Il Cristo del Gargano emigrante a Milano?

«L’innovazione tecnologica nell’uso dei materiali, in particolare l'impiego del titanio e del GFRP, unita alla visione audace del sistema di levitazio

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«L’innovazione tecnologica nell’uso dei materiali, in particolare l’impiego del titanio e del GFRP, unita alla visione audace del sistema di levitazione magnetica della corona, rendono l’opera un capolavoro di ingegneria contemporanea unico al mondo».
«La scrivente, pur apprezzando lo sforzo organizzativo, ritiene che le caratteristiche del progetto presentato non risultino coerenti con le finalità di tutela perseguite da questo Ufficio. Nello specifico, le soluzioni proposte evidenziano criticità in termini di impatto ambientale e paesaggistico, ritenute non compatibili con il contesto di riferimento».
Sono due valutazioni diverse e opposte inerenti al progetto “Cristo del Gargano” elaborato dall’ingegnere manfredoniano Michelangelo De Meo e presentato ufficialmente nel corso di un convegno svoltosi all’auditorium “Cristanziano Serricchio” al Palazzo dei Celestini.
La prima è del Ceo di una multinazionale milanese che senza mezzi termini, in una lettera inviata a De Meo, «dopo avere analizzato con estremo interesse la Relazione tecnico-finanziaria relativa al progetto» e riconosciuto che «la collocazione originale nel Gargano abbia un fascino intrinseco», rileva come «il potenziale di questo landmark internazionale troverebbe la sua massima espressione e un ritorno sull’investimento accelerato se realizzato a Milano. La città, come hub finanziario e turistico globale, offrirebbe una vetrina incomparabile per un’opera di tale portata tecnologica e simbolica, facilitando l’intercettazione di flussi turistici d’élite e capitali esteri». Conclude il Ceo invitando l’Autore del progetto dell’opera, ad un «incontro quanto prima per discutere l’adattamento del business plan e verificare la fattibilità di un cambio di sede strategica verso il capoluogo lombardo».
La seconda è della soprintendente all’archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Foggia, che sostanzialmente boccia il progetto senza un confronto con l’Autore e con i numerosi favorevoli al progetto convenuti al convegno disertato dalla soprintendente (probabilmente interessata al trasferimento a Bari avvenuto qualche giorno dopo).
Basta questo semplice ed esplicito confronto di posizioni culturali per confermare quello che è già noto: una completa e assoluta differenza, tenuto contro della diversità dell’ordine di grandezza fra i due esempi, non solo in termini, ma nella sostanza operativa. Un’alta, ulteriore riprova di come vanno le cose da queste parti. Invariabilmente, ad ogni proposta che riguardi l’emancipazione del territorio, il suo sviluppo, l’innovazione soprattutto se oltre una certa routine, scatta il “niet” fermo e indiscutibile. Di esempi ce ne sono a catena e riguardano gli ambiti più generalizzati.
Il progetto del Cristo di De Meo, non va ad intaccare nessun aspetto di ordine morale, economico, ambientale, paesaggistico. Anzi, li esalta e li valorizza tutti. Si configura come una installazione dalla marcata “innovazione tecnologica”, posizionata su una altura del Gargano che si affaccia sul golfo Adriatico non soggetta a vincoli, abbandonata a sé stessa, che verrebbe valorizzata da quella struttura di 22 metri tra cielo, terra e mare, che irraggia la sua presenza a perdita d’occhio.
Un progetto sviscerato in tutti i suoi aspetti tecnici-operativi-economici, dall’ingegnere Stefano Torriaco, Presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Foggia, dagli architetti Tiziano Bibbò e Francesco Trigiani, rispettivamente presidente e vice presidente dell’Ordine degli architetti pianificatori paesaggisti conservatori della provincia di Foggia, mentre le valenze attrattive turistiche internazionali, sono state esposte dall’architetto Angelo Ceddia, direttore tecnico dell’Associazione Italia Nostra del Gargano.
Una analisi chiara, corredata da dati inequivocabili che hanno definito l’impresa in tutti gli aspetti indicativi per connotare l’impegno tecnico-finanziario-ambientale. Una presenza che arricchirebbe la “Montagna sacra” per antonomasia, del suo simbolo più alto capace anche di “intercettare flussi turistici d’élite e capitali esteri”. Come, del resto, fanno testo le statue gigantesche di Gesù sparse per tutte le regioni del mondo. Una di 21 metri domina la marina di Maratea nella vicina Lucania. Perché là “si” e qui “no”? Quest’altro “no” è pertanto incomprensibile mentre ci sono sparsi sul territorio, esempi che reclamano l’attenzione e l’intervento delle autorità comptenti, Soprintendenza innanzitutto, per scempi come la distruzione continua delle antiche mura fortificate della città con i relativi torrioni, certi interventi edili del tutto discutibili, e la stessa installazione metallica “Tresoldi” a Siponto che ha sepolto sotto una coltre di cemento il più espressivo cimelio della Siponto paleocristiana. Sarebbe ora di sostenere politiche del territorio più attente, rigeneranti, consone alla sua natura di bellezza.
Michele Apollonio

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