Lo sciopero dei Tir legato al caro carburanti sta producendo effetti sulla filiera agroalimentare in Puglia, con il rischio di ripercussioni sulla

Lo sciopero dei Tir legato al caro carburanti sta producendo effetti sulla filiera agroalimentare in Puglia, con il rischio di ripercussioni sulla disponibilità dei prodotti e sulla spesa dei cittadini. “Con l’88% del cibo che viaggia su gomma, il blocco delle consegne mette a rischio gli scaffali”. È quanto evidenzia Coldiretti Puglia, segnalando criticità lungo tutta la catena distributiva.Lo stop dell’autotrasporto ha determinato il blocco dei mezzi e delle consegne, con prodotti deperibili come ortofrutta, funghi e fiori che restano fermi e, nei casi più critici, rischiano di deteriorarsi prima di arrivare nei punti vendita. Secondo dati Istat, cibo e bevande rappresentano il principale gruppo merceologico del trasporto su strada in Italia, pari al 14% delle tonnellate trasportate e al 18% del totale in tonnellate-chilometro.Alla base della situazione c’è l’aumento dei costi energetici, con il prezzo del gasolio, anche agricolo, in forte crescita. “Gli autotrasportatori sono schiacciati da costi più che raddoppiati”. In questo contesto, l’incremento dei prezzi dei carburanti rischia di generare effetti a catena sull’intero comparto agroalimentare.In Puglia, il settore dei trasporti utilizza per il 93,9% combustibili liquidi, secondo dati MISE, Terna ed Enea. Senza interventi per contenere il costo del carburante, si prospetta il rischio di un blocco più ampio delle consegne.Le conseguenze si riflettono anche sulle aziende agricole. “Consumi energetici e concimi rappresentano il 25% dei costi intermedi”. Il gasolio agricolo ha registrato aumenti medi dell’80% dallo scoppio della guerra in Iran, mentre i fertilizzanti hanno subito rialzi significativi, con l’urea arrivata a 815 euro a tonnellata e il nitrato ammonico a 500 euro.Secondo stime di Divulga, i costi nel settore dell’olio d’oliva sono aumentati di 205 euro per ettaro, mentre per i cereali si registrano incrementi tra 65 e 80 euro, con punte fino a 200 euro per il mais. Anche il comparto zootecnico risente degli aumenti, con un costo aggiuntivo di circa 40 euro per tonnellata di latte e circa 25 euro per capo nel settore suinicolo.“Senza interventi urgenti si rischiano effetti sui prezzi al consumo”. La situazione richiama scenari già registrati dopo l’inizio della guerra in Ucraina. In questo quadro, viene segnalata anche l’importanza delle risorse della PAC, pari a circa 10 miliardi di euro recuperati per l’Italia.La richiesta resta quella di misure immediate di sostegno per il comparto, chiamato a garantire la produzione alimentare in un contesto segnato da costi crescenti e difficoltà operative.



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