificanti, tra cui l’obbligo del personale di studio per i medici operanti sul territorio regionale».«Chiediamo al presidente Antonio Decaro e all’assessore Donato Pentassuglia di sostenere la medicina generale pugliese – dice – e di farsi portavoce del dissenso sulla bozza di decreto, per scongiurare una riforma inutile e dannosa per il sistema sanitario e per i cittadini». Secondo De Maria, «la Puglia dovrebbe farsi sentire, con forza, in Conferenza Stato-Regioni». Alla Gazzetta spiega che «ci sono state interlocuzioni sia con Decaro sia con Pentassuglia. Con quest’ultimo ho parlato io personalmente e mi ha anticipato che anche Decaro non condivide la bozza di decreto e le modalità con cui è stata fatta. Hanno appreso anche loro dalla stampa. Non c’è stato confronto con le organizzazioni sindacali e le Regioni non sono state sentite, questa è un’anomalia grossa».

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