“Dopo l’individuazione ministeriale della sede della Cun a Roma, decisione che potrebbe presentare profili di illegittimità rispetto alla norma is

“Dopo l’individuazione ministeriale della sede della Cun a Roma, decisione che potrebbe presentare profili di illegittimità rispetto alla norma istitutiva della stessa Commissione unica nazionale e tema su cui mi sono battuta strenuamente affinché la Cun prendesse casa, invece, a Foggia, si è ora costretti a registrare con rammarico e preoccupazione le doglianze di un’associazione di categoria del comparto cerealicolo pugliese che denuncia ancora una volta una mancata soddisfazione economica per i produttori di grano a causa di prezzi di vendita fissati a ribasso rispetto ai crescenti costi medi di produzione. Sono dunque al lavoro per chiedere al Governo di agire velocemente affinché si diano risposte a un settore già vessato dall’emergenza climatica e dalla crisi internazionale: un settore che non può più attendere e che ha bisogno di visione e prospettive economiche certe per programmare compiutamente la propria stagione agricola”.È l’intervento della senatrice del Movimento 5 Stelle, Gisella Naturale, rispetto alla denuncia lanciata nelle scorse ore da Cia Puglia sul divario tra i prezzi riconosciuti ai produttori e i costi di produzione certificati da Ismea.Secondo quanto evidenziato dall’organizzazione agricola, la Cun continua a fissare quotazioni inferiori ai costi medi stimati per il 2025, pari a 318 euro a tonnellata nel centro-sud Italia.Nel listino del 20 aprile, infatti, si ritrova il grano ‘fino proteico’ tra 310 e 315 euro, il ‘fino’ tra 287 e 292 euro, e il “convenzionale” oscillante tra 280 e 285 euro.Una situazione che mette a dura prova in primis la Capitanata, granaio d’Italia dove si annovera la produzione di oltre il 20% del grano duro italiano e il 70% di quello pugliese.“È mia intenzione – prosegue la senatrice Naturale – lavorare inoltre alla convocazione di un tavolo, auspicabilmente presso la Camera di Commercio di Foggia, intorno al quale raccogliere tutti gli attori territoriali che rappresentano il comparto cerealicolo pugliese al fine di delineare con chiarezza le eventuali falle di sistema che causano un simile squilibrio dei prezzi riconosciuti ai produttori, per poi chiedere con forza al Governo necessari correttivi in tal senso”.


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