“Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesimo femminicidio, l’ennesima donna uccisa da chi avrebbe dovuto amarla, rispettarla e proteggerla

“Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesimo femminicidio, l’ennesima donna uccisa da chi avrebbe dovuto amarla, rispettarla e proteggerla. La tragica morte di Stefania Rago scuote profondamente l’intera comunità di Foggia e provincia e impone una riflessione seria, concreta e non più rimandabile”. Lo riporta una nota dei 4 Centri Antiviolenza di Foggia e provincia CAV Telefono Donna – Filo di Arianna – Morlino – Rinascita Donna.
“Stefania era una donna sensibile e consapevole, vicina alla battaglia contro la violenza sulle donne. Sul suo profilo social pubblicava spesso immagini di scarpette rosse, simbolo universale della lotta ai femminicidi, accompagnandole con riflessioni e messaggi di denuncia contro la violenza di genere. Un impegno autentico e silenzioso che rende ancora più doloroso pensare che proprio quella stessa violenza abbia spezzato la sua vita.Il femminicidio non è mai un fatto improvviso né il frutto di un raptus. È quasi sempre l’esito finale di situazioni già presenti, fatte di controllo, sopraffazione, violenze ripetute e segnali evidenti che troppo spesso restano ignorati. In troppi casi qualcuno sapeva, in troppi casi si è scelto di minimizzare o di voltarsi dall’altra parte. E il silenzio, ancora una volta, diventa complice.Le donne che arrivano ai Centri Antiviolenza rappresentano solo una parte di una realtà molto più ampia e sommersa. Per questo è fondamentale rafforzare la rete di prevenzione, ascolto e protezione, affinché nessuna donna resti sola e nessun segnale venga trascurato.In questo momento di immenso dolore, i quattro Centri Antiviolenza di Foggia e provincia esprimono la più profonda solidarietà, vicinanza e piena disponibilità ai due figli di Stefania, colpiti da una perdita devastante e privata nel modo più crudele della loro madre. A loro va il nostro abbraccio, il nostro sostegno umano e la nostra presenza concreta, affinché non si sentano soli in questo tempo così difficile”.Poi il messaggio alla comunità tutta: “Chiediamo di non considerare questo delitto come un fatto isolato, ma come il segnale urgente di una responsabilità che riguarda tutti: istituzioni, famiglie, scuole, luoghi di lavoro e cittadini. Serve un cambiamento culturale profondo. Serve imparare a riconoscere i segnali della violenza, a non giustificarla, a non normalizzarla, a non aspettare che sia troppo tardi. Ogni omissione pesa, ogni silenzio può diventare complicità. La violenza si può fermare, ma solo se la si riconosce in tempo e solo se nessuno sceglie di girarsi dall’altra parte”.


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