La città del golfo adriatico ha celebrato la Giornata che ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Anche se Manfredonia sia stata solo

La città del golfo adriatico ha celebrato la Giornata che ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Anche se Manfredonia sia stata solo sfiorata da episodi come quelli vissuti sui grandi teatri di guerra, avverte forte e significativa la memoria civile di un evento che ha assicurato all’Italia liberà e democrazia. Si possono, in ogni caso, ricordare storie individuali di antifascisti locali, in particolare in occasione della sia pur breve occupazione tedesca della città che superò pressoché indenne per l’eroico intervento dell’arcivescovo Andrea Cesarano poco o niente affatto riconosciuto.
Come ormai ad ogni anniversario, la città si è mobilitata per celebrare «non solamente un ricordo da commemorare con la banda, il tricolore che sventola e una cerimonia partecipata» ha ammonito il sindaco Domenico La Marca, aprendo il discorso dal monumento ai Caduti di tutte le guerre, presente nel Parco della rimembranza dinanzi al Castello svevo-angioino-aragonese, presso il quale era convenuto il corteo, partito dal Municipio, e aperto dal concerto bandistico “Città di Manfredonia”, dalle rappresentanze civili e militari, le associazioni combattentistiche, e tanti cittadini.
«Se oggi possiamo dirci uno Stato libero è perché qualcuno iniziò a ribellarsi e liberarsi, ad immaginare che le cose potevano cambiare» ha rimarcato pronunciando un discorso andato al di là della circostanza. «Purtroppo, oggi – ha realizzato – in questo mondo di ingiustizie, di guerre, siamo chiamati ad essere nuovamente partigiani. Ma non basta l’indignazione: siamo chiamati a trasformare l’indignazione in corresponsabilità, in un impegno continuo e costante per il bene comune» e calando il sentimento occasionale nel contesto cittadino, ha esortato ad «essere più generosi verso la nostra città: e chiederci cosa faccio io di concreto per la mia città, per far star meglio chi mi sta vicino e la gente della mia città? Ogni giorno – ha esemplificato – a casa, a scuola, negli uffici, in un condominio, per strada, in piazza, Tu puoi fare la tua parte, TU PUOI FARE QUALCOSA e quel poco, che a te può sembrare insignificante, se messo insieme, ha un unico orizzonte: evitare che il mondo diventi invivibile e fare in modo che diventi un po’ più giusto».
Un “dialogo” con il territorio di alto profilo del primo cittadino ben consapevole della capacità reattiva della città e dei suoi abitanti, passati in rassegna quasi a dialogare con ciascuno di loro. E dunque: «E’ 25 aprile quando indossi un vestito da supereroe (ricordiamo il giovane Umberto Leone scomparso solo qualche mese fa) o un naso da clown e vai nelle piazze o in un reparto pediatrico oncologico per regalare sorrisi e quel gesto è una carezza al cuore.
E’ 25 aprile quando si apre una biblioteca di quartiere e leggi libri, racconti e apri porte magiche che affacciano sul mondo.
E’ 25 aprile quando, in un area periferica di città, un parco giochi ritorna ad rianimarsi di vita e grida gioiose di bambini, sotto l’occhio vigile di una mamma o dei nonni.
E’ 25 aprile quando ti prendi cura di un aiuola, di un pezzo di strada e, se qualcuno ti dice, ma tocca al Comune, lascia stare! tu rispondi “ il Comune sono anch’io’.
E’ 25 aprile quando vai a trovare gli anziani in una casa di riposo, quando usi parole gentili, che fanno bene, quando porti un pezzo di torta al vicino di casa che vive solo.
E’ 25 aprile nelle spiagge pulite dai volontari, nelle fiamme finalmente spente e nelle aree salvate dall’incuria dell’uomo … nella bellezza ed energia di giovani che fanno teatro o fanno musica o che semplicemente stanno bene insieme e magari danno qualche ora della propria settimana per la nostra comunità.
E’ 25 aprile quando mi abbracci più forte ed io non ho paura di te, della diversità e mi sento speciale con te.
E’ 25 aprile ogni volta che un giovane firma un contratto di lavoro e magari decide di mettere su famiglia; è 25 aprile ogni volta che ai tuoi dipendenti paghi uno stipendio giusto e regolare per un lavoro svolto.
E’ 25 aprile quando hai la forza di denunciare chi ti ha imposto un’assunzione o ti chiede il pizzo o un favore illecito.
E’ 25 aprile ogni volta che preferiamo la responsabilità all’indifferenza, ogni volta che non lasciamo perdere, ogni volta che non giriamo la testa di fronte ad un reato e abbiamo il coraggio di denunciare, che non prestiamo il fianco al compromesso, che non scegliere le scorciatoie per favorire il privilegio di alcuni a danno dell’interesse di molti.
E’ 25 aprile ogni volta che siamo capaci di opporci all’ ingiustizia, alla Mafia e alla criminalità presenti e viva in città, anche se non si fa sentire.
E’ 25 aprile ogni volta scegliamo la speranza piuttosto che la rassegnazione e quella speranza, come ci ricorda qualcuno, ha il volto degli esclusi.
Viva il 25 Aprile, Viva l’Italia, Viva l’Italia Liberata, Viva Manfredonia Libera».
Michele Apollonio


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