LA NUOVA SUPERSTRADA TRA LE PERLE DEL GARGANO: IL PROGETTO CONTESTATO (DA 1 MILIARDO E MEZZO). IL TRAFFICO, SCARSO, NON GIUSTIFICA L’OPERA. GLI OPPOSITORI: «IL TRATTO VIESTE-MATTINATA ENTRA NEL PARCO NAZIONALE»

Il Gargano è il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d’altezza e un fu

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Il Gargano è il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d’altezza e un fusto d’una bracciata di cinque metri e l’età di Matusalemme; con abeti, aceri; tassi; con un rigoglio, un colore, l’idea che le stagioni si siano incantate sull’ora di sera; con caprioli, lepri che vi scappano di fra i piedi; con ogni gorgheggio, gemito, pigo­lio di uccelli…»Sono passati novantadue anni da quando Giuseppe Ungaretti nel ’34 restò incantato da­vanti al più grande e suggestivo promontorio italiano. Eppure, nonostante lo sgangherato assalto cementizio al litorale di Torre Mileto, le astiose rivendicazioni clientelali contro le re­gole del Parco proposto la prima volta da Anto­nio Cedema nel 1967 ma nato solo nel ’95, gli incendi che per anni hanno devastato l’entroterra, le strade abusive aperte nottetempo, le campagne elettorali che titillano le illegalità, la riserva naturale regge. Alleluia.A maggior ragione, però, sale l’inquietudine di chi teme passi la linea degli «sviluppisti».Che vorrebbero solcare il territorio con tre tronconi «superstradali» per allungare la stra­da a scorrimento veloce che da Poggio Impe­riale porta a Vico del Gargano e potere da lì raggiungere Peschici e Vieste e infine Mattina­ta fino a chiudere l’anello. Sono anni che ci provano, come ha scritto Luca Pernice sul no­stro Corriere del Mezzogiorno, certi politici. Anche sindaci nei dintorni del Pd teoricamen­te più sensibile ai temi ambientali ma convin­ti, come a Vieste Giuseppe Nobiletti, che sì, certo, le regole sono regole ma «il vincolo del Parco a mio avviso può essere rimosso». Tesi condivisa da quello di Peschici Luigi D’Arienzo secondo il quale gli ambientalisti «evidentemente vivono nelle città dove hanno tutto sot­to casa» e sul Gargano «vengono solo in vacan­za» senza rendersi conto che «non possiamo restare del Medioevo».Oddio, che il territorio sia rimasto un’oasi bucolica immersa negli agresti secoli passati è dura da sostenere. Dicono tutto un tour ag­ghiacciante con Google Earth sugli scempi ce­mentizi sulla costa di Torre Mileto-Lesina o i dossier di Mare Monstrum nei quali Legambiente denuncia da anni come in Puglia, pro­montorio garganico incluso, «si concentri il 15% dell’abusivismo edilizio sul demanio ma­rittimo di tutto il Paese ma il rapporto tra ordi­nanze di demolizione ed esecuzione delle stesse è del 5,2596». Per non dire delle ripetute inchieste della magistratura sulle contamina­zioni nel ciclo del cemento della criminalità organizzata pugliese che ha via via infettato il territorio.Fatto sta che, a dispetto della rigidità dei vincoli dell’Ente parco del Gargano, lo stesso ministero dell’Ambiente nel governo Meloni guidato da Gilberto Pichetto Fratin, ha bene­detto i progetti con una Valutazione d’impatto Ambientale assai possibilista e firmata, tra gli applausi dei sostenitori dei cantieri («la galop­pata 2021-2024 non ha precedenti per una struttura accusata in passato di essere il forti­no della resistenza alle grandi opere infra­strutturali» con “l’82% dei pareri emessi posi­tivi” dalla Presidente della Commissione Ger­mana Panzironi. Un magistrato amministrati­vo di lungo corso e con molteplici incarichi, già presidente del Tar dell’Abruzzo e promossa poche settimane fa al Tar del Lazio.Tutto in ordine? Mica tanto, per i difensori del parco. I quali ricordano che «il tratto Vieste-Mattinata attraversa la Zona 1 del Parco Na­zionale del Gargano, area di massima tutela, dove il Decreto Istitutivo (D.P.R. 5 giugno 1995, art. 4) vieta esplicitamente la realizzazione di nuovi tracciati stradali» e che «una viabilità a scorrimento veloce non farà altro che incenti­vare un turismo “mordi e fuggi”, riversando una quantità enorme di auto private direttamente sulle cittadine costiere come Vieste».Riccardo Ceruti, figlio di quel Gianluigi che fu protagonista della legge sui parchi del 1991 e aprì la strada a quello del Gargano, va oltre. E con un esposto alla Corte dei Conti a nome del Wwf e della Lipu, contesta l’ok alla «Via» pun­to per punto. A partire dalla scelta furbetta di spezzettare il progetto in tre tronconi (appro­vandone due e accantonando per ora il più im­pattante, da Vieste a Mattinata) per dar meno nell’occhio. Ma come: non era «un progetto unitario»? E non dicono le norme europee che «non si può eludere la V.I.A. frazionando le fa­si progettuali perché le finalità di prevenzione non possono essere eluse omettendo di pren­dere in considerazione l’effetto cumulativo»? Cosa sono queste furbizie? Quali sarebbero i costi finali? E qui, oltre alla denuncia delle devastazioni previste all’ambiente con lo «sradicamento di un enorme numero di specie di | flora», arriva la domanda centrale ai magistra­ti contabili che già hanno contestato l’impen­nata nei preventivi del ponte di Messina: l’infrastruttura garganica, stando ai calcoli di Ce­ruti, «avrebbe un costo complessivo spavento­so e abnorme di 1.505.000 euro». Un miliardo e mezzo. Una tombola, Più i rincari successivi sui quali, dati i precedenti, c’è da scommette­re. Il tutto con un viavai di veicoli che oggi, di­cono le tabelle Anas, è inferiore alla metà ri­spetto alla soglia minima del «traffico soste­nuto». A farla corta: vale la pena? Mah… Molto meglio lasciar perdere le superstrade e punta­re su migliorie più rispettose dei tesori pae­saggistici e naturali. Tanto più se la superstra­da finisse per incrementare il turismo mordi e fuggi. Quello che aiuta di meno gli abitanti e pesa di più sul costo dei servizi. Troppo como­do vantarsi negli spot delle parole di Ungaretti e del Parco e poi invocare i viadotti… A propo­sito: e Italia Nostra, per decenni custode delle buone battaglie sui parchi? Non pervenuta.

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